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Il “Bacio” sullo Stromboli, così l'Ingv studia il Vulcano

L'esperimento dell'Istituto nazionale di geologia e vulcanologia con l'utilizzo di drone per riprendere i crateri sommitali e di attrazzature d'avanguardia per misurare i parametri scientifici. All'interno foto e video

L’incremento dell’attività osservata nelle ultime settimane sul vulcano Stromboli, culminata lo scorso primo dicembre con una esplosione maggiore, ha evidenziato la necessità di migliorare la comprensione delle eruzioni esplosive stromboliane e sviluppare nuove tecniche per il monitoraggio dei vulcani attivi. E anche quest’anno si è svolto l’esperimento multiparametrico “Bacio” (acronimo di Broadband ACquisition and Imaging Operation) organizzato a Stromboli dal Laboratorio Alte Pressioni Alte Temperature di Geofisica e Vulcanologia Sperimentali (HPHT) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Tra le attività svolte, sono state osservate le modificazioni morfologiche avvenute nell'area dei crateri del vulcano eoliano, a distanza di un anno dal precedente esperimento, l’attività vulcanica alle bocche attive e le dimensioni delle stesse

Come nelle precedenti edizioni l’esperimento, coordinato dal vulcanologo INGV, Jacopo Taddeucci, ha visto la partecipazione di una trentina di ricercatori italiani e stranieri provenienti da 5 università di 4 Paesi (Italia, Germania, Regno Unito, USA).

Tra le novità di quest’anno, la presenza di ricercatori nel settore meteorologico che hanno effettuato rilievi sul campo elettrico connesso all'attività vulcanica. Per le misure in atmosfera sopra il vulcano, sono stati utilizzati dei palloni sonda, attrezzati con sensori per la misura nella nube vulcanica di vari parametri, quali temperatura, umidità, concentrazione di cenere e campo elettrico.

(qui sotto l'esplosione dello Stromboli con la termo camera)

Per osservare in dettaglio le esplosioni dello Stromboli sono state impiegate quattro telecamere ad alta velocità e ad alta risoluzione e due telecamere termiche sincronizzate. È stato possibile osservare, da distanza ravvicinata, le bocche attive e altre zone del vulcano altrimenti irraggiungibili per i pericoli connessi all'attività esplosiva del vulcano. Queste osservazioni – spiega un comunicato dell’Ingv - hanno permesso di misurare le variazioni morfologiche avvenute nell'area dei crateri a distanza di un anno dal precedente esperimento, e di descrivere le dimensioni delle bocche dove avvengono le esplosioni e la presenza del magma al loro interno. Dalle immagini ad alta definizione dei crateri riprese nel 2016, è stato infine possibile realizzare un modello digitale ad alta risoluzione dell’area sommitale dello Stromboli.

(i crateri sommitali ripresi dal drone)

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