PARIGI - Il giorno dopo il grande sorpasso della sinistra sulla destra di governo, la Francia si appresta a vivere una settimana di fuoco dominata dalle trattative per il secondo turno di domenica prossima: 4 su 26 le regioni dove la destra può ancora sperare di vincere. I commenti degli analisti sono però puntati sui due fenomeni di maggiore impatto del voto di ieri, l'astensionismo e la rinascita del partito dell'estrema destra di Jean-Marie Le Pen.
"La sinistra in testa, l'astensione pure", titola un giornale di sinistra come Liberation, mentre per il filogovernativo Le Figaro, l'Ump di Nicolas Sarkozy, che ha ottenuto il 26,1%, "ha otto giorni per evitare la debacle".
Quanto al Fronte nazionale (11,5%), dopo lo show in diretta di ieri sera dell'anziano leader, che si è presentato con un cartello in mano con la scritta 'No all'islamismo' sbarrata da una striscia rossa di "censura", tocca all'erede, Marine, la parte della protagonista. "Sorpresa? - ha detto stamattina la battagliera figlia di Le Pen a France Info - sono indignata, per settimane i maggiori istituti di sondaggio ci hanno volutamente ignorato".
A sinistra c'è soddisfazione ma non si esulta. Martine Aubry, che ha portato il Partito socialista al29,1%, punta al grande slam, la conquista di tutte le regioni, ma non sarà facile soprattutto nelle due regioni che già erano in mano alla destra, l'Alsazia e la Corsica. Per sperare, la gauche deve riuscire laddove negli ultimi anni è stata più carente, la compattezza della coalizione, soprattutto con i Verdi di Europe Ecologie (12,3%). I quali, nonostante non abbiano ripetuto l'exploit delle europee dell'anno scorso, sono pur sempre ormai stabilmente la terza forza del paese. Fin da ieri sera sono partiti i negoziati, il Ps - come ha detto l'ex segretario Francois Hollande - vuole "amplificare il risultato".
Quanto a Sarkozy, ieri sera ha convocato i fedelissimi subito dopo l'annuncio dei risultati per essere sicuro che tutti siano determinati a battersi fino in fondo. La ricetta è ovviamente quella di rivolgersi agli astensionisti di ieri, il vero esercito che ha marciato sul Palazzo della politica ieri sera. Il 53% ha rinunciato, più di un elettore su due. Fra chi interpreta, oggi, questo dato, spiccano le tesi di elettori "fiaccati dalle difficoltà economiche", e dal meccanismo complicatissimo di queste regionali.
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