Sventolano le bandiere per Cannavò


MILANO - L'applauso di centinaia di persone ha accolto l'uscita del feretro di Candido Cannavò dalla basilica di Sant'Ambrogio, dove si sono svolti i funerali del giornalista. La bara ha ricevuto il saluto di dieci agenti della polizia penitenziaria schierati sulle due file subito fuori la chiesa. Un altro applauso era risuonato all'interno della basilica alla fine della cerimonia. Cannavò sarà ora tumulato nel cimitero Monumentale di Milano.

Presenti i vessilli della Ferrari, della Figc, di Milan, Inter, Juventus, Roma e Torino. E poi tantissimi personaggi del mondo dello sport, ma anche estimatori, lettori, gente che lo aveva conosciuto per
le sue battaglie civili.

"E' stato un amico e un cantore dello sport, che fino all'ultimo ha saputo trasmettere una dimensione che vive prima di valori e poi di competizione". Con queste parole il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, ha voluto ricordare l'ex direttore della Gazzetta dello Sport, al cui feretro ha reso omaggio questa mattina. Abete è arrivato alla camera ardente in via Solferino, accompagnato dal suo vice Demetrio Albertini ("Era un direttore sempre in prima linea"), mentre non è potuto esser presente il ct della Nazionale, Marcello Lippi, bloccato a Viareggio dall'influenza.

C'era invece in rappresentanza del governo il sottosegretario allo Sport Rocco Crimi, che ha ricordato Cannavò come "uno dei padri del giornalismo italiano, nonchè punto di riferimento per il mondo sportivo, anche per me che sono giovane e ho ammirato le sue battaglie contro il doping e a favore dello sport italiano".

A nome degli arbitri ha espresso il suo cordoglio il presidente dell'Aia, Cesare Gussoni, ricordando di aver parlato al telefono pochi giorni fa con l'ex direttore della rosea, che, ha raccontato, "mi aveva dedicato un bellissimo articolo sulla riedificazione tecnica e morale degli arbitri. Ci era sempre molto vicino".

In mattinata altri personaggi dello sport hanno reso il loro omaggio: Alberto Tomba, l'ex presidente del Napoli Corrado Ferlaino e l'olimpionica Josefa Idem, che ha ricordato l'episodio da cui è nata la sua amicizia con Cannavò: "Nel 2000 un giornale diffamò me e altri campioni olimpici, e lui ebbe il coraggio di denunciare questa scorrettezza: non è solito che un giornalista faccia cose simili, ma lui era una persona di grandissimo spessore".

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