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Il fascino immutato di Calimero&Co. Se Carosello è un tuffo nel design dei Sixties

Sino alla fine di dicembre il Museum&Fashion di Marella Ferrera ospita, in via Museo Biscari a Catania, una vetrina dedicata alle icone della pubblicità tv degli anni 60

Catania - La nostalgia vale fino ad un certo punto. Perchè superata l’emozione dell’ “Io ce l’avevo!” dietro la mostra su Carosello ideata da Edo Scirè e allestita da Marella Ferrera e Paolo Gagliardi al MF Museum&Fashion fino al 31 dicembre in via Museo Biscari a Catania, c’è il tentativo di raccontare l’Italia creativa degli Anni Sessanta con tutto il suo bagaglio di invenzioni, dalla grafica, al design, alla comunicazione che hanno fatto della scuola italiana un punto di riferimento per i pubblicitari di tutto il mondo. Guardare oltre l’emozione che i gonfiabili della mucca Carolina e di Susanna tutta panna provocano negli over 50, è il “salto” culturale che permette questa mostra colorata già richiesta altrove a pochi giorni dall’inaugurazione.
«Tutto è nato dal ritrovamento in soffitta della mia mucca Carolina - rivela Scirè - la stessa sulla quale salivo a cavalcioni quando andavo al mare. L’ho ritrovata integra dopo più di quarant’anni e i miei ricordi erano di un gonfiabile gigante. Me la sono ritrovata piccola piccola e mi è sembrato un segnale. L’ho gonfiata e teneva perfettamente l’aria. Così, dopo un po’ di prove con altri pupazzi gonfiabili che avevo conservato da bambino - «L’ho trovato nella vasca idromassaggio con la mucca Carolina», dice una divertita Marella Ferrera, rivelando scenari inquietanti - sono diventato un collezionista dei personaggi di Carosello, ho cominciato ad acquisire pezzi, a fare amicizia con altri collezionisti, tra cui uno il più famoso d’Italia che possiede oltre 10mila pezzi, Carlo Luigi Tranchina».


Attorno a quei dieci minuti di pubblicità che inchiodavano davanti alla Tv le famiglie, c’è, infatti, un insospettabile mercato che stima per esempio, il valore del gufo “Gioele”, gonfiabile che si vinceva con i punti dei biscotti Colussi in 3.000 euro, il pezzo più raro della collezione. Una mostra non solo da vedere, ma anche da ascoltare, a partire dai jingle delle pubblicità che hanno catapultato nei vocabolari espressioni oggi di uso comune. Uno su tutti, il vigile “Concilia” personaggio cartoon per reclamizzare il brodo Lombardi che catechizzava il “Troglodita”, l’automobilista. Il primo parlava in siciliano “A schifìo finisce!”, una sorta di antenato di Catarella del Commissario Montalbano, il secondo in Veneto, invertendo un rapporto nord-sud che allora cercava di “educare” l’Italia non solo alle regole della strada ma all’unità nazionale.  «Era il mondo dei pionieri della comunicazione - continua Scirè - che passava attraverso i cartoni animati. In America c’era Walt Disney, qui c’erano Paul Campani, Gino e Roberto Gavioli, Armando Testa, lo Studio K, Bruno Bozzetto. Con i cortometraggi e con i cartoni animati raccontavano la società del momento, Carosello era un fenomeno di costume, c’era c’era il boom economico e stavamo tutti un po’ meglio di adesso». «Un atteggiamento che si esprimeva anche nella moda - sottolinea Marella Ferrera - il colore predominante era l’arancione, le grafiche dei tessuti riflettevano la voglia di vivere, erano disegnate da Fontana, c’era un grande fermento, era un momento magico per l’Italia. Ho trovato un numero de “L’Officiel” (una rivista di moda ancora pubblicata ndr) del ‘69, nel quale le modelle posavano sulla spiaggia di Spisone con le pecore a due passi dal mare (esposto alla mostra). La Sicilia era gettonatissima, allora come oggi, non abbiamo inventato nulla».


«Il mio personaggio preferito di Carosello? Calimero - dichiara il “bambino” Edo - perché, poverino, era sempre massacrato da tutti e poi sono molto legato alla mucca Carolina. La domenica era un rito mettere la cesta con i punti-raccolta sul tavolo e attaccarli con la colla alle schede per poi ritirare i premi. Galbani, Invernizzi, Ava, c’era una lotta per accaparrarsi i gonfiabili e anche i vari gadget che le aziende regalavano con i prodotti». Pupazzi in lenci, moplas, gonfiabili, tutti rigorosamente Made in Italy. Oggi esiste anche chi produce Susanna tutta panna Made in China, ma i veri collezionisti nemmeno la guardano. «La più grossa soddisfazione? Un turista tedesco entrato a vedere la mostra. L’assistente stava cercando di spiegare cosa fosse Carosello, lui in un italiano stentato ha sorpreso tutti “E dopo Carosello, tutti a nanna!”, meraviglioso».
twitter:@carmengreco612

Foto Davide Anastasi

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