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Anche a Catania cristiani e musulmani insieme contro il terrorismo

Intere famiglie islamiche alla chiesa del Crocifisso dei Miracoli. L'imam: «I terroristi cresciuti tra noi per colpa di questa nostra società»

Catania. C’erano anche loro, bambine e bambini della comunità musulmana catanese ad accompagnare l’imam, i dignitari e gli altri alla messa di fraternità che si è svolta nella chiesa gesuita del Crocifisso dei Miracoli in via Umberto, in uno dei salotti buoni della città. Una scelta non per caso, quella di Abdelhafid Kheith, presidente della comunità islamica di Sicilia e imam della grande moschea di Catania che nel suo discorso finale ha parlato della loro presenza: «Siamo qui con i nostri figli - ha detto - per trasmettere loro un messaggio forte e per fare loro capire che cosa significa stare fra amici e fratelli, che cosa vuol dire la fratellanza umana».

Ed è stata questa la cifra dell’incontro che ha coinciso anche con la celebrazione di sant’Ignazio di Loyola: stare fra fratelli, fra valori universali transconfessionali e remare insieme per la pace. È stato padre Gianni Notari, parroco di Crocifisso dei Miracoli e da sempre impegnato per la pace, ad accogliere, in una chiesa già gremita, la delegazione di musulmani guidata dall’imam. «Siamo felici perché siete fra noi. È un gesto stupendo. La decisione che avete preso - ha ripetuto - è stupenda, la migliore risposta ai fatti di Rouen dove è morto un nostro confratello».

E anche l’arcivescovo mons. Salvatore Gristina, prima di cominciare a celebrare la messa, ha voluto salutare uno per uno gli ospiti che gremivano tre file di panche: accanto all’imam in abiti civili i più anziani in abiti da cerimonia e le ragazze più grandi col capo velato, proprio come si faceva una volta anche nelle chiese cattoliche. Una citazione da Geremia che parla di fede come “fuoco che arde”, la lettera di San Paolo ai Corinzi che li esorta a diventare «miei imitatori come io lo sono di Cristo» e il Vangelo di Luca ancora sulla fede come progetto assoluto sono state le letture sacre che hanno preceduto la lunga omelia del presule catanese. Che ha cominciato spiegando il senso del rito al quale i “fratelli musulmani” assistevano. Perché Rouen non fosse troppo lontana. 

«Come ogni domenica ci riuniamo - ha spiegato - per fare l’esperienza di essere invitati alla mensa del Signore. E oggi lo facciamo in questa chiesa dal 1907 affidata ai Gesuiti che qui tanto sono apprezzati». Poi un altro benvenuto ai fratelli musulmani. «Le attuali violenze ci preoccupano - ha continuato l’arcivescovo - ma non c’è rassegnazione di fronte a questi fatti che tutti condanniamo a beneficio della Fede che tutti professiamo. Cadano le armi dalle mani dei violenti - ha esortato - e si schiariscano la mente. Non c’è credo religioso che possa giustificare la violenza».

«Accogliere Dio - ha aggiunto, riferendosi alle letture sacre - è una esperienza straordinaria descritta anche dai grandi mistici islamici. Chi ama Dio non cerca il proprio interesse ma il bene del prossimo. Come il Papa, anche lui un Gesuita che opera nelle frontiere a difesa delle persone. Chi opera violenza non può dire “Fatti imitatore mio perché io imito Dio”. Perché Dio non è violenza».

E al dialogo con la comunità musulmane è stata anche dedicata una delle preghiere dei fedeli: «Perché lo Spirito Santo agisca sempre più nei nostri cuori per un dialogo concreto e costruttivo».  Un invito concretizzato subito nel segno di pace che i musulmani hanno voluto condividere con l’arcivescovo e i fedeli presenti che hanno lasciato i loro posti per stringere calorosamente a mano agli “ospiti”.

In arabo e in italiano il saluto dell’imam al termine della messa: «Siamo riuniti in questo momento così buio per esprimere solidarietà, vicinanza e cordoglio dopo l’omicidio di padre Jacques Hamel a Rouen. Un gesto orribile che ci spinge a interrogarci sull’importanza dell’incontro fra noi. Siamo chiamati tutti a interrogarci dopo gli atti terroristici che hanno colpito la nostra coscienza e la nostra umanità. Abbiamo visto - ha continuato - immagini sconvolgenti e siamo chiamati a richiamare in noi la nostra responsabilità.

I terroristi - ha accusato - sono cresciuti fra noi. È colpa delle famiglie, delle comunità, della società civile, della politica. Dobbiamo essere uniti contro questo male, con politiche di alto profilo. Non è ammessa superficialità vergognosa per un fenomeno così complesso. La politica deve fare la sua parte mentre il male avanza. Da parte nostra ci sarà sempre una ferma condanna e insegnamenti concreti ai nostri figli. Preghiamo insieme per le vittime e per la pace. Amen». Fra un grande, corale applauso della comunità cristiana.

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