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Agrigento, ecco l'audio che incastra il grillino: è la prova dell'impresentabilità ignorata dai vertici dei 5 Stelle

La registrazione tra Fabrizio La Gaipa e uno dei suoi dipendenti costretto a restituire almeno la metà di quanto era invece indicato in busta paga. Un audio che era stato trasmesso anche a Giancarlo Cancelleri

Agrigento, ecco l'audio che incastra il grillino: è la prova dell'impresentabilità ignorata dai vertici dei 5 Stelle

Agrigento. «Trenta cristiani mureru». È il 19 gennaio 2017. All'indomani della tragedia di Rigopiano. Fabrizio La Gaipa, prima di prendere la calcolatrice per fare le sottrazioni alla busta paga dei dipendenti, conteggia i morti sotto la valanga. Da albergatore illuminato e da grillino praticante è sotto shock. In preda a un fatalismo esistenziale: «N'autri semu ccà, ma cu u sapi ca semu ccà?», chiede al suo interlocutore con chiaro riferimento all'imperscrutabilità del destino.

Comincia così la registrazione - della quale La Sicilia è entrata in possesso - che inchioda il mancato deputato regionale, già sospeso dal Movimento 5stelle dopo l'arresto per estorsione.
La Gaipa parla con Ivan Italia, aiuto cuoco nell'albergo "Costazzurra Museum&Spa". Il dipendente è un attivista del M5S, in lizza alle Comunali 2015, molto legato al candidato sindaco Emanuele Lalli Cardillo. In qualche passaggio dell'audio si ascolta la voce di Salvatore La Gaipa, fratello del grillino ai domiciliari, per il quale il gip ha disposto il divieto di dimora.

Italia si rivolge al datore di lavoro con una confidenziale familiarità: «Comu semu cumminati, compa'?». La Gaipa va subito al dunque: «Semu cumminati ca ti pigghi due mesi di disoccupazione e poi ricominciamo». Italia abbozza: «Diversamente non si può fare...? Perché a me sti due mesi m'ammazzaru, economicamente...». L'albergatore, però, piange miseria: «Lo capisco... Ma ccà i muschi c'hannu statu». È già tutto deciso: «Da quanto parte il licenziamento, Fa'?», la resa del lavoratore.

Poi si ascolta l'alleggerimento "live" della busta paga: «A ttia ti tocca chistu.... chistu... questo è Renzi (gli 80 euro del bonus, ndr)...». Il conto è presto fatto: su uno stipendio ufficiale di 1.634 euro, a Italia ne toccano 854. Il resto, 780 euro, «te le ritornerò... sono rimasto con il culo non per terra, ma di più...», dice il cuoco. La Gaipa è magnanimo: «Me li dai il mese prossimo...». Ma aggiusta subito il tiro: «Sono 780 euro. Però c'era l'acconto...». Vero: «Sì, 200 euro che avevo preso il mese scorso. Sono 780 più 200... 980», ammette Italia. «Vabbe', poi ce li compenseremo...», è la promessa del capo. Che poi espone il suo piano: «Noi stiamo un attimino... cominciando a capire se da parte vostra, anche come consiglio, se... eventualmente... uno stipendio flat su alcune persone tutto l'anno. Chiaramente che sia meno di quello che si prende in alta stagione». Il ragionamento alla base della genialata dello "stipendio flat" è questo: «Così uno dice: sono tranquillo a novembre, poi però ad agosto chiaramente non si può aumentare... Perché io ti pago... chi sunu 100 euro?... 100 euro!». Anche perché la sensibilità sindacale di La Gaipa, che nei comizi citava Sandro Pertini sulla dignità del lavoro, è esemplare: «A novembre na minamu e ad agosto si travagghia...».

