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Applausi a Taormina per il viaggio di Stefano Bollani nella musica partenopea

Si è concluso venerdì al Teatro Antico il "Napoli Trip" Tour di Stefano Bollani con Daniele Sepe, Nico Gori e Bernardo Guerra

Napoli - New Orleans andata e ritorno, e con molte tappe intermedie. Stefano Bollani ha scelto Taormina come ultima data del tour legato a “Napoli Trip” il suo ultimo lavoro discografico dedicato alla cultura musicale partenopea e alle sue derivazioni. Entrato in scena da solo, il pianista ha salutato il pubblico del Teatro Antico con un’accorata rilettura di “Reginella”, che ha subito trascinato i presenti indietro nel tempo, nello stereotipo della Napoli verace e romantica. Quella raccontata in questo progetto dal pianista milanese, però, vuol essere una napoletanità più immaginifica che realista, intrisa di tutti i colori e le suggestioni che l’hanno personalmente toccato.

Con questo presupposto tutto è concesso, perfino cercare un fil rouge che leghi la città partenopea con Rio De Janeiro (luogo altrettanto caro a Bollani). È il caso di “Lo choro di Napoli”, un brano che mescola ritmiche e stilemi delle due culture. La cosa sorprendente è che l’esperimento riesce così bene da far suonare tutto fluido e organico, complici anche la ritmica del fiorentino Bernardo Guerra (sostituto di Manu Katché, storico collaboratore di Peter Gabriel che ha inciso sul disco) e gli arrangiamenti dei fiati di Nico Gori (clarinetto) e Daniele Sepe (sax). Quest’ultimo è il vero co-protagonista della serata: le sue note ricordano quelle del miglior Frank Zappa e il suo humor sul palcoscenico non mancherà di farlo amare dallo spettatore.

Già, perché, man mano che ci addentriamo nella serata la parola d’ordine diventa sempre più “leggerezza”, intesa nel senso più nobile del termine. Ecco allora Sepe raccontare alcuni aneddoti sulle origini del jazz, compreso quello che vede il siciliano Nick La Rocca tra i suoi inventori. Poi, mentre Bollani improvvisa al pianoforte e Gori ha momentaneamente lasciato da parte il suo strumento per suonare il Fender Rodhes, il suo “monologo” prende in giro «quei pianisti che abbandonano il palcoscenico se qualcuno del pubblico starnutisce e non si esibiscono se la città in cui si tiene il concerto è lontana più di due ore di volo da Nizza (ogni riferimento a Keith Jarrett è stato puramente causale ndr)».

Particolarmente apprezzata dal pubblico è stata la cover di “Caravan Petrol”, un omaggio di Bollani al suo grande idolo d’infanzia: Renato Carosone. Applausi - e sorrisi - anche per “O Microchip”, una canzone ironica e distopica estratta dal suo penultimo disco, “Arrivano gli Alieni”. Tra i momenti più romantici, invece, la cover di  “Putesse essere allero” di Pino Daniele, mentre il groove di “Napoli Blues” (scritta da Gori) ha spostato l’attenzione verso un sound più afroamericano. Il gran finale è una improvvisazione che prende le mosse dalle note del flauto (suonato da Sepe) e lascia tutti col sorriso sulle labbra.

 

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