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Sud, voglia di campagna e criminalità

Sud, voglia di campagna e criminalità

Il film “Noi e la Giulia” sta diventanto un piccolo fenomeno. Con la regia di Edoardo Leo, e tratto dal romanzo “Giulia 1300 e altri miracoli” (di Fabio Bartolomei per le edizioni E/o), parla di crisi. Della crisi di mezza età dei protagonisti che si scontra con la crisi economica delle nostre città, e con la decisione di fuggire dalle metropoli per aprire un agriturismo in sud Italia: la versione contemporanea del chiringuito (chiosco) ai tropici. I protagonisti dovranno scontrarsi con una malavita rurale tanto realista quanto folkloristica, tanto burocratica quanto caotica. Quando un piccolo film riesce a raggiungere un grande pubblico è perché riesce a toccare punti nevralgici del tempo in cui si manifesta. E cosa sta succedendo in questo tempo, al sud? Sta succedendo che ognuno di noi viene colto da voglia di cambiamento, passeggiando per le strade desolate dei centri storici, in cui il barocco fa da guardia stanca alle botteghe chiuse. Sta succedendo che torna la voglia di campagna, in un controesodo che equilibri l’invasione delle città negli anni del boom grazie a una promessa, non mantenuta, di fabbrica. E campagna vuol dire agricoltura, allevamento, ma anche turismo, enogastronomia, architettura innovativa ed ecologica (in Sicilia abbiamo un genio di queste tematiche, Mario detto Marione Pagliaro) e persino arte, secondo gli ultimi trend europei che parlano di “rural art” e di cui quest’isola ha partorito il sempre troppo poco celebrato capostipite: Antonio Presti con la sua Fiumara d’Arte. Ma ecco che le campagne, la vera risorsa di quest’isola (se uno vuole vedere una metropoli se ne va a Berlino, a Londra, a New York, non a Catania o a Enna), abbandonate per troppo tempo, sono in mano a una microcriminalità “parvenu”, tanto disorganizzata quanto caotica, che costringono i volenterosi a rintanarsi nuovamente nelle città sovraffollate e disoccupate. Con tutta l’umiltà e il rispetto per le istituzioni dovute in casi come questi, suggerisco alla politica e alla magistratura siciliana, di vedere questo delizioso film, di rendersi conto che gli altissimi teoremi antimafiosi e astratti (con i difetti sottolineati sia da destra – Pietrangelo Buttafuoco – che da sinistra – Davide Faraone) cadono nel rischio di evitare la piaga che impedisce a quest’isola di sfruttare le sue potenzialità “rurali”, e cioè la criminalità disorganizzata e ignorante. Ma pratica, molto pratica.

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