L'imprenditore turistico si lamenta del fatto che non tutti i dipendenti apprezzino la sua "paga creativa". «La mia idea è quella di spendere gli stessi soldi, però spalmandoli su tutto l'anno. Il mio dubbio però qual è...? Quannu poi c'è di travagghiari mi mollano. Uno ha già la pancia piena... che s'è fatto gennaio, febbraio, marzo senza fare un cazzo, quannu arriva l'ora di travagghiari... non lo fa». E allora che succede? «Se no, uno avissi a fare ca... accussì poi via... libera... e si piglia la disoccupazione... e basta», è l'ideona di La Gaipa. «Con lo stagionale...», soggiunge Italia. «Sì. lo stagionale. Poi, però ci sono i picchi. I sabati, le feste, capodanno. E poi uno resta... Vuol dire ca travagghiamu con i voucher...», dice l'albergatore. Che dal dipendente-attivista riceve una risposta da grillino informato: «Fino a quando ci saranno. Perché ora dice che la Cgil vuole presentare 'stu referendum pi livari i voucher...». Infine, la rivendicazione legittima di chi è costretto a lavorare a 5 euro l'ora: «Fabri', partiamo dal presupposto che ci vuole un incentivo per poter... lavorare. E l'incentivo non è la cinque euro... tu lo sai...». Ma l'albergatore ormai è lanciatissimo: «No, la mia era anche una maniera per rivedere tutte 'ste remunarazioni... Per dire... a Bartolo gli davi 10... a Ida gli davi 8... al lavapiatti gli davi 6...». Sottinteso: euro. Per ogni ora di lavoro.

La registrazione è la prova regina (ma non l'unica) dei pm di Agrigento, come si evince dall'ordinanza del gip. Ma lo stesso audio che ha innescato l'inchiesta giudiziaria non è bastato ai 5stelle per bloccare una candidatura chiacchierata. Che il M5S sapesse del caso di La Gaipa (ma non certo dell'inchiesta giudiziaria) è assodato. Eppure i vertici regionali sapevano. E persino il blog nazionale di Beppe Grillo aveva ricevuto un dettagliato dossier in estate, come ammesso dal M5S nel comunicato ufficiale dopo l'arresto di La Gaipa. Una mail, già sviscerata dal nostro giornale nell'edizione di mercoledì 15, in cui un attivista segnalava le «gravissime violazioni penali commesse» dall'albergatore-attivista, definito un «pentastellato dos, di origine sconosciuta». La stessa registrazione, ma non la sola, finita sul tavolo dei magistrati.

Perché il movimento non ha bloccato la candidatura di La Gaipa dopo aver ricevuto l'allarme? «Il certificato modello 385 che ci ha presentato era pulito», la versione ufficiale. Ma forse la mail è stata sottovalutata. «Dall'audio non si capiva che è un reato», sostengono autorevoli fonti nazionali del M5S. Le quali "scagionano" Giancarlo Cancelleri: «Sapeva della segnalazione, ma lui quell'audio l'ha ascoltato soltanto dopo l'arresto». Fra l'altro il candidato governatore (ospite, con Luigi Di Maio, nell'hotel di La Gaipa durante la campagna elettorale) avrebbe chiesto all'aspirante deputato regionale ulteriori garanzie anche dopo i certificati penali. «Stai tranquillo Gianca', non è niente. È una cosa che si risolve», rassicurava il candidato. Certo di un'elezione all'Ars che gli sfuggirà: primo dei non eletti, per 1.630 voti.

Abbastanza per sfogare la sua ira contro Giovanni Di Caro, il secondo deputato regionale 5stelle eletto dietro l'uscente riconfermato, Matteo Mangiacavallo. «Fosse stata una vittoria pulita, lo avrei chiamato. Ma non lo è e mi dispiace», posta La Gaipa su Facebook il 7 novembre, poco dopo mezzanotte. In apparenza una citazione di Cancelleri che non ha telefonato a Nello Musumeci dopo la sconfitta. Ma ad alcuni attivisti a lui vicini, l'albergatore rivela in chat la verità. «Ah, quindi non hai telefonato a Di Caro?», gli chiedono. E lui: «No... non si vince così. Comunque non credo che sia in lacrime per questo».

Sappiamo com'è andata a finire poi.

Twitter: @MarioBarresi

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