Pubblicato: 24/01/2013
Politici siciliani nella rete
disinvolti solo su Facebook
di Andrea Lodato
Contro il vuoto in piazza, confronti su televisione e giornali. Ma a scatenare il dibattito elettorale resta ancora la carta stampata
CATANIA - Followers su Twitter e Amici su Facebook aumentano con l’approssimarsi delle elezioni. Sono i candidati. Adesso, vicini alle Politiche, sono scesi in campo prevalentemente i partiti e i leader che li guidano e stanno lì, con i loro staff, a scrivere messaggi, descrivere programmi, promettere mirabilie. Qualcuno risponde, la maggior parte no.

E’ il gioco dei socialnetwork, che anche in Sicilia ha contagiato moltissimi politici ed aspiranti a qualche posto. Ma come se la stanno giocando questa partita nell’Isola? Spiega il prof. Davide Bennato, docente di socialmedia all’Università di Catania: "La campagna elettorale è stata spostata nelle nuove piazze frequentate dai cittadini, che sono le piazze virtuali. Da questo dipende la colonizzazione dei vari strumenti, da Facebook a Twitter, da parte della politica".

Politica che, come capita spesso, un po’ per opportunismo e molto per deficit culturali, utilizza questa piazza come un antico broadcast: "Sì - conferma il prof. Bennato - è un uso fatto a suon di slogan, in cui prevale il principio del "io parlo, voi ascoltate o leggete". Così si sfugge all’essenza del socialnetwork, quella per cui chi legge può rispondere, giudica, in tempo reale, può anche prendersi gioco di te modificando con un photoshop il tuo manifesto".

La piazza non c’è più, quella vera, diciamo. Eppure aveva resistito anche allo strapotere invasivo della tv. Un navigato dirigente politico della destra catanese che ha superato gli 80 anni, Tano Pirrone, racconta: «Lasciamo stare i grandi comizi di De Gasperi o di Almirante o di altri grandi leader degli Anni 70 e 80. Io ricordo che nel 2006 ad un comizio di Fini, con Lombardo e Musumeci, c’erano in piazza Università seimila persone. Poi sempre meno, anzi le piazze sono effettivamente scomparse. Anche perché oggi dire in tv, con una bella faccia tosta, ho sbagliato a sciogliere An per confluire in Forza Italia/Pdl è una cosa, ma in una piazza piena di gente non sarebbe stato così facile".

Insomma, la piazza virtuale mette molto al riparo i politici, ma se sono i giovani a sapere come ci si muove più agevolmente dentro, gli stessi giovani quando masticano un po’ di politica, sanno che non tutto può ridursi alla Rete. Diego Cimimo ha 60 anni meno di Tano Pirrone, con sei amici ha fondato un’associazione civica in vista delle Amministrative di Catania. Il tutto promosso on line. Ma basta? «No, non basta. I social servono a lanciare messaggi, ma la politica va fatta tra la gente. Magari con comizi. Quando abbiamo lanciato “Scegliamo Catania” su Facebook, mia nonna mi ha detto che una volta queste cose si facevano con i comizi, e me ne ha ricordato uno a Catania di Achille Occhetto. Sarebbe bello".

Anche in Sicilia di piazze parlano un po’ la sinistra e un po’ la destra e un po’ le frequentano, ma si dice che c’è freddo, e si finisce, al massimo, in cinema o teatri. E sulla Rete, appunto. Ma quanto vale in Sicilia e per i siciliani questa propaganda? Che dicono i sondaggi?

"La Rete - dice Pietro Vento, Direttore Istituto Demopolis - è parte del vissuto quotidiano per un segmento crescente della popolazione siciliana. E per molti è anche luogo di confronto politico, canale di discussione e di partecipazione civica. Anche e soprattutto sui Social Network. Secondo il Barometro Politico Demopolis, circa un elettore su quattro, nell’Isola, segue in Rete la campagna elettorale per le Politiche. Ma la televisione resta oggi in Sicilia in particolar modo, la principale fonte di informazione politica per i cittadini. Secondo i dati dell’Istituto Demopolis, quasi l’80%, per formarsi un’opinione politica in queste settimane che precedono il voto, guarda un Tg o segue programmi e dibattiti televisivi. Proprio per questo, la televisione diviene decisiva in queste ultime 4 settimane di campagna elettorale".

Insomma molta Rete, soprattutto, però, Tv, anche se c’è un dato che emerge e che conferma il ruolo che quando si parla di politica, conserva la carta stampata: "Non è da trascurare - dice Vento - il ruolo della carta stampata e dei quotidiani in particolare, capaci ancora di aprire, ben più di Internet, confronti e discussioni in famiglia, con gli amici o i colleghi. Incidendo così, significativamente, sulla formazione dell’opinione politica degli elettori".

Per chiudere e provare a catalogare i nostri politici che stanno sui social, sono più tipi da Twitter o da Facebook? Il socialprof Davide Bennato non ha dubbi: "Twitter richiede maggiore incisività, in 140 battute bisogna esprimere un concetto, in maniera possibilmente chiara. No, sono tipi più da Facebook i politici siciliani in genere, perché Fb elabora proprio i vecchi processi di piazza. In maniera anche più grezza, se vogliamo".