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Uomini e donne denunciano ricatti sessuali via Facebook

In 36 ad Agrigento si sono presentati alla polpost

Uomini e donne denunciano ricatti sessuali via Facebook

Non solo gli uomini, ci sono anche due donne tra i 36 agrigentini, che nell'ultimo periodo hanno chiesto aiuto alla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Agrigento, dopo essere caduti nella 'trappola' via chat del "Sex-extortion", vale a dire il ricatto con la minaccia di diffondere immagini sexy, registrate poco prima con una webcam. E' la prima volta nella nostra provincia di vittime femminili per questo genere di ricatto contro la persona. Una risiede nell'abitato di Agrigento, l'altra in un comune limitrofo al capoluogo.

«O paghi o diffondiamo le immagini di nudo che ti tocchi», una vera e propria estorsione a sfondo sessuale. Entrambe messi da parte imbarazzo e quel pizzico di vergogna hanno denunciato ogni cosa, rivolgendosi agli agenti della Polizia Postale. Hanno raccontato di essere state costrette a pagare pur di impedire la diffusione dei video a dir poco compromettenti. Le due prima hanno accettato l'amicizia su Facebook di uomini di bell'aspetto e seducenti. Qualche messaggio, qualche confidenza. E si sono lasciate andare. Così sono finite in videochat su Skype nella quale accade, che le due agrigentine, convinte, si sono spogliate, compiendo atti di natura sessuale. Dopo qualche minuto è arrivata per loro la sorpresa meno attesa: «Ti ho registrato, ora devi pagare se non vuoi che faccia circolare in rete queste immagini».

Quello del "Sex-extortion", purtroppo è un fenomeno in costante e preoccupante crescita in tutto l'Agrigentino. In quasi tutti i casi trattati dalla Postale l'origine del ricatto sessuale viene localizzato all'estero (Africa o Asia).

«Non pagare mai - il consiglio dell'ispettore Fiore, responsabile della Polizia Postale di Agrigento - bloccare subito il contatto. Inoltrare richiesta di rimozione del video ai gestori della piattaforma sulla quale il video stesso è stato postato, e sporgere subito denuncia. E mai concedere 'amicizia' sui social network a persone che non sono conosciute anche nella vita reale». 34 i maschi agrigentini di tutte le fasce d'età e di tutte le estrazione sociale (la gran parte sono studenti, operai, liberi professionisti, impiegati), che hanno «abboccato» negli ultimi mesi. Prima invitati ad accettare l'amicizia e poi a chattare su Facebook da ragazze sconosciute, belle e avvenenti. Quasi sempre le conversazioni si spostano su Skype. Una volta in chat, le giovani li invitano a fare autoerotismo.

L'epilogo è meno fantasioso: il copione tragicomico si conclude sempre con un'estorsione. Ci sono quelli pagano. Altri capiscono che si tratta di una trappola e in tempo corrono ai ripari, e ci sono anche quelli che segnalano o denunciano tutto (pochi). Dietro ai profili - falsi - delle allegre ragazze, si nascondono spesso uomini, che, sotto la minaccia di pubblicare i video e le foto imbarazzanti del "pollo" di turno da spennare, chiedono in cambio alcune centinaia di euro, quasi sempre da 300 a 500 euro, ma il ricatto può portare a richieste fino a due mila euro.

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