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Agrigento, da gennaio «vivono» dentro l'ospedale San Giovanni di Dio

La strana scelta di una coppia di settantenni favaresi

Agrigento, da gennaio «vivono» dentro l'ospedale San Giovanni di Dio

Da mesi vivono “platealmente nascosti” all'interno del “San Giovanni di Dio”, sfruttando sale d'attesa e aree poco frequentate del nosocomio per dormire. Due coniugi settantenni, lui amputato di entrambe le gambe, hanno scelto da gennaio l'ospedale di contrada Consolida come luogo in cui vivere. Residenti a Favara pare possiedano un'abitazione alla quale non vogliono tornare, qualcuno dice perché non hanno le somme per pagare le utenze. Tanti condizionali dovuti al fatto che i due non avrebbero sempre raccontato la verità a chi pure si è avvicinato loro per proporre aiuto. Spesso hanno raccontato di essere ricoverati ed essere solo usciti per prendere un po' d'aria, o altre volte hanno riferito di avere una casa in un altro comune dell'Agrigentino. Così tutte le proposte di aiuto sono sempre cortesemente respinte.

La loro vita quindi scorre “normale” all'interno della struttura, evento marginale in un fiume di umanità che ogni giorno si trova lì per lavorare o curarsi. Gran parte della giornata la trascorrono sulle poltroncine della hall del nosocomio, usando i bagni della struttura per lavarsi e cambiarsi e ricorrendo al bar o a quanto donato da alcuni per sfamarsi.

Una situazione assurda della quale però la direzione sarebbe già a conoscenza da tempo. Se nessuno ha voluto in tal senso rilasciare delle dichiarazioni, da quanto si apprende si è tentato più volta di far tornare a casa i due anziani (a volte accompagnandoli con l'ausilio di taxi e di volontari), così come sarebbe stato chiesto l'intervento dei servizi sociali di Favara, senza risultati apprezzabili. A dare una mano, per quanto possibile, pare sia il parroco della cappella dell'Ospedale, che fornirebbe ai due vestiti e altri beni di conforto.

La presenza di senza fissa dimora dentro l'ospedale comunque non è una novità. Sarebbe già successo in passato che di notte persone sprovviste di luoghi in cui dormire si siano “infrattate” all'interno della struttura sfruttando le sale d'attesa meno frequentate e le aree poco battute. Un fenomeno che, però, oggi è oggetto di specifici provvedimenti di controllo finalizzato a reprimere una prassi rischiosa e potenzialmente foriera di numerosi “effetti collaterali”.

Rimane il problema dell'insorgenza, su base provinciale, di una sempre più pressante presenza di difficoltà da parte di soggetti non autosufficienti o in condizioni economiche critiche di possedere o gestire un'abitazione, non potendo pagare bollette, mutui e debiti. Una potenziale emergenza rispetto alla quale oggi gli enti non sono in condizione di intervenire.

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