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Quel "genio" di Totò in mostra a Catania

"Totò genio" è il titolo di una ricca esposizione di foto, cimeli, filmati, articoli che ricostruiscono la vita artistica del grande attore napoletano. Fino al primo maggio sarà possibile visitarla alla Galleria d'Arte Moderna di Catania

Catania - Varcato l’ingresso è un colpo d’occhio. In fondo al salone, da due falde di una tenda appena scostate, si affaccia Totò, lo sguardo perplesso, malinconico e curioso di chi vuole scoprire il suo pubblico. Una gigantografia a distanza cui, in primo piano, sotto vetro, fa riscontro la famosa “bombetta” del grande attore. «Non c’era un motivo preciso per cui l’avesse scelta. L’aveva e l’usava, come i pantaloni troppo larghi che erano stati di suo padre». 

A raccontare è la nipote Elena De Curtis che ha voluto essere presente, sabato sera, all’inaugurazione catanese della mostra “Totò genio” realizzata, a 50 anni dalla morte del grande artista, per volere dell’Associazione Antonio De Curtis in arte Totò e del Comune di Napoli, con la collaborazione di Rai Teche e Siae. Una mostra – che sarà aperta fino al primo maggio, da lunedì a sabato, dalle 9 alle 19, con ingresso gratuito - curata e organizzata da Alessandro Nicosia, catanese di nascita, insieme all’amico e giornalista Vincenzo Mollica, e prodotta da Cor (Creare organizzare realizzare). Sembra incredibile, ma questa è la prima mostra organizzata su Totò. Già esposta in alcune città, a partire da Napoli, ha riscosso tale consensi da essere stata richiesta da numerose ambasciate italiane all’estero dove comincerà un tour internazionale dopo la tappa catanese. La mostra ricostruisce tutta la vita artistica di Totò raccontata attraverso foto, registrazioni audio, filmati d’epoca, scritti di suo pugno, articoli che gli sono stati dedicati, disegni e anche attraverso alcuni costumi di scena che presidiano, come sentinelle, il percorso espositivo. Alla breve introduzione, e alla nota biografica con le foto di famiglia insieme con la prima moglie Diana Dogliani e la figlia Liliana, seguono le varie sezioni dedicate al teatro, alla poesia, alle canzoni, al cinema. E, per ognuna, ci sono testimonianze video, come il primo provino teatrale da cui fu cacciato via perché i suoi movimenti disarticolati vennero giudicati eccessivi, o il duetto in Tv con Mina che cantava una sua canzone, o il primo piano che lo coglie mentre recita la sua poesia più nota e amata, “’A livella”. Poesia di cui è esposta anche la versione scritta, battuta a macchina su un foglio di carta da quaderno, così come il testo della canzone “Malafemmena”. E su questo punto la nipote Elena è drastica: «E’ dedicata a mia nonna Diana, come è scritto sul retro». Una fantasia frutto di pettegolezzi, dunque, che gli fosse stata ispirata dal tormento amoroso per Silvana Pampanini.


La mostra presenta anche alcune celebri interviste a Totò, come quella rilasciata ad Oriana Fallaci per L’Europeo, dove chiarisce chi sono, per lui, gli uomini e i caporali. E ancora i disegni che gli dedicò Federico Fellini e quelli di Pier Paolo Pasolini realizzati per la “Terra vista dalla luna”, episodio del film “Le streghe”. E poi le locandine pubblicitarie dei film, incluso “Uccellacci e uccellini” che Enzo Bianco si fregia di avere restaurato, con i fondi del Comune, quando l’allora ministro della Cultura, Veltroni, chiese alle amministrazioni locali di salvare il patrimonio filmico di Totò. E poi il ruolo giocato dal grande attore nella pubblicità di cui fu tra i primi testimonial, per la Fiat, la Lambretta, i Baci Perugina e persino per il brodo Star.
Grande, grandissimo Totò, “creatore di una maschera nuova rispetto al passato”, come spiega in video Goffredo Foti, cui si deve la riscoperta e la rivalutazione del grande attore. «Una maschera poliedrica, come quella di Pulcinella, le cui molle sono la fame, che ha conosciuto nel Meridione poverissimo di allora, e la curiosità per tutto ciò che è al mondo. Una maschera che parla dei tormenti dei proletari, con i loro aspetti tragici e comici, e del piccolo borghese, ridicolizzato nelle sue insicurezze». Immenso Totò, «arcaico, moderno e postmoderno con quell’insicurezza dell’io che dilaga ai nostri giorni. A cinquant’anni dalla morte possiamo capirlo meglio proprio attraverso la precarietà e l’insicurezza dell’oggi. Totò è riuscito ad attraversare il tempo e questo è proprio solo degli attori geniali».

Foto di Orietta Scardino

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