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Caso firme false M5S per le comunali a Palermo, ci sono i primi indagati

L'inchiesta nata da servizi Le Iene, a giorni gli interrogatori. Nei prossimi giorni i primi interrogatori in Procura. E nel Movimento palermitano c'è aria di tempesta: chiesta la sospensione di tre parlamentari

Caso firme false M5s a Palermo, deputati rifiutano autosospensione e accusatore "ritratta"

Palermo. Chi profetizzava un nulla di fatto si è dovuto ricredere. Il fascicolo, inizialmente aperto a carico di ignoti, ha i suoi primi indagati, che, a giorni, riceveranno l’invito a comparire davanti ai magistrati di Palermo per essere interrogati. Una tappa importante per l'inchiesta sulle presunte firme false apposte per la presentazione della lista del M5s alle elezioni comunali del 2012 che segue settimane di accertamenti: audizioni di testimoni e acquisizioni di documenti. Come l’ultimo: un anonimo con le sottoscrizioni vere che sarebbero state sostituite e portate in tribunale. I pm l’hanno chiesto ai giornalisti de Le Iene, che con i loro servizi hanno dato input all’indagine, per confrontarlo con quello, probabilmente identico, inviato in Procura.

Il fascicolo, iscritto a modello 21 del registro generale, quello a carico di noti appunto, porta il numero 18679/16. Nei confronti degli indagati il procuratore aggiunto Dino Petralia e il sostituto Claudia Ferrari contestano il reato previsto dall’articolo 90, secondo comma, del Testo Unico 570 del 1960. La norma punisce con la reclusione da due a cinque anni, tra l'altro, «chiunque forma falsamente, in tutto o in parte, liste di elettori o di candidati od altri atti dal presente Testo Unico destinati alle operazioni elettorali, o altera uno di tali atti veri oppure sostituisce, sopprime o distrugge in tutto o in parte uno degli atti medesimi».

«Chiunque fa uso di uno dei detti atti falsificato, alterato o sostituito, - recita la legge - è punito con la stessa pena, ancorché non abbia concorso nella consumazione del fatto».

Nel corso della trasmissione l’attivista Cinque Stelle Vincenzo Pintagro aveva affermato che le firme presentate in tribunale in occasione delle consultazioni elettorali erano state ricopiate dalle originali, inutilizzabili per un vizio di forma, da due esponenti: Claudia Mannino (ora deputata) e Samantha Busalacchi (ora collaboratrice del gruppo di M5S all’Ars, tra gli aspiranti candidati a sindaco alle prossime comunali).

Sulla vicenda la Digos di Palermo, già nel 2013, in seguito a un anonimo giunto in Procura, aveva aperto un’indagine che si era però conclusa con una archiviazione. Su input delle denunce in tv di Pintagro, che è stato sentito dai magistrati nei giorni scorsi come persona informata sui fatti, e di altri documenti fatti arrivare ai pm da fonti anonime, la Procura ha deciso di tornare sul caso. Davanti alle telecamere de Le Iene, peraltro, alcuni sottoscrittori della lista hanno disconosciuto la paternità delle firme presentate dai grillini nel 2012. Circostanza che avrebbero ribadito ai pm che li hanno sentiti nei giorni scorsi.

L’ipotesi di una falsificazione, inoltre, è stata avanzata anche da alcuni esperti incaricati dalla trasmissione che hanno dichiarato che gran parte delle firme sulla lista ufficiale con il simbolo del movimento non sembrerebbero autentiche.
Il caso sollevato da Le Iene e finito sulla scrivania dei magistrati ha dato vita a uno scontro all’interno del movimento. Un’assemblea che avrebbe dovuto svolgersi ieri per fare chiarezza sulla vicenda è stata rinviata «per motivi organizzativi».

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