L'INCHIESTA DELLA PROCURA DI SIRACUSA

Augusta, ecco il castello (Svevo) accusatorio

I pm: «Il maniero sta scivolando a mare»

di Mario Barresi
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SIRACUSA. Il castello, oggi in malora, fu - dal 1880 al 1978 - un carcere. Suggestione fortissima. In tempi di antipolitica. «Abbiamo appena iniziato». Che, detto così, dalla bocca del procuratore di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, sembra quasi una minaccia. Invece è una spiegazione, in punta di diritto, dell’inchiesta in cui sono coinvolti due presidenti della Regione - l’attuale, Rosario Crocetta, e il predecessore Raffaele Lombardo - e quattro dirigenti generali dei Beni culturali (Gesualdo Campo, Sergio Gelardi, Rino Giglione e Gaetano Pennino) in carica dal 2009 a oggi.

«C’è la priorità assoluta di tutelare un bene di inestimabile valore, ma soprattutto di salvaguardare l’incolumità di centinaia di cittadini e turisti - dice Giordano - al di là dell’accertamento delle precise responsabilità del quale ci stiamo già occupando con grande attenzione». L’ipotesi di reato è omissione di atti d’ufficio, danneggiamento del patrimonio archeologico, storico e artistico nazionale e omissione di lavori in edifici che minacciano rovina. Ed è scattato il sequestro preventivo del Castello Svevo di Augusta, una fortezza medievale risalente al 1200, voluta dall’imperatore Federico II, da parte dei carabinieri Nucleo tutela del patrimonio culturale.

CROCETTA SI DIFENDE: E' UNA BUFALA TOTALE

Uno dei gioielli più preziosi della Sicilia, che «sta inesorabilmente scivolando verso il mare» come scrive il pm Marco Di Mauro nella richiesta accolta dal gip di Siracusa, Michele Consiglio, che ha assegnato alla sovrintendente di Siracusa, Rosalba Panvini, la custodia giudiziaria del bene. L’inchiesta prende il via da una denuncia della sezione megarese di Italia Nostra, guidata dalla battagliera presidentessa Jessica Di Venuta. Il castello «versa nel degrado e nell’abbandono più assoluto», scrivono ai carabinieri in un dettagliato esposto. Denunciando «cedimenti e smottamenti dei terrapieni e delle mura di contenimento»; che «le mura perimetrali del Castello hanno già dato segni di crollo»; e «i secolari bastioni di epoca spagnola, necessitano di interventi improcrastinabili poiché ci sono concreti pericoli di distacco e caduta di intere porzioni delle antiche opere murarie di difesa». E tutto questo perché, scrive Italia Nostra, «gli attori pubblici e/o privati della tutela e salvaguardia del bene non hanno provveduto nel tempo ad effettuare le dovute manutenzioni ordinarie e straordinarie, come previsto dal codice dei beni culturali e del paesaggio». Ma anche la Sovrintendenza di Siracusa ha un ruolo nel «riscontro» della denuncia garantito dall’accusa. 

Piena collaborazione con i carabinieri, che arricchiscono l’informativa con alcuni pareri dell’ente. Che, curiosamente, inguaia proprio i vertici dai quali dipende. In particolare è Aldo Spataro, responsabile dell’Unità operativa Beni architettonici a rivelare quello che il pm Di Mauro definisce «l’episodio più rilevante»: il «crollo del muro rivellino del castello», avvenuto il 3 marzo del 2013. Ed è lo stesso Spataro a esprimere un giudizio tranchant sull’emergenza: «Le condizioni di dissesto del bene sono apprezzabili anche a occhio nudo e non si può escludere che circostanze particolari possano determinare fenomeni di crollo». Ce n’è abbastanza per far scattare una sorta di “supplenza” della magistratura, che - in assenza di risposte delle istituzioni ai disperati allarmi dei cittadini e addetti ai lavori - entra in campo con un clamoroso sequestro. «Noi facciamo il nostro dovere: era un atto dovuto oltre che urgente», argomenta il procuratore Giordano.

La richiesta di sequestro ha come effetto giuridico collaterale (ma fino a un certo punto) l’iscrizione di Lombardo, Crocetta e dei dirigenti generali per una «inerzia» che secondo i pm «è durata nel tempo». E il gip ha accolto la tesi, ritenendo che «la libera disponibilità di detto bene da parte degli indagati», con riferimento soprattutto a chi è in carica, «rischia di aggravare e protrarre le conseguenze del reato», perché «perdurando l’inerzia dei necessari interventi di consolidamento, il complesso monumentale potrebbe subire ulteriori cedimenti e crolli». Il tutto, secondo il giudice, con un doppio rischio: la «lesione del bene», ma anche un «elevato rischio per la pubblica incolumità».

Come dire: meglio che il Castello Svevo glielo togliamo dalle mani, per evitare guai peggiori. Ma è nella richiesta del pm che si leggono i passaggi più pesanti dell’accusa. In primo luogo «gravi danneggiamenti strutturali» sono «dovuti esclusivamente alla mancata manutenzione e all’abbandono del bene da parte della Regione», i quali hanno «provocato la deturpazione del monumento». Inoltre, le «lesioni esterne» e i «distacchi» del castello sono «dovuti esclusivamente all’abbandono e alla omissione dei lavori necessari» e «costituiscono la causa immediata ed efficiente del deterioramento». La beffa delle beffe è che i soldi per evitare che il Castello Svevo cadesse a pezzi c’erano. Il progetto “Restauro e completamento del Castello Svevo di Augusta”, con richiesta di 10 milioni, fu in corsa per beneficiare delle risorse del Fers. Ma la commissione del dipartimento dei Beni culturali lo inserì fra i quelli «ammessi ma non finanziabili» per alcune «carenze tecnico-amministrative rispetto ad altri pervenuti» e per il taglio delle risorse a dispozione della Regione (da 19,6 a 12 milioni).

Non se ne fece nulla e il progetto transitò, su iniziativa del dirigente Campo, nel Poin Attrattori Culturali come “Museo del Mediterraneo Moderno”, ma - fra ritardi della Sovrintendenza e tempi burocratici - si arriva al 2013, quando viene reinserito nel Poin dal ministero. Con 55 milioni a disposizione, di cui 2 per il primo stralcio del progetto per Augusta e gara d’appalto da indire entro il febbraio 2014, secondo le scelte dell’allora assessore Mariarita Sgarlata. Ma la Sicilia è riuscita nell’“impresa” di perdere quasi la metà: 22 milioni, tagliati con decreto del ministero dello scorso 10 agosto. E altri 11 sarebbero a rischio se non si spendono entro marzo. E la maledizione del castello continua...

twitter: @MarioBarresi

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