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Appello mamme di disabili a premier Gentiloni: «Fateci assistere i nostri figli»

Lanciata una petizione con 11mila firme per modificare le norme della Pubblica Amministrazione

Appello mamme di disabili a premier Gentiloni: «Fateci assistere i nostri figli»

AGRIGENTO - Sono mamme di disabili gravi costrette ogni giorno a doversi dividere tra l’abitazione dove vive il figlio, magari costretto a letto o su una carrozzina, e il luogo di lavoro che spesso dista anche centinaia di chilometri da casa. Adesso hanno deciso di costituirsi in un Comitato e di lanciare un appello direttamente al premier Paolo Gentiloni. «Signor presidente, ogni giorno siamo posti dinnanzi ad una scelta: assistere i nostri figli non autosufficienti o abbandonarli per andare a lavorare. Le chiediamo un gesto speciale per la festa della mamma: impegni il governo a cambiare la norma che non tutela i dipendenti pubblici come noi, docenti e genitori di disabili gravi, dal rischio di essere annualmente assegnati a centinaia di chilometri dai nostri figli». Inizia così la lettera appello inviata al presidente del Consiglio da Antonella Zammitto, di Aragona (Ag), a nome delle mamme con figli disabili gravi.


La giornata di Antonella inizia all’alba per accudire il figlio, Andrea, 19 anni, costretto in carrozzina da una malattia neurodegenerativa. «E' tracheostomizzato, non parla, comunica con i gesti e con il movimento degli occhi e della testa» spiega la madre, che ogni mattina deve collegare la pompa dell’ alimentazione al sondino allo stomaco, liberare le vie respiratorie per evitare crisi, somministrare i primi farmaci della giornata. «Intanto l’altro mio figlio, Claudio, ha suo malgrado rinunciato all’infanzia e imparato a essere autosufficiente».


Antonella lavora come insegnante non distante da casa, dopo che era stata assegnata inizialmente a Catania ad oltre 200 chilometri da Aragona. Ma si tratta di un provvedimento provvisorio che il primo settembre rischia di essere annullato se non verrà riconosciuto il suo diritto ad assistere il figlio. "I primi anni - spiega - riuscivo a farcela, ma col tempo il quadro patologico di Andrea è aumentato, è necessario intervenire tempestivamente e con consapevolezza e sono responsabilità che non si possono affidare ad altri. L’asettico algoritmo del ministero che ci assegna alle varie sedi non riconosce la gravità della nostra situazione».


Per questo, non usufruendo neanche dei benefici della Legge 104, il gruppo di mamme ha lanciato una petizione intitolata "Non possiamo lasciarli soli" dalla piattaforma Progressi.org firmata da oltre 11mila persone e rivolta anche ai ministri della Pubblica amministrazione Marianna Madia e a quello dell’Istruzione Valeria Fedeli. Il coordinamento di mamme chiede che sia emendato l’articolo 7 del testo unico sul pubblico impiego per consentire di lavorare - a chi ha figli disabili gravi - nel comune di residenza come previsto per i coniugi dei militari e categorie simili. Ora l’appello al premier Gentiloni, nel giorno della festa della mamma. «Abbiamo bisogno di lavorare, ma come facciamo a fare le mamme se veniamo assegnate lontano da casa? Da tredici anni - continua Antonella - presento regolarmente domanda di trasferimento all’Usp di Agrigento indicando come prima sede Aragona. I posti disponibili sono pochi e sono occupati da chi risulta disabile al 67%, una percentuale in cui può rientrare anche chi ha patologie lievi come l’asma. Cosi si compie il disgiungimento familiare di Stato».

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