GLI OSTAGGI ITALIANI UCCISI

Al via l’autopsia sui corpi di Failla e Plano

Ministro libico: «Uccisi da banditi tunisini»

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Una fonte ufficiale della Procura generale di Tripoli ha riferito che, alla presenza di un «medico legale italiano», è in corso un’ «autopsia» sui corpi di Salvatore Failla e Fausto Piano. Il direttore dell’Ufficio inchieste presso la Procura generale di Tripoli, Sidikj Al-Sour, ha invece confermato che le salme dei due italiani uccisi in Libia «sicuramente saranno rimpatriate oggi». Le dichiarazioni arrivano dopo una serie di notizie contrastanti sul rientro in Italia delle salme Salvatore Failla e Fausto Plano. Stamane intanto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni ha ricostruito al Senato le tappe del sequestro degli ostaggi. «Sulla base delle evidenze emerse – ha detto – i quattro italiani sono stati nelle mani dello stesso gruppo durante tutta la durata del sequestro, cambiando» prima del 2 marzo «solo una volta il luogo di prigionia». «Per proprie finalità, il gruppo di sequestratori ha lasciato intendere che gli ostaggi fossero stati separati o passati di mano ad altri gruppi, fatto che in questi ultimi giorni si è rivelato non essere vero», ha quindi precisato il titolare della Farnesina. Durante i mesi del sequestro, ha tuttavia spiegato, «nell’ambito dell’attività di intelligence, sono state acquisite informazioni da fonti e da approfondimenti tecnici, senza però mai riuscire a localizzare con sicurezza e precisione i possibili luoghi di detenzione». Sugli ultimi giorni del sequestro dei quattro tecnici finito con la morte di Fausto Piano e Salvatore Failla, il ministro ha riferito che «nel pomeriggio del 2 marzo, nell’ambito di quotidiane azioni di controllo del territorio condotte dalle forze locali facenti capo alla municipalità di Sabrata, un convoglio composto da 2-3 pick up di tipo Toyota e Tundra, a sud di Surman, è stato ingaggiato in conflitto a fuoco che ha provocato 9 vittime, tra cui purtroppo i nostri due connazionali». Piano e Failla «erano stati prelevati dal nascondiglio in cui erano tenuti insieme agli altri due connazionali probabilmente allo scopo di spostarli in due momenti differenti», ha aggiunto Gentiloni, confermando le ricostruzioni già emerse nei giorni scorsi. «Nelle prime ore del mattino del 4 marzo - ha proseguito - Gino Pollicandro e Filippo Calcagno, lasciati incustoditi nel luogo di prigionia, sono riusciti a fuggire e a raggiungere la municipalità di Sabrata, mettendosi in contatto con le famiglie e con le autorità tripoline e italiane». Ma intanto da Tripoli il il ministro degli Esteri del governo di Tripoli, Ali Abuzaakouk in un’intervista al Messaggero ha detto che «i due italiani deceduti, e vedrete che l’autopsia confermerà la nostra versione, sono stati uccisi con un colpo alla nuca. Quindi è stata un’esecuzione a sangue freddo compiuta da criminali tunisini che non hanno nulla a che fare con l’Islam. Queste sono le informazioni che abbiamo, ora cercheremo di capire perché lo hanno fatto. Nel frattempo facciamo le nostre condoglianze più sentite alle famiglie e speriamo che non si verifichi mai più una cosa del genere». Monta invece la rabbia nella famiglia di Salvatore Failla, il tecnico di Carlentini ucciso in Libia: «Ho parlato con il Pm Sergio Colaiocco – ha detto l’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, legale delle vedova di Salvatore Failla – e anche lui condivide la tesi che siamo davanti a una situazione kafkiana: non c’è ancora certezza sui tempi del rientro delle salme in Italia. Il capo dell’unità di crisi - aggiunge il penalista - è a Tripoli: i nostri stanno trattando in modo veemente, ma non abbiamo conferma sul rientro delle salme. L’unica certezza è che non è stata fatta ancora l’autopsia, e le dichiarazioni del ministro degli Esteri del governo della Libia, che ha parlato di esecuzione con un colpo di pistola in testa, rendono ancora più importante che l’esame medico legale sia eseguito in Italia». L’avvocato Grimaldi ha anche parlato delle condizioni della vedova di Failla: «È distrutta, devastata da questa situazione. Da due giorni non mangia e non dorme - aggiunge - è pronta per recarsi a Ciampino per accogliere il rientro della salma del suo Salvatore, ma le notizie che arrivano dalla Libia la devastano sempre di più».

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