Sequestro milionario di beni a boss nisseno


GENOVA - La Direzione investigativa antimafia ha chiesto ed ottenuto dal Tribunale di Caltanissetta il sequestro di numerosi beni mobili ed immobili, per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro, riconducibili ad Antonino Lo Iacono, ma intestati prevalentemente ai suoi familiari, residente a Genova e considerato sin dagli Anni '80 elemento di spicco del clan Madonia, operante nella provincia nissena e nel nord Italia.

L'organizzazione mafiosa fa capo al boss Giuseppe Madonia, detto "Piddu", ritenuto numero due di Cosa nostra, attualmente detenuto e sottoposto al regime del 41bis.

Antonino Lo Iacono, condannato complessivamente nel 2003 a 20 anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, costituiva, secondo gli investigatori, l'appendice di Cosa nostra di Vallelunga Pratameno a Genova, anche per la gestione delle estorsioni nell'Italia settentrionale e per il reimpiego dei proventi derivanti dal traffico di sostanze stupefacenti in investimenti immobiliari.

Attualmente Lo Iacono, al quale sono stati concessi gli arresti domiciliari per motivi di salute, con permesso di assentarsi per svolgere attività lavorativa, è imputato per mafia davanti al Tribunale di Caltanissetta proprio per la sua presunta appartenenza a Cosa nostra.

Tra i beni posti sotto sequestro dalla Dia genovese ci sono conti correnti bancari e postali, abitazioni, terreni, negozi e magazzini nei Comuni di Genova, Campomorone, S. Stefano D'Aveto, S. Agata Fossili e Vallelunga Pratameno ed una società di asfaltatura strade che operava a Genova, assegnataria di numerosi appalti presso alcuni Comuni dell'Alta Valpolcevera.

A Caltanissetta Lo Iacono divideva la proprietà di un grosso fabbricato con il boss Piddu Madonia la cui parte era stata già sequestrata e confiscata con analogo provvedimento antimafia.

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