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CATANIA - Un ritardo. Di circa un’ora. Di quelli che - proprio quando sei già a bordo dell’aereo e vedi che non si muove neanche per rullare in pista - provocano gli improperi più indicibili. E invece è proprio grazie a questo ritardo, dovuto a «normali problemi di slot legati al traffico aereo», che i circa 140 passeggeri (molti dei quali siciliani) del Catania-Istanbul non sono arrivati ad Ataturk all’ora esatta della strage: 22,15. Il volo TK1396 della Turkish Airlines Catania-Istanbul parte infatti da Fontanarossa alle 20,07. E non, come previsto, alle 19. L’Airbus 320 Tc-Jps della compagnia di bandiera turca recupera un po’ in volo, nonostante una virata “di attesa” nei pressi di Istanbul. E atterra alle 22,53 locali. Quasi 40 minuti di ritardo. Ci sono macerie, sangue e shock. Ma l’inferno, quello del terrore feroce e della morte tirata a sorte, è finito. Catania-Istanbul: l’ultimo “landed”. Poi Ataturk chiuderà per tutta la notte.

 

Fra i 140 “superstiti” c’è chi per fortuna riesce a raccontarla, questa storia. «Stiamo bene, non vi preoccupate». Giuliana Puzzo, poco le 23, chiama il padre Carmelo. Le permettono di accendere il telefonino dopo una mezz’ora di divieto per vaghi «motivi di sicurezza». Ma lei e il suo ragazzo, Carmelo, riconnessi col mondo via web, sanno subito cos’è successo nell’aero - porto in cui adesso sono “prigionieri” (ma sani e salvi) in pista d’atterraggio. Attorno Airbus decine di poliziotti, «perché temevano che gli altri kamikaze sfuggiti potessero essere ovunque», racconta Giuliana al padre. Che resta incollato alla tv, col telefonino in mano, fino alle quattro di notte. «Soltanto a quell’ora mia figlia è arrivata in albergo, scortata dalle forze dell’ordi - ne», racconta il dipendente del Comune di Siracusa, molto conosciuto in città.

 

«Siamo rimasti in pista fino alle tre di notte, sempre circondati dai poliziotti - dice Giuliana - e con la continua assistenza del personale di bordo e dei piloti. Sono stati bravi, ci invitavano a stare calmi. Poi, finalmente, siamo usciti». Un trasferimento con vista sull’orrore: «Ovunque guardavamo c’era distruzione e sangue». Ieri, per Giuliana e Carmelo, la prima delle loro quattro giornate di vacanza in una Istanbul ferita. «Siamo usciti, proviamo a viverla in modo quasi normale», rivela a papà Rosario. Che, atterrito dall’idea del ritorno di sabato, scioglie la tensione in una battuta: «Ma non potevi andartene in Islanda, che c’è pure più fresco...?». E le risate, fra Siracusa e Istanbul, ricoprono la paura per qualche istante.

 

La Turkish - potenziando i servizi di riprotezione, assistenza e informazione - ha ripreso i voli. Con comprensibili disservizi: ieri il TK1393 da Istanbul è atterrato a Catania alle 12,04, anziché alle 8,10. «Fra scene di gioia, abbracci e pianti», raccontano a Fontanarossa. Un centinaio di passeggeri di ritorno in Sicilia, quasi altrettanti (con poche cancellazioni) in partenza per la Turchia con il TK1394. Decollato alle 13,08 anziché alle 9,20. Si ricomincia. Con mestizia, ma con voglia di non darla vinta a chi vuole fermare il mondo col terrore. Magari qualcuno avrà pensato al ritardo della notte prima. Sembra un film stile Sli - ding Doors, invece è la realtà. Un ritardo che diventa un miracolo. Roba di minuti. Questione di vita. E di morte. Twitter: @MarioBarresi

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