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Agrigento: boom di turisti e di B&B. Tutti regolari?

La Guardia di Finanza nei mesi scorsi aveva avviato un'attività di verifica a tappeto

Agrigento: boom di turisti e di B&B. Tutti regolari?

Se nel 2005 negli hotel cittadini arrivarono 368.606 turisti, mentre nei bed and breakfast soli 26,289, nel 2013, ultimo dato disponibile da parte dell’ex Provincia regionale di Agrigento, mentre le strutture alberghiere avevano perso 50mila arrivi, i b&b e le case vacanza avevano fatto registrare 57.887 ospiti.

Un boom che non può non portare con sé una reazione inevitabile: il diffondersi, più o meno incontrollato, dell’abusivismo.Le ultime rilevazioni, in tal senso, arrivano dal Distretto Turistico “Valle dei Templi”, il quale, in una nota diffusa ieri, spiega che a fronte di 168 strutture extra-alberghiere autorizzate in città, altre 130 potrebbero non essere in regola. Una stima realizzata con i cosiddetti “OTA”, gli “On line Travel Agent”, ovvero i siti di prenotazione più conosciuti al mondo. E’ bastato raffrontare l’elenco ufficiale dell’offerta formativa con i nomi delle strutture che si offrono sul mercato informatico per risalire ad una discrepanza che nasconde, probabilmente, la “culla” per l’abusivismo.

«È un fatto molto grave per diversi motivi - afferma l'amministratore del Distretto Turistico Valle dei Templi, Gaetano Pendolino -. L'accoglienza irregolare non è controllata né controllabile e pertanto rischia di minare la brand reputation della nostra destinazione. L'accoglienza irregolare - sottolinea Pendolino - crea una competizione sleale e, poiché non è dichiarata, non permette un'analisi puntuale dell'offerta ricettiva e del suo trend. L'accoglienza irregolare, in tutti i contesti, abbassa la redditività dei posti letto e pertanto danneggia pesantemente le strutture alberghiere ed extralberghiere regolari».

Oggi, secondo Pendolino, mancherebbe anche una politica di “seri interventi mirati all'emersione delle eventuali forme di abusivismo”.

«Le circa 130 strutture extralberghiere che non sembrano essere in regola – continua Pendolino -, nella peggiore delle ipotesi, vantano 6 posti letto di media: una disponibilità giornaliera di circa 780 posti letto offerti al mercato che, moltiplicati per 365 giorni, producono una disponibilità aggiuntiva della città di circa 284.700 posti letto. Supponiamo che queste strutture raggiungano la medesima presenza media annuale delle strutture regolari, pari a circa il 26% su base annua: vorrebbe dire che ogni anno producono circa 74.000 presenze alberghiere. Sono cifre allarmanti – continua -, ma valutate al ribasso. Le strutture irregolari, infatti, riescono ad abbattere i prezzi di vendita e aggredire il mercato, raggiungendo probabilmente una capacità media annua anche del 35-40% con un risultato che, nel caso di Agrigento, potrebbe oscillare tra le 99.645 e 113.880 presenze all'anno. In sostanza, se tutte le strutture fossero censite regolarmente, Agrigento passerebbe dalle circa 430.000 presenze ufficiali alle 543.880 presenze».

Così il Distretto Turistico chiede «l'intervento di una task force congiunta, a guida del Comune di Agrigento, con la Guardia di Finanza e tutti gli enti competenti (Servizio Turistico Regionale, Inps, Inail, Camera di Commercio, Agenzia delle Entrate ecc.) al fine di debellare le eventuali irregolarità».

Ma la situazione, come spesso avviene, è anche più complicata di come sembra. «Da tempo inviamo ai Comuni gli elenchi delle strutture autorizzate e le eventuali discrepanze tra quelle presenti ad esempio sui siti on line di prenotazione e quelli autorizzati, chiedendo di verificare le situazioni che riteniamo dubbie – spiega Achille Contino, responsabile del Settore promozione turistica ed attività economiche e produttive dell’ex Provincia regionale di Agrigento».

- E...?

E a volte emerge che, ad esempio, le strutture hanno presentato regolarmente la dichiarazione di inizio attività e poi sono proprio i comuni a non essersi attivati. E’ comunque innegabile l’esistenza di un problema di abusivismo abbastanza diffuso, soprattutto in alcuni centri della nostra provincia. Bisogna quindi fare diversi distinguo e, al di fuori dei proclami, è necessario un lavoro di filtraggio molto più certosino della semplice denuncia. Per quanto ci riguarda, abbiamo già parlato con gli enti locali per attivare strategie comuni di controllo. Il Libero consorzio non ha uomini da utilizzare sul territorio, devono essere i sindaci a metterci a disposizione gli agenti della polizia municipale”.

E per quanto riguarda la normativa esistente?

“Credo sia necessario che la Regione si occupi realmente di una programmazione dell’accoglienza. La Politica al momento accusa una certa lentezza rispetto alle aspettative del mercato. Passano tempi troppo lunghi e il risultato alla fine è che la normativa non è coerente con i reali bisogni”.

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