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Agrigento e quell'amore mai finito per Pino Rigoli

Gli amici di quando era alla guida dell'Akragas. Marco Caico: «Mi chiamava spesso il sabato sera e mi diceva... "Non fare bere i ragazzi e a casa presto che domani si gioca..."»

Agrigento e quell'amore mai finito per Pino Rigoli

Solitamente è un abitudinario. Infatti, frequentava sempre il bar «Moka» del Villaggio Mosè per la colazione.

«Appena usciva di casa veniva subito al bar per una leggera colazione - ci racconta il proprietario Davide Puleri - ne sono passati giocatori ed allenatori, ma uno come Pino Rigoli difficilmente lo si incontra. Siamo entrati subito in confidenza, mi ha fatto anche appassionare molto all’Akragas e assieme a quella che adesso è diventata mia moglie, andiamo spesso e volentieri a seguire il Gigante. Ma non è la stessa cosa da quando non c’è più Rigoli ad allenatore i biancazzurri. Il legame instaurato con il maestro però va avanti a gonfie vele, ci sentiamo almeno tre-quattro volte alla settimana, poi nel profondo del mio cuore tifo anche Catania, spero proprio che Pino possa riportare gli etnei nel calcio che conta. Lui con il suo lavoro, alla fine ottiene sempre grandi risultati».

Dal bar al ristorante preferito da Rigoli ad Agrigento, la Trattoria Caico di San Leone, un porto sicuro per l’allenatore peloritano.

«Con Pino c’è un rapporto così straordinario che anche quando lui era andato via la prima volta, me lo ritrovavo spesso e volentieri a tavola - racconta il proprietario Marco Caico - Persone come lui sono contate, ti fa sentire subito in sintonia, sa discutere di tutto e di più, non solo calcio quindi».

Si fidava del tuo consiglio per mangiare oppure aveva sempre un piatto suo particolare?

«Solitamente si fidava dei miei consigli, va matto per la caponata di tonno, ma anche per altri antipasti tutti a base di pesce».

C’è qualche episodio che ti ha colpito maggiormente?

«Lui per i giocatori è come un padre. Ricordo che soprattutto il sabato sera, prima di una gara, mi chiamava per sapere chi dei giocatori stava cenando al ristorante. Mi diceva di tenerlo informato se abusavano a tavola, di farli mangiare leggeri e, in particolare, di non farli bere bevande alcoliche. Tienimi informato quando vanno via, non devono fare tardi. Me lo chiedeva alla stessa stregua di come si comporta un padre per i propri figli. Per domenica sono combattuto, ci tengo troppo a lui, sarebbe rimasto anche in questa stagione, ma la dirigenza ha perso troppo tempo».

Dal ristorante al barbiere, anzì ai due barbieri, i gemelli Filippo e Lillo Castronovo, tifosissimi dell’Akragas, che si contendevano il gradito cliente.

«Pino Rigoli è il migliore allenatore che l’Akragas abbia avuto negli ultimi quarant’anni - dice Filippo Castronovo - Siamo rimasti tutti molto dispiaciuti quando ha firmato per il Catania, lui era il nostro allenatore, è stato artefice di una salvezza miracolosa l’anno scorso. Per noi tifosi è stato un dolore questo nuovo addio. Ricordo che dopo la sua prima esperienza con l’Akragas accettò la proposta dell’Agropoli. Assieme ad altre persone gli abbiamo fatto una targa che gli abbiamo consegnato nel mio salone dopo avere fatto barba e capelli. Domenica tiferò Akragas, ma spero proprio che Rigoli vinca il campionato. Quando verrà con il Catania all’Esseneto, l’intero stadio lo accoglierà benissimo, perché noi tutti, in fondo al nostro cuore, speriamo proprio che Rigoli, un giorno non lontano, possa ritornare».

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