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La Gaipa: «Non ho minacciato né estorto denaro». E evoca un complotto all'interno del M5S

L'imprenditore agrigentino, primo dei non eletti alle Regionali nelle liste del movimento di Grillo, è stato interrogato dal gip e si è difeso. I suoi legali chiederanno la scarcerazione

La Gaipa: «Non ho minacciato né estorto denato a nessuno dei miei dipendenti». E evoca un complotto all'interno del M5S

 «Non ho estorto neppure un centesimo ai miei dipendenti, mi restituivano solo i soldi degli acconti». L’imprenditore del settore turistico-alberghiero Fabrizio La Gaipa, 42 anni - titolare dell’hotel Costazzurra e candidato alle ultime elezioni regionali con il movimento Cinque Stelle, finito all’alba di martedì agli arresti domiciliari - si è difeso davanti al Gip del tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, durante l’interrogatorio di garanzia.

La Gaipa, accusato da tre dipendenti di avere imposto il «cavallo di ritorno» sullo stipendio con la minaccia, a volta larvata, del licenziamento, ha negato qualsiasi addebito cercando anche di chiarire i contenuti delle due conversazioni registrate di nascosto - lo scorso gennaio - da uno dei tre ex dipendenti che lo accusa. Registrazioni in cui si sente La Gaipa e il suo impiegato concordare termini e modalità della restituzione. 

«Spesso gli davo degli acconti - avrebbe detto al Gip - e poi, al momento del saldo della busta paga, li conteggiavamo. Non ho mai estorto un centesimo pagando sempre quanto era previsto in busta paga».

Secondo alcune indiscrezioni La Gaipa avrebbe anche fatto riferimento a faide interne al M5S agrigentino e ha "invitato" la Procura a fare luce anche su oscure trame che sarebbe state ordine all'interno del Movimento.

«Il mio cliente - ha detto l’avvocato Diego Galluzzo che difende La Gaipa e il fratello Salvatore insieme al collega Calogero Petix - ha risposto e riteniamo di avere chiarito le accuse, in ogni caso alla luce delle sue risposte crediamo che le esigenze cautelari siano venute meno. Per questo abbiamo chiesto la revoca dell’ordinanza cautelare». Il pm Carlo Cinque si è riservato di esprimere il parere sulla richiesta entro 48 ore.

Strategia difensiva diversa per il fratello Salvatore, 46 anni, socio dell’attività ma con una posizione più defilata perché non si occupava in maniera esclusiva dei rapporti col personale, al quale è stato imposto il divieto di dimora nel Comune di Agrigento. Il fratello maggiore si è avvalso della facoltà di non rispondere. 

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