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Naro, precipitano nella cisterna del sovrappieno della Diga Furore: morti due operai

I corpi sono stati recuperati dai vigili del fuoco. Ancora poco chiara la dinamica dell'incidente, forse c'è stato un cedimento della piattaforma. La Procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta

Naro, precipitano nella cisterna del sovrappieno della Diga Furore: morti due operai

NARO (AGRIGENTO) - Due operai, di 61 e 56 anni, sono morti dopo essere precipitati da un’altezza di 32 metri, finendo dentro il cosiddetto sovrappieno della diga Furore, a Naro, nell’Agrigentino; una sorta di vasca a forma di imbuto, usata per lo stoccaggio delle acque, ma che sarebbe stata vuota. A perdere la vita sono stati Francesco Gallo, 61 anni compiuti giovedì scorso, di Naro, e Gaetano Cammilleri, di Favara (Ag), che avrebbe compiuto 56 anni tra meno di un mese. I due tecnici stamattina erano giunti alla diga Furore per effettuare dei lavori di manutenzione agli impianti idrici. A provocare l’incidente mortale - ma le indagini dei carabinieri di Naro sono appena all’inizio - sarebbe stato il cedimento del montacarichi sul quale si trovavano i due. Un montacarichi probabilmente non tarato per sollevare due persone.


Sulla vicenda la Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento contro ignoti. L’indagine è coordinata dal pm Salvatore Vella. Le salme dei due lavoratori sono state recuperate dal nucleo speciale del «Saf» dei vigili del fuoco di Agrigento. Alla Furore, fino alle 14, visto che il recupero delle salme non è stato affatto semplice, hanno lavorato tre squadre di pompieri.


I sindaci di Naro e di Favara, Lillo Cremona e Anna Alba, hanno proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali. "Non si può morire così - ha detto Cremona -. Il luogo di lavoro dovrebbe essere un posto sicuro. Spero che non si sia trattato di negligenza». Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha detto che «chi ha delle responsabilità deve pagare» e che nominerà immediatamente una commissione regionale d’inchiesta per accertare le responsabilità «perché non si può morire di lavoro». Per le segreterie provinciali di Cgil e Uil bisogna "fermare le stragi. Prevenzione e sicurezza vengono prima di tutto». E il senatore di Art.1-Mdp, Francesco Campanella, punta il dito contro l’esiguo numero di ispettori del lavoro in Sicilia. «A Palermo - dice - dovrebbero essercene 53, invece sono soltanto 4 e per prendere in considerazione la segnalazione di un problema, se va bene occorrono due anni". 

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