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Licata: sequestrata maxipiantagione di marijuana

A coltivarla era il figlio di un affiliato a Cosa Nostra ucciso nel '91

Licata: sequestrata maxipiantagione di marijuana

Licata. Tutt'intorno alberi di frutta e fichi d'india a protezione di una serra, con all'interno una maxi piantagione di marijuana. L'hanno scovata nel «cuore» di un fondo agricolo i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Licata, a conclusione di un'indagine avviata da circa un mese. Oltre 3.000 piante di cannabis indica, di altezza variabile dai 2 ai 5 metri, pronte per essere raccolte, essiccate, trasformate e messe in vendite sulle piazze di spaccio. Avrebbero fruttato circa 2 milioni di euro.

Le manette ai polsi sono scattate per Calogero Allegro, ventinovenne, disoccupato di Palma di Montechiaro, con precedenti specifici, accusato di coltivazione, produzione e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Proprietaria dell'appezzamento di terreno è la madre del giovane (risultata estranea ai fatti). L'arrestato è figlio di Carmelo Allegro, ammazzato a 29 anni, insieme al trentaseienne Giovanni Lombardo, nel corso di una guerra di mafia. L'agguato scattò il 2 maggio del 1991, e a sparare - secondo i pentiti - furono il boss Salvatore Fragapane (che era anche il mandante), e Calogero Castronovo. Gli investigatori ritenevano Carmelo Allegro un affiliato alla famiglia palmese, a quel tempo capeggiata dai 'terribili' fratelli Ribisi. Ecco perché dietro alla piantagione sequestrata c'è l'ombra della criminalità organizzata. Si è arrivati alla scoperta dopo alcune indagini.

I militari dell'Arma guidati dal capitano Marco Currao, e coordinati dalla Procura di Agrigento, durante un volo in elicottero sopra l'area del fondo in località "Giacobbo", con l'uso di strumenti tecnologici avanzati, hanno verificato la presenza dentro la serra di centinaia di arbusti folti, molti dei quali quasi a toccare la copertura. Accertata la presenza di una piantagione di marijuana la zona è stata monitorata per alcuni giorni. Nessun dubbio sul ruolo di Calogero Allegro, quale 'coltivatore e sorvegliante'. Si era trovato un posto di osservazione dall'alto, perfettamente occultato, che utilizzava per proteggere la piantagione. Più volte sarebbe stato notato controllare l'area con un binocolo. I carabinieri raccolti tutti gli elementi hanno deciso di effettuare il blitz, nel corso del quale all'interno della serra hanno rinvenuto le piante di marijuana perfettamente fiorite e pronte per il raccolto e la successiva trasformazione. In un paio di settimane le prime dosi sarebbero state immesse nelle piazze dello spaccio del comprensorio licatese e non solo. Analizzata dagli specialisti del laboratorio dell'Arma la droga è risultata di buona qualità. Allegro (difeso dall'avvocato Santo Lucia) è stato rinchiuso nel carcere di Agrigento. Stamattina sarà interrogato.

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