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Agrigento, università: tagliare oggi, per rinascere domani

Il presidente del consorzio Gaetano Armao fa il punto della situazione: al Cupa i corsi di laurea sospesi o trasferiti non si potranno recuperare per il prossimo anno accademico

Agrigento, università:  tagliare oggi, per rinascere domani

Consorzio universitario, per quest’anno accademico non si riuscirà a “salvare” i corsi di laurea trasferiti o sospesi, ovvero Beni culturali, Architettura e Giurisprudenza.

A questa conclusione si è arrivati dopo l’ennesimo incontro tra i presidente del Cupa, Gaetano Armao, e l’Ateneo palermitano, il quale tuttavia si è dimostrato disponibile a riformulare le scelte fatte quest’anno se, per l’offerta 2017/2018 da Agrigento si riuscirà a garantire una “credibilità” soprattutto sotto il profilo del sostegno finanziario. Ad ogni modo, pare, ci sarà spazio solo per due dei tre corsi, uno dei quali quasi certamente sarà proprio Beni culturali.

Alla base di tutto, almeno rispetto a questo tema, ci sono i soldi. E per questo il Consiglio di amministrazione, riunitosi venerdì, si è riaggiornato ai primi di settembre. In questa “pausa” gli uffici del Cupa e Armao lavoreranno alla situazione contabile dell’Ente, predisponendo gli atti necessari a portare in Cda i bilanci (siamo fermi al 2014, ma ad oggi manca la nomina dei revisori dei conti), chiarendo il quadro delle partite aperte, a partire dalle somme che i soci debbono al Consorzio. In primis quelle della Regione e dell’ex Provincia, ma anche dello stesso Comune. “Inutile parlare di rilancio se non c’è piena chiarezza sulla situazione economica – ammette Armao -. Quello in corso sarà un anno di transizione, nel quale bisognerà lavorare per ammortizzare il ‘colpo’, limitando al massimo le refluenze e ripartire subito. In gergo marinaresco si chiamerebbe una ‘strambata’”.

A settembre, però, la carne sul fuoco ci sarà. “Stiamo lavorando a dei master – continua il presidente – ma anche ad iniziative di formazione e culturali, come la presentazione di libri e un grande dibattito sulla riforma Costituzionale. Insomma, l’università deve tornare un luogo di scambio e crescita, dove fare cultura”. E se Armao ha dichiarato di aver apprezzato la “proposta e l’ansia di rilancio” dimostrata dai sindacati, che nei giorni scorsi lo hanno incontrato, le tematiche da affrontare sono tutte abbastanza “spicciole”. Nell’ultimo Cda, ad esempio, si è parlato della necessità di riorganizzare i locali in uso all’università, ma non solo. “Se a dicembre Palazzo Tomasi sarà disponibile – dice - lasceremo villa Genuardi. Collaborazioni con le università telematiche? Sì, ma con nessuna di quelle già presenti ad Agrigento abbiamo né avremo contatti. Stiamo inoltre interloquendo con Kore”.

Se sono fiori, evidentemente, fioriranno. E lo sapremo a dicembre, quando sarà presentata l’offerta formativa per il prossimo anno accademico. Intanto si cercherà di capire cosa vuole il territorio. “In collaborazione con le associazioni studentesche – conclude Armao – lanceremo un sondaggio rivolto alle classi terminali dei licei cittadini per capire da loro la propensione ad iscriversi ad Agrigento”.

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