PALERMO - Ha trascorso una notte insonne, dopo la tensione accumulata in questi giorni e la sentenza che ieri la ha condannato a cinque anni di reclusione per favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio assolvendolo però dall'accusa più pesante, quella di avere favorito Cosa nostra. Il presidente della Regione Salvatore Cuffaro questa mattina è apparso più disteso; quando è sceso di casa ha trovato ad attenderlo, sotto la sua abitazione, un gruppo di fedelissimi che lo aspettavano fin dalle prime ore dell'alba.
Cuffaro non è riuscito a trattenere la commozione, mentre abbracciava a uno a uno amici e conoscenti. "La cosa che mi dà più gioia - ha detto - e quella di avere finalmente riportato la serenità nella mia famiglia. In questi anni ho vissuto con il rimorso di avere dato ai miei cari un dolore grandissimo: quello di vedermi indagato e processato per collusione alla mafia, io che l'ho sempre combattuta. Oggi il rimorso non c'è più perché questa accusa infamante è stata cancellata e, soprattutto, perchè ho visto finalmente la mia famiglia un po' più serena".
Il presidente ha ribadito la sua intenzione di non dimettersi: "Torno al lavoro, dopo questo calvario, per continuare a fare quello per cui i siciliani mi hanno rieletto, apprezzando la mia scelta di lasciare il Parlamento europeo e il Senato della Repubblica che mi avrebbe consentito di ottenere l'immunità. E' l'unica risposta che posso dare in cambio dello straordinario affetto che mi è stato dimostrato dai siciliani, nel tentativo di ripagare il bene che mi hanno voluto e continuano a volermi".
Il governatore ha anche commentato la richiesta di dimissioni avanzate da alcuni esponenti dell'opposizione: "Avevo detto che mi sarei dimesso se fossi stato condannato per un reato infamante come quello di avere favorito la mafia, questo non è successo. Cuffaro rimane al lavoro fino al 2011, non si farà attrarre da chimere di candidature alle nazionali perché dopo quello che hanno fatto i siciliani per me è giusto che io rimanga qui a lavorare".
"Io ho rispettato la magistratura essendo un imputato modello - continua -, ora mi aspetto che i pm facciano lo stesso nei miei confronti. Ci sono tre gradi di giudizio: sono riuscito a dimostrare l'infondatezza del reato più infamante, quella di avere favorito la mafia, sono convinto che negli altri due gradi sarò assolto anche dalle altre accuse".
"Il tribunale - sottolinea il governatore - ha cancellato l'accusa che io sia colluso con la mafia o, come sostengono i miei avvocati, che abbia anche favorito il singolo boss. Per il semplice fatto che io avrei rivelato queste notizie, ammesso che fosse vero, al medico Domenico Miceli e all'imprenditore Michele Aiello, che non erano indagati per mafia".
Cuffaro ripercorre anche quello che definisce il suo lunghissimo "calvario" giudiziario, cominciato nel 2003 con l'accusa di corruzione, poi archiviata, "per avere preso una tangente da una persona che non era nemmeno indagata. Questa tangente l'avrei presa nel '93 in cambio di un decreto firmato dall'on Salvo Lima. L'accusa di corruzione è caduta intanto perché un parlamentare europeo non firma decreti, ma questo è poca cosa rispetto al fatto che nel '93 l'on. Lima era già morto da 18 mesi".
Il presidente della Regione osserva: "Sarebbe bastato un po' più di attenzione da parte dei pm che allora seguivano l'inchiesta per evitare che si facesse tanto clamore". Cuffaro ricorda poi che l'indagine era stata avviata su input di un pentito "tale Lanzalaco, che parlava da oltre dieci anni e che fino ad allora non aveva detto niente di me".
Caduta l'accusa di corruzione, rimaneva quella di concorso in associazione mafiosa: "Hanno messo sotto sopra la mia vita - sottolinea il governatore -, quella dei miei familiari, dei miei amici, forse anche dei miei elettori; hanno messo sotto controllo due milioni di telefonate e vent'anni della mia vita politica. Dopo di ciò hanno dovuto archiviare il reato di concorso per trasformarlo in favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. Il tribunale ieri ha finalmente cancellato anche l'accusa che io sia colluso con la mafia".
Cuffaro ha detto di avere ricevuto centinaia di telefonate da esponenti politici e istituzionali, "da Casini a Cesa, da Berlusconi a Cossiga", ma ha sottolineato di essere stato colpito "dall'afflato collettivo della gente comune, migliaia di persone che si sono strette attorno a me per dimostrarmi il loro affetto". Il governatore ha aggiunto di essere rimasto particolarmente commosso da una signora novantenne, moglie del pittore Gianbecchina: "E' arrivata di corsa davanti al portone di casa mia per abbracciarmi tra le lacrime. E' stata una cosa che mi ha toccato profondamente".
Dopo avere preso un caffè nel bar vicino casa, davanti a Villa Sperlinga, sempre assediato dai suoi sostenitori Cuffaro ha rilasciato alcune interviste televisive. In mattinata sarà a Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione, per "tornare al lavoro", come aveva dichiarato ieri subito dopo avere assistito alla lettura del verdetto che lo scagiona dall'accusa di mafia.
Nel pomeriggio circa mille persone hanno partecipando ad un corteo di protesta a Palermo e sotto palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione, inneggiando alle dimissioni del governatore Salvatore Cuffaro. Il corteo, partito da piazza Politeama, ha raggiunto piazza Indipendenza dopo aver attraversato via Maqueda e corso Vittorio Emanuele.
19/01/2008
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