L’INIZIATIVA

A Catania prende il via la mostra

per riconoscere le donne che hanno fatto la storia

di Pinella Leocata
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CATANIA - Si è aperta a Catania, nell’ex monastero dei Benedettini, la mostra/ progetto «Anche la cancellazione è violenza» ideata dal gruppo femminista Le Voltapagina in occasione del 25 novembre, «Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne». Nella Galleria del Museo della Fabbrica, da lunedì a sabato, dalle 10 alle 13, fino al 28 novembre, saranno esposti tanti volti di donna, i loro nomi e le loro storie. Sono scienziate, artiste, letterate, filosofe e politiche, italiane e straniere, donne che hanno dato un forte contributo alla nostra cultura e alla nostra società, ma delle quali non c’è memoria nei libri di testo, nei manuali, nella conoscenza condivisa. Cancellate dalla cultura maschile e maschilista. Una cancellazione che è un atto di violenza.  

 

«Pensiamo - spiegano le promotrici della mostra/progetto che sarà portata anche nelle scuole superiori - che alla base della violenza fisica e psicologica contro le donne, e contro tutti i corpi femminilizzati, ci sia un modello culturale arcaico, fondato sulla sopraffazione di un genere sull’altro, che giustifica un’idea di amore come possesso, controllo e arbitrio». Di qui la scelta di dislocare lo sguardo dalla violenza fisica a quella culturale nella consapevolezza che anche la violenza fisica ha una valenza culturale, che nasce da un modello simbolico di dominio del più forte sul più debole.  

 

«Questo - spiega la storica e femminista Emma Baeri - non significa ignorare la violenza sessuale, ma cercare di interpretare quello meccanismo millenario nel suo punto di evidenza che è l’asimmetria tra i sessi che si fonda sulla forza fisica e che ha origine nella volontà di controllo del potere generativo delle donne, nel dominio sul ventre femminile». Di qui l’idea di intervenire su questa «incivile eredità culturale costruendo un libro, ideale e necessario, che, pagina dopo pagina, racconta in breve la vita di alcune delle moltissime donne che hanno inventato, scoperto, progettato, scritto, ma il cui contributo, per diverse ragioni, è stato dimenticato.  

 

Il nostro desiderio è che le vite e le opere di queste donne siano studiate a scuola, che i loro nomi siano inseriti nei manuali per trasmettere forza e valore alle ragazze, aumentandone la capacità di sottrarsi alla violenza, e per dare una misura civile all’ego dei ragazzi». Non si tratta, spiegano, di un’aggiunta, ma di modificare il punto di vista di una disciplina. Ne è luminoso esempio Olympe de Gouges che, nel 1791, con la sua «Dichiarazione dei diritti delle donne e delle cittadine», reinterpretava e rimodellava i diritti universali, declinati come universali maschili, curvandoli alla presenza delle donne. Fu lei la prima a coniugare il diritto alla libertà - nella dichiarazione del 1789 intesa come libertà borghese e liberista di fare quello che si vuole pur di non nuocere agli altri - con il diritto alla giustizia. Una grande donna misconosciuta, come migliaia di altre, il cui contributo alla storia dell’umanità va riscoperto e riconosciuto per «costruire una società in cui ciascuna persona, di qualsiasi genere e orientamento sessuale, abbia pari valore e dignità, e trovi cittadinanza compiuta in tutte le fasi della vita».

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