VICENDA LIBIA

A Tripoli "autopsia macelleria"
Legale Failla: «I timori fondati»

Versione stampabileSend by email

 ROMA  - Nessuna esecuzione, nessun colpo alla nuca: Salvatore Failla e Fausto Piano sono stati uccisi con delle raffiche di mitra che li hanno raggiunti nella parte superiore del corpo. I primi risultati dell'autopsia eseguita al policlinico Gemelli sui corpi dei due tecnici della Bonatti ostaggi per 8 mesi in Libia ed uccisi ad un passo dalla liberazione, sembrerebbero confermare quel che gli investigatori e gli inquirenti italiani hanno sempre sospettato: i due sarebbero caduti sotto i colpi delle milizie della municipalità di Sabrata, impegnate nell'operazione contro il gruppo di sequestratori, e non per mano dei loro carcerieri. 

 

Le salme dei due italiani sono arrivate finalmente nella notte a Ciampino, dopo una settimana in cui sono rimaste "prigioniere" della burocrazia e delle richieste di riconoscimento politico provenienti dalla autorità di Sabrata e dal governo di Triboli; una settimana di estenuanti e difficili trattative, con i i funzionari dell'Aise e della Farnesina che si sono visti puntare le armi alla testa - come ha rivelato ieri la moglie di Failla - nel tentativo di evitare che i libici svolgessero l'autopsia sui corpi dei due tecnici. "Di questo - ha liquidato la questione il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni - se ne occupa la magistratura e da parte del governo c'è il massimo riserbo". Il titolare della Farnesina era sulla pista di Ciampino, assieme alla moglie e alle figlie di Failla, Rosalba, Erica e Eva, e ai familiari di Piano, la moglie Isabella e i tre figli
Giovanni, Stefano e Maura: assieme hanno assistito ad un vero e proprio rito funebre prima della benedizione delle bare, una prima volta per lo scalo di Ciampino, che ha accolto decine di salme dei militari e funzionari italiani morti nelle missioni all'estero e di altri ostaggi.

 

Al termine della cerimonia i feretri sono stati trasferiti al Gemelli. Ed è qui che i medici italiani hanno smascherato le bugie dei libici. Che però i loro danni li hanno fatti. "Quella a Tripoli non è stata un'autopsia - ha detto l'avvocato dei familiari di Failla, Francesco Caroleo Grimaldi - è stata una macelleria. Il prelievo di parte dei tessuti corporei ha reso impossibile l'identificazione dell'arma usata, la distanza da cui sono stati sparati i colpi e le traiettorie dei proiettili. È stato fatto qualcosa che ha voluto eliminare l'unica prova oggettiva per ricostruire la dinamica dei fatti". In realtà i medici italiani sono riusciti ad estrarre dal corpo di Fausto Piano alcune schegge di proiettile e, dunque, non è escluso che si possa risalire almeno all'arma che ha ucciso i due. Quel che l'autopsia italiana ha accertato, invece, è che Failla, secondo quanto hanno riferito i consulenti di parte Luisa Regimenti e Orazio Cascio, è morto per i colpi che lo hanno raggiunto allo sterno e alla zona lombare. Il suo corpo è stato raggiunto da almeno 6 colpi di mitra, che hanno provocato la rottura dei grossi vasi e del fegato.

 

I danni maggiori sono stati fatti sul lato sinistro, dove i proiettili hanno provocato la frattura del femore e dell'omero. Stesse modalità per Piano: l'esame ha infatti evidenziato che anche lui è stato raggiunto da una serie di colpi nella parte superiore del corpo. Dunque nessuno dei due è stato colpito alla testa e, anzi, le ferite riscontrate sono compatibili con il fatto che i due fossero seduti all'interno dei pick up attaccati dalle milizie.  Questo significa che non c'è stata alcuna esecuzione e che i due italiani sono morti sotto i colpi dei miliziani di Sabrata, nonostante anche oggi il sindaco tenti di accreditare tutt'altra versione. "Sono stati uccisi dai loro carcerieri prima dello scontro con le forze speciali" ha detto Hussein Dhawadi aggiungendo di "poter affermare con certezza che il gruppo che aveva in mano gli italiani fosse collegato all'Is". Cosa che fin dall'inizio del sequestro la nostra intelligence ha escluso, così come ha fatto nella sua informativa alla Camera il ministro Gentiloni.

 

Il sindaco ha anche sottolineato che le milizie stanno interrogando Youssef Yahyah, l'uomo che guidava la macchina il giorno del rapimento e che potrebbe aver venduto i tecnici italiani. "Sta rilasciando dichiarazioni importanti".  Dichiarazioni che interessano anche le autorità italiane che dovranno ricostruire come sono andate le cose e che vogliono anche andare a fondo alla questione del sequestratore che "parlava italiano", come ha rivelato ieri la moglie di Failla. In realtà gli 007 ne erano già al corrente e gli accertamenti sono in corso da tempo. "Nessuno dei sequestratori parlava italiano - ha spiegato Filippo Calcagno, uno dei due tecnici chesi è salvato - ma ci dissero che siccome quelle registrazioni dovevano essere fatte in italiano.Ci dissero di stare attenti di non dire altre cose che non fossero quelle che veniva suggerito, perché c'era qualcuno che capiva quello che...perché loro dovevano farlo sentire a qualcuno".

 

Il feretro di Salvatore Failla arriverà stanotte a Carlentini.

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


In primo piano

Ti potrebbero interessare