No scontrini e falsi ciechi, la Sicilia dei furbetti
di Tony Zermo
Il paese dei furbetti. Ci sono gli amici del quartierino che lucrano sugli immobili e scalano banche nella grande area che va da Roma a Milano. Qualcuno s'è bruciato le mani con le inchieste e ha perso anche le banche, che con i tempi che corrono è meglio perderle che trovarle. Ci sono poi quelli che ti fregano anche a tavola con l'olio extravergine d'oliva che magari te lo vendono a un euro a litro, ma è contraffatto e la verginità l'ha persa da tempo. Nel Lazio la Guardia di finanza ne ha scoperti 500 mila litri, in grado di coprire tutti quei supermercati italiani che non vanno troppo per il sottile.
Con questi tempi di crisi, quanti sono quelli che invece di andare sul sicuro a 6-7 euro a litro comprando dal produttore si tappano il naso e acquistano il prodotto che sembra bello, ma arriva dalla Turchia o dal Marocco? Basta cambiare etichetta e con l'aggiunta di clorofilla sembra un olio super. Provare per credere. Ormai si può imitare di tutto, tranne i soldi. Una volta ci riusciva il catanese Ciulla (da qui l'epiteto di «catanesi soldi fausi»), ma sparito lui, nessuno è stato capace di imitarlo.
In Sicilia di furbetti ne abbiamo in abbondanza, tanto per non farci mancare niente. A Siracusa hanno beccato falsi ciechi che andavano in moto facendo i dribbling tra le auto e che stando ai certificati medici avrebbero dovuto starsene a casa in un fondo di letto. Un gruppo di falsi invalidi che ha rubato due milioni di euro, mica poco, forse spartendo con i medici compiacenti. In questo settore però non siamo in testa, ci battono i napoletani che di ciechi dalla vista con dieci decimi ne hanno in quantità industriale.
A Catania i finanzieri hanno condotto un'operazione stile Cortina controllando i negozi a tappeto (ma come, anche a San Cristoforo?) e hanno scoperto che 8 su 10 non emettono scontrini, sai la novità, o ci mettono una cifra più che dimezzata, tipo che la parrucchiera dice a tua moglie. «Le dispiace se invece del colore ci metto solo la messa in piega? ». Poi magari ti accorgi che quella parrucchiera dove si serve tua moglie s'è fatta una villa hollywoodiana.
Con questi tempi di crisi, quanti sono quelli che invece di andare sul sicuro a 6-7 euro a litro comprando dal produttore si tappano il naso e acquistano il prodotto che sembra bello, ma arriva dalla Turchia o dal Marocco? Basta cambiare etichetta e con l'aggiunta di clorofilla sembra un olio super. Provare per credere. Ormai si può imitare di tutto, tranne i soldi. Una volta ci riusciva il catanese Ciulla (da qui l'epiteto di «catanesi soldi fausi»), ma sparito lui, nessuno è stato capace di imitarlo.
In Sicilia di furbetti ne abbiamo in abbondanza, tanto per non farci mancare niente. A Siracusa hanno beccato falsi ciechi che andavano in moto facendo i dribbling tra le auto e che stando ai certificati medici avrebbero dovuto starsene a casa in un fondo di letto. Un gruppo di falsi invalidi che ha rubato due milioni di euro, mica poco, forse spartendo con i medici compiacenti. In questo settore però non siamo in testa, ci battono i napoletani che di ciechi dalla vista con dieci decimi ne hanno in quantità industriale.
A Catania i finanzieri hanno condotto un'operazione stile Cortina controllando i negozi a tappeto (ma come, anche a San Cristoforo?) e hanno scoperto che 8 su 10 non emettono scontrini, sai la novità, o ci mettono una cifra più che dimezzata, tipo che la parrucchiera dice a tua moglie. «Le dispiace se invece del colore ci metto solo la messa in piega? ». Poi magari ti accorgi che quella parrucchiera dove si serve tua moglie s'è fatta una villa hollywoodiana.
