BRUXELLES - "Le imprese che hanno operato nel polo petrolchimico Augusta-Priolo dovranno pagare per i danni ambientali arrecati all'area". Questo è il risultato di una sentenza della Corte europea di giustizia, secondo cui "gli operatori che hanno impianti limitrofi a una zona inquinata possono essere considerati presunti responsabili dell'inquinamento".
La Corte Ue si è pronunciata dopo essere stata investita dal Tar della Sicilia che dovrà decidere su alcuni ricorsi presentati da Erg, Eni, Polimeri Europa, Syndial contro alcuni provvedimenti che le obbligano ad adottare misure per la riparazione del danno ambientale nella zona di Priolo, accollandosene gli oneri finanziari.
Secondo la Corte europea, "le autorità nazionali possono subordinare il diritto degli operatori ad utilizzare i loro terreni alla condizione che essi realizzino i lavori di riparazione ambientale imposti.
La direttiva sulla responsabilità ambientale - spiega la Corte in una nota - prevede, per quanto concerne determinate attività, che l'operatore la cui attività abbia provocato un danno ambientale o una minaccia imminente di un danno siffatto è considerato responsabile. Pertanto, esso deve adottare le misure di riparazioni necessarie e assumersene l'onere finanziario.
La Rada di Augusta, situata nel territorio di Priolo Gargallo, è interessata da fenomeni ricorrenti di inquinamento ambientale, la cui origine risalirebbe già agli Anni '60, quando è stato realizzato il polo petrolchimico Augusta-Priolo-Melilli".
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