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Protesta per casa e lavoro, cattedrale apre porte per accogliere famiglie

Dopo notti all'addiaccio i nuclei familiari dei quartieri periferici, che chiedono incontri con le Istituzioni, hanno avuto accesso all'interno della chiesa non senza le polemiche che hanno preceduto questa scelta

Catania - Da giorni stazionano dinnanzi alla Cattedrale in attesa di incontrare le Istituzioni a cui chiedere una casa e un lavoro. Insieme ai bambini hanno dormito all'addiaccio sul sagrato della chiesa. Oggi la decisione di aprire loro le porte, così come spiega una nota dell'Arcivescovado che fa anche riferimento alle polemiche sollevate dal ritardo di questa decisione (le famiglie protestano da quasi una settimana).

«La Chiesa di Catania è sempre attenta alle esigenze di chi vive nelle difficoltà e nella sofferenza, non solo nei momenti di crisi, ma nella quotidianità. Avendo sin dall’inizio seguito con cura e preoccupazione le proteste delle famiglie catanesi all’interno ed all’esterno della Basilica Cattedrale, l’Arcivescovo Salvatore Gristina ed il parroco Barbaro Scionti aprono le porte della Cattedrale, ripristinando da domani l’orario delle Celebrazioni Eucaristiche. L’Arcivescovo, dopo aver ascoltato la Prefettura e l’Amministrazione Comunale, in seguito ai tentativi di mediazione per creare un tavolo d’intesa, offre gli spazi del luogo di culto alle famiglie che stanno manifestando, nonché l’ulteriore sostegno della Caritas diocesana e di altre realtà ecclesiali che in questi giorni hanno seguito con azioni concrete di solidarietà la delicata situazione. Si è consapevoli che questa non è la soluzione ai problemi e al disagio, che c’è un’altra Istituzione a doversi sentire interpellata in prima persona e ad intervenire prontamente e responsabilmente. La Cattedrale è ora aperta, certi che nei giorni scorsi e finora si è fatto di tutto – al di là di quanto alcune voci poco attendibili e spesso faziose hanno raccontato fuorviando la verità – per essere “tutto a tutti”, presenti ed accoglienti, pronti all’ascolto e all’aiuto».

Foto di Santi Zappalà



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