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Scuola: benvenuti all'«Eredia», la casa dei fantasmi

Lo storico plesso dell'istituto in disfacimento, da 11 anni si è in attesa dei lavori

CATANIA - Il grande cancello bianco dello storico istituto tecnico agrario “Filippo Eredia” in via del Bosco oggi blinda l’accesso a un edificio ormai usurato dal tempo e abbandonato a se stesso. L’impatto è forte: la vernice è logorata dalla ruggine, il ferro in alcuni tratti è curvo e l’ingresso è chiuso da un catenaccio. Dietro, una sedia - forse l’unica rimasta intatta - che “guarda” il susseguirsi di generazioni di studenti. Il polmone verde tutto interno in compenso è rimasto intatto e chiude ancora la prospettiva verso l’“Eredia”, facendo da quinta al viale d’accesso.

 
In realtà, entrando in quel che resta di uno dei più antichi istituti di Catania, compiamo un vero e proprio viaggio nell’anima di un relitto. Ogni passo è scandito da un cigolio e dalla consapevolezza di un possibile, improvviso crollo. Questa situazione - come sottolinea il responsabile dell’istituto agrario, prof. Alfio Zingali - «rappresenta lo scempio di un patrimonio storico e culturale d’inestimabile valore», ma ancora peggio «è una morte annunciata, sotto gli occhi di tutti, se non si interviene subito».

 
Che l’edificio stia crollando a pezzi, dentro e fuori, è palese. Con i rischi che ne possono derivare per i circa 600 alunni che frequentano le aule dell’adiacente nuovo complesso, in cui dal 2007 si svolgono anche le lezioni e i laboratori dell’indirizzo agrario.

 
La battaglia per il recupero dell’edificio storico, comunque, è cominciata dieci anni fa, quando l’allora presidente del consiglio d’istituto, Luigi Calabrese, rende noto alla Provincia il mancato avvio dei lavori di recupero e conservazione dei locali e della sua mobilia che sarebbero dovuti partire nel 2005 con un finanziamento di circa 500mila euro. «Che fine hanno fatto questi fondi? - si interroga adesso Zingali - Eppure i solleciti alla ormai ex Provincia sono stati frequenti. Il responsabile tecnico per la gestione dell’intervento, l’ing. Salvatore Roberti, ogni tanto viene e tasta il polso del disfacimento, confermando la necessità dei lavori e incrementando i costi del recupero. L’ultimo atto che la Provincia ha stipulato è indirizzato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, a cui chiede il contributo per i lavori. Risale al 2014».

 
Questi step, tuttavia, tradotti in fatti corrispondono a una condizione di perenne stallo che non arresta il degrado di un patrimonio ormai inaccessibile. Salita la rampa di scale fino al primo piano, infatti, si hanno davanti tre corridoi di cui solo uno è percorribile, a rischio del visitatore. È quello che porta alla presidenza, all’aula intitolata al professore Francesco Segapeli e all’aula-laboratorio “Alfredo Maria Mazzei”, storico preside dell’Eredia. Il bene più prezioso è la biblioteca d’istituto che si trova oltre un atrio più che pericolante, e rischia di essere fagocitata assieme al suo repertorio di inestimabile valore.

 

Così il prof. Alfio Zingali lancia l’ennesimo allarme: «Ho chiesto un appuntamento al sindaco metropolitano Enzo Bianco e a giorni avrò il piacere di incontrarlo - dice -. Confido nel suo intervento perché rischiamo di perdere più di un patrimonio. C’è di mezzo l’incolumità di tutti. In questi giorni è crollato un cornicione e per fortuna non c’era nessuno sotto, ma non possiamo essere sempre fortunati. Siamo il faro degli istituti tecnici della Sicilia, e non meritiamo di essere ignorati. Finora si è perso solo del tempo, aggravando la situazione e, cosa peggiore, non ci sono state date risposte. A questo punto, credo sia opportuno che l’edificio venga dato in gestione ad associazioni benefiche, così come accaduto alla Stazione sperimentale di viticoltura di Conegliano, primo istituto agrario statale».

 
Nelle parole di Zingali c’è amarezza, ma anche rabbia e preoccupazione. D’altronde sono i sentimenti trasmessi dalla visione di un palazzo in decadimento che riflette la lentezza della burocrazia.

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