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Amore-Non Amore: se la cultura (e i libri) possono vincere le discriminazioni

Amore-Non Amore: se la cultura (e i libri) possono vincere le discriminazioni

Amore-Non Amore: se la cultura (e i libri) possono vincere le discriminazioni
L’associazione culturale “Haruka” ha presentato «L’altra parte di me. Di amare non si decide, accade», libro scritto da Cristina Obber e distribuito dalla Cavallotto Librerie. «La cultura vince l’omofobia» è il sottotitolo di un evento svoltosi nel Palazzo della cultura di Catania e ha coinvolto il giornalista Antonello Zitelli nel ruolo di moderatore tra i partecipanti, Caterina Campocchiaro, presidente dell’associazione culturale “Haruka”, Alessandro Motta, presidente del Comitato territoriale Arcigay di Catania, Enna, Caltanissetta, Elena Caruso, portavoce di Equality Italia-Sicilia, due professoresse dell’ateneo, Katerina Papatheu e Graziella Priulla, ed Enza Venezia, nel ruolo di lettrice di brani scelti dal testo presentato. Importante è stata la partecipazione di numerosi studenti del dipartimento di scienze umanistiche grazie alla presenza delle professoresse che hanno supportato l’evento e assicurato la partecipazione dell’università nella difesa dei diritti e del ricordo di persone come Stefania Noce, la giovane uccisa dall’ex fidanzato nel dicembre 2011.   Moltissimi i temi toccati, dalla difficoltà della vita quotidiana al “Gay pride”, dai diritti scalfiti di lesbiche e gay alle violenze fisiche psicologiche a donne, in primis, per scelte non accettate in toto dalla società attuale. Alla domanda del giornalista Zitelli riguardo la nascita del libro, la scrittrice Obber ha risposto: «Credo che sia nato da più cose, da conoscenze, condivisioni, confidenze, difficoltà delle lesbiche della mia generazione». Cristina Obber ha voluto affacciarsi sul “bagaglio personale doloso” delle persone, ha imparato a leggerlo con cura per condividerlo nel modo più semplice possibile, con una scrittura che carpisce soprattutto adolescenti spesso informati superficialmente. Cristina Obber usa infatti il lessico di internet, degli incontri nelle chat, di immagini e post veloci su facebook. Il mondo virtuale nel volto delle protagoniste del libro è reale, più della voce dei genitori, distanti, timorosi, falsamente aperti al mondo e alle sue sfaccettature.   Zitelli ha chiesto: «Occorrebbe parlarne di più? »; la risposta è stata positiva ma non del tutto: Cristina Obber si riferisce a «realtà meravigliose che non si parlano». Questo è uno dei punti toccati nel corso dell’evento: gli enti locali più dei nazionali risultano presenti nel campo della rivendicazione dei diritti, sono lontani però tra loro e rispetto al contesto delle istituzioni nazionali. Graziella Priulla ha portato l’esempio del sindaco di Acireale, Roberto Barbagallo, pronto a far sentire la sua voce e a mostrare il suo appoggio per le associazioni, che si occupano di questi problemi, tra cui “Haruka”. La visibilità-invisibilità, l’amore-non amore, delle persone più vicine fino a quelle che dovrebbero garantire l’ordine sociale, sono forti e causa di scoraggiamento o di sicurezza dei cittadini. Il linguaggio è anch’esso importante, ed è importante, come ha sottolineato Elena Caruso, non avere “cittadini di serie B o cittadini part time”, come invece molti omosessuali percepiscono sé stessi. “L’altra parte di me” è quindi «niente di speciale, una storia di normalità» ha detto la scrittrice.

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