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Ruspe, bugie e veleni all'ombra dei Templi: i dati (e la "scoperta") per abbattere gli alibi

Solo 16 demolizioni coatte su 1.419 fascicoli penali. Ma ora in Sicilia può intervenire il Genio militare

Ruspe, bugie e veleni all'ombra dei Templi: i dati (e la "scoperta") per abbattere gli alibi

Il sindaco di Licata, coraggioso simbolo della lotta agli abusivi, ha denunciato: «Mi hanno lasciato solo». E, prima di ritirare le minacciate dimissioni, Angelo Cambiano aggiungeva una domanda sensata: «Perché le demolizioni si fanno solo nella mia città?». Rosario Crocetta, dopo la solidarietà di capitolato, lo ha sfidato: «Se si sente di fare le demolizioni le faccia, altrimenti siamo pronti a sostituirlo».

Cosa sta succedendo davvero? Punto primo: lo Stato c’è. Spulciando i dati della Procura di Agrigento, scopriamo che, al 19 settembre, sono aperti 1.419 procedimenti penali per abusivismo edilizio in 26 centri. Esclusi i 508 fascicoli archiviati (altri 157 risultano sospesi), si registrano ben 1.003 informative ai Comuni, destinatari anche di 245 ingiunzioni di demolizione. I privati, invece, hanno ricevuto 270 decreti ingiuntivi. In quanti casi sono già intervenute le ruspe? Dalle statistiche realizzate dalla sezione di polizia giudiziaria del Corpo forestale presso la Procura, risultano 103 gli immobili «demoliti autonomamente», dei quali ben 37 ad Agrigento e 21 a Licata. Gli ecomostri «demoliti coattivamente» sono appena 16, di cui 6 ad Agrigento, 6 a Licata e 2 a Palma di Montechiaro.

È tutt’altro che bassa, comunque, l’attenzione su quello che la Procura di Agrigento - il 30 settembre, nella relazione al Pg della Corte d’Appello di Palermo - definisce «una categoria di reati con un peso rilevante», tale da «investire la maggior quantità possibile di energie e di risorse».

Ma perché allora gli immobili si demoliscono a macchia di leopardo? Emblematica, in tal senso, è una nota del pm Alessandro Macaluso, indirizzata al sindaco di Licata con un elenco di 12 immobili, che «insistono in zona di inedificabilità assoluta», sui quali «con sentenza passata in giudicato», è stata «sancita la demolizione dei manufatti abusivi». Scrive il sostituto agrigentino a Cambiano: «Vorrà senza ritardo e tenuto conto di quanto disposto dall'articolo 328 C.p. procedere agli adempimenti di sua competenza, così come da protocollo di intesa firmato in data 7 ottobre 2015». E, a scanso di equivoci, ribadisce che «detto elenco non è sottoposto ad alcun vaglio da parte di codesta amministrazione, trattandosi di esecuzione di sentenze penali».

Al netto del “magistratese”, la lettera chiarisce alcuni punti-chiave. I sindaci non “scelgono” le ruspe. Ma devono (o meglio: dovrebbero) eseguire sentenze passate in giudicato, obbligo rafforzato da un protocollo d’intesa fra la Procura e diversi comuni agrigentini. E allora perché si demolisce quasi soltanto a Licata? Per la solerzia di Cambiano, certo. Ma anche perché ci sono i soldi: un capitolo di circa 500mila euro lasciato in eredità dal commissario straordinario, Maria Grazia Brandara, che per inciso è una fedelissima dell’assessore Mariella Lo Bello, oltre che dello stesso Crocetta. Subentrata (dopo altra gestione commissariale di Dario Cartabellotta) all’ex sindaco. Angelo Balsamo, arrestato nel 2014 e sotto processo per corruzione giudiziaria (7 anni la richiesta del pm), da primo cittadino, con Cambiano suo assessore, propose la vendita degli immobili abusivi con diritto di prelazione in favore dei precedenti proprietari responsabili dell’abuso. Non se ne fece nulla. Grazie alla rivolta di alcune associazioni; ma arrivò anche lo stop della Regione.

Oggi Crocetta - sia ben chiaro - su Licata ha competenze pari quasi a zero. Il governatore non può sostituirsi a Cambiano, né commissariarlo.

Ma è subentrata una novità rilevante. Dal 19 ottobre è stato costituito, all’interno del Provveditorato interregionale Opere pubbliche Sicilia-Calabria (ente del ministero delle Infrastrutture, con sede a Palermo) un nuovo organismo: il Comitato regionale per l’esecuzione delle demolizioni di opere abusive per la Sicilia. Un ente previsto da una legge del 1996 e da una convenzione del 1998, che vent’anni dopo diventa operativo, con il «compito di coordinare l’utilizzazione delle strutture tecnico operative del Ministero della Difesa per la demolizione di opere abusive edificate sul suolo privato». In poche parole: il Comitato, da adesso in poi, può usare i mezzi del Genio militare per abbattere gli ecomostri di Sicilia.

Certo, per arrivare alla costituzione del Comitato c’è voluto un voluminoso carteggio fra la Procura di Agrigento e il Provveditorato del ministero. I magistrati si sono dovuti trasformare in un misto fra “007” e azzeccagarbugli. Scoprendo, tra le altre cose, che le ultime Prefetture a nominare i loro componenti sono state Messina (il 14 maggio 2014) e Siracusa (il 20 marzo 2015). La stranezza sta nel fatto che è la Procura di Agrigento a “notificare” al ministero che il Comitato (di sua competenza...) è completo e può dunque essere istituito. La bella “scoperta” risale allo scorso 12 ottobre, data dell’ultima nota della Procura. Una settimana dopo arriverà il decreto istitutivo. Coincidenze?

Un parto complicato, frenato da burocrazia e scartoffie. Ma ora in Sicilia si potranno usare anche le ruspe militari per abbattere gli immobili abusivi, senza aspettare che i sindaci abbiano la voglia e i soldi per farlo. Niente più alibi. Per nessuno.

Twitter: @MarioBarresi

Il comitato per le demolizioni

Con decreto del 19 ottobre, firmato dal capo del Provveditorato interregionale Opere pubbliche Sicilia-Calabria, all’interno di questo ente (che dipende dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e ha sede a Palermo) viene costituito il “Comitato regionale per l’esecuzione delle demolizioni di opere abusive per la Sicilia”.
L’organismo, presieduto dal provveditore Carlea è composto da membro di diritto del 2º Comando delle forze di difesa e da 9 componenti designati dalle Prefetture siciliane.
Ecco la composizione del Comitato regionale, come da decreto di costituzione.

Donato Carlea (presidente)
Capo del Provveditorato Opere pubbliche Sicilia-Calabria

Amleto Tabacco

2º Comando delle Forze di Difesa

Sabina Di Martino

Viceprefetto di Ragusa

Maurizio Falzone

funzionario della Prefettura di Caltanissetta

Rosaria Mancuso

Viceprefetto di Trapani

Cettina Pennisi

Viceprefetto di Catania

Orietta Mongiovì

viceprefetto di Palermo

Giovanna Termini

Viceprefetto di Agrigento

Santo Lapunzina

viceprefetto di Enna

Giuseppina Spampinato

Viceprefetto di Siracusa

Valerio De Joannon

Viceprefetto di Messina

Il Comitato, si legge nel decreto, ha «il compito di coordinare l’utilizzazione delle strutture tecnico operative del Ministero della Difesa per le demolizioni di opere abusive edificate su suolo privato, con esclusione degli interventi su suolo demaniale, nel caso di impossibilità di affidamento secondo le normali procedure amministrative».

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