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L'Enel ha deciso e rinuncia al rigassificatore di Porto Empedocle

Il passo indietro annunciato dall'ad della società Francesco Starace

L'Enel ha deciso e rinuncia al rigassificatore di Porto Empedocle

Veduta virtuale del rigassificatore di Porto Empedocle

PORTO EMPEDOCLE. L'Enel “chiude” con il gas e il rigassificatore che tanto aveva inseguito, ora viene messo all’«asta». Ad annunciare il passo indietro del colosso dell’energia rispetto agli investimenti sul settore del gas liquido è l’Amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, il quale nel contesto di una riorganizzazione degli investimenti aziendali ha formalizzato la volontà di rinunciare, tra le altre cose, anche alla realizzazione del progetto del rigassificatore che sarebbe dovuto sorgere nell’Agrigentino. Per la società di gestione dell’energia il mettere in vendita le autorizzazioni, fresche di rinnovo per 52 mesi, è ovviamente solo una questione economica.

Chiusasi la parentesi del gas, l’eliminazione di progetti come quello di Porto Empedocle porterà infatti un risparmio di circa 850milioni di euro e, spera Enel, un introito importante qualora riesca a piazzare sul mercato quello che oggi è solamente un castello di carte. Già perché al netto dei percorsi autorizzativi e un progetto vetusto, sul tavolo si può mettere oggi davvero poco. Così, già dallo scorso anno tutto – a partire dal prezzo di vendita, e non è poca cosa – dipenderà dalle scelte del Mise, il Ministero per lo sviluppo economico, in particolare dalla volontà o meno di inserire tra le opere strategiche a livello nazionale, per gli interessi energetici dello Stato, il progetto del rigassificatore. 

Oggi, infatti, il terminale di Porto Empedocle, opera progettata nel 2005, che stuzzicò – non poco – gli appetiti della mafia (dei “pizzini” del boss Gerlandino Messina ne parlano), ma del quale esiste al momento solo una piattaforma in ghiaia, non avrebbe più un reale valore “commerciale” essendo mutati i flussi del mercato energetico. Qualora, invece, l’opera fosse ritenuta strategica per l’equilibrio nazionale, in sostegno della stessa vi sarebbero importanti risorse economiche che lo manterrebbero in “vita” anche qualora non fosse produttivo.

Per una porta che si chiude, è la speranza di Enel, dovrebbe aprirsi un portone, ma evidentemente le incognite sono tante. Del resto, contro il piano energetico nazionale si erano già espresse lo scorso anno associazioni ambientaliste, amministrazioni locali e singoli cittadini che, dalla provincia di Agrigento avevano fatto sentire la propria “voce” inviando al Ministero le proprie osservazioni durante la fase di “osservazione” del piano nazionale.
Pronti alla battaglia, fin dalla pubblicazione delle proroghe al progetto, sono già i comitati che avversano da anni la realizzazione del terminale ai piedi della Valel dei Templi, definito un “mostro” sia per il suo impatto sul territorio che per i potenziali (paventati) rischi per la sicurezza pubblica.

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