Blitz antimafia nel Nisseno
decapitato il clan Madonia



CALTANISSETTA - Gli affari illegali gestiti dalla famiglia mafiosa dei Madonia di Caltanissetta e le estorsioni imposte alle imprese di una vasta zona della Sicilia sono al centro dell'indagine che questa mattina ha portato i carabinieri del Reparto operativo di Caltanissetta e del Raggruppamento operativo speciale ad eseguire 24 ordini di custodia cautelare.

Tra gli indagati, si apprende da fonti giudiziarie, ci sarebbe il presidente della Provincia di Caltanissetta, Giuseppe Federico (Mpa), che è anche deputato regionale, è indagato per voto di scambio nell'inchiesta sul clan dei Madonia. Federico sarebbe accusato di avere chiesto ed ottenuto l'appoggio  della cosca mafiosa. Dalle intercettazioni sarebbe emerso che i mafiosi facevano campagna elettorale per lui nelle elezioni regionali del 2006.

I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale su richiesta del procuratore della Repubblica, Sergio Lari, e dei sostituti della Direzione distrettuale antimafia, Nicolò Marino e Antonino Patti. Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza mediante violenza e minaccia.

Il giudice ha disposto il sequestro preventivo di due società che gestiscono sale scommesse a Gela e Niscemi e di un'azienda per la produzione di calcestruzzo, tutti i beni hanno un valore complessivo di oltre 4 milioni di euro.

I provvedimenti cautelari sono stati eseguiti a Gela e Niscemi, in provincia di Caltanissetta, Ravenna, Catania, San Giovanni Galermo, Sant'Agata Li Battiati, Paternò, tutte nel catanese, e Casteldaccia, in provincia di Palermo.

Nell'operazione, denominata "Atlantide-Mercurio", condotta dai carabinieri del Comando provinciale e dal Ros di Caltanissetta, sono impegnati un centinaio di militari. Il clan dei Madonia fa capo al boss Giuseppe "Piddu" Madonia, detenuto da tempo e condannato definitivamente per mafia.

L'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta punta alle dinamiche criminali di Cosa nostra nella provincia nissena e rappresenta un proseguimento di operazioni condotte alcuni anni fa, con le quali si erano già colpiti gli esponenti di vertice della famiglia Madonia e delle altre cosche dell'area denominata del "Vallone".

Il boss Giuseppe "Piddu" Madonia nonostante il 41 bis al quale era sottoposto in carcere, continuava a impartire le proprie disposizioni al clan. Il retroscena emerge dall'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, con la quale stamani sono state eseguite dai carabinieri 24 ordinanze di custodia cautelare. Una persona è sfuggita all'arresto.

Madonia, attraverso i colloqui in carcere con i propri familiari, riusciva a trasmettere all'esterno del carcere gli ordini agli affiliati alla cosca, violando così il duro regime carcerario al quale è sottoposto.

Un ruolo di particolare rilievo nella catena di trasmissione delle direttive all'organizzazione mafiosa era affidato alla sorella del capomafia, Maria Stella Madonia, 72 anni, già condannata per mafia, arrestata stamani e posta ai domiciliari. Con lei è stato arrestato anche il marito, Giuseppe Lombardo, 75 anni, accusato di tenere i rapporti con il "reggente operativo" della famiglia, Carmelo Barbieri, arrestato anche lui.

Crocetta: "La politica sia più incisiva". Il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, si è complimentato con il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari e con il Comando provinciale dei carabinieri per l'operazione che ha portato all'esecuzione di 24 ordini di custodia del clan Madonia.

Crocetta ricorda di avere denunciato che alla morte del boss Daniele Emmanuello, Carmelo Barbieri, soprannominato "il professore", ne aveva preso il posto alla guida della cosca. Il sindaco, durante la processione del venerdì santo a Gela, si ritrovò alla spalle proprio Carmelo Barbieri, a piede libero  "malgrado fosse stato condannato, con altri 12 imputati, per associazione mafiosa da un giudice, Edi Pinatto, che però dopo 8 anni non aveva depositato la sentenza del processo "Grande Oriente".

A proposito degli indagati arrestati, il primo cittadino gelese si chiede: "Con chi hanno fatto affari in questi anni? Chi hanno sostenuto nelle varie elezioni? Da chi hanno avuto favori?". Il sindaco conclude sostenendo che "è l'ora che la politica giochi un ruolo diverso, più incisivo e più reale nella lotta alla mafia".

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