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Diecimila migranti sbarcati in pochi giorni

Diecimila migranti sbarcati in pochi giorni la Sicilia è in piena emergenza umanitaria

A Catania l’inchiesta sugli spari dei libici contro i soccorsi

A Catania inchiesta sugli spari degli scafisti ai soccorritori FOTO

Diecimila migranti sbarcati in pochi giorni la Sicilia è in piena emergenza umanitaria

ROMA - Diecimila sbarcati in pochi giorni in Italia. Una “vera e propria emergenza umanitaria”, l’ha definita il presidente della Conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino al termine di un incontro con il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, per far fronte al problema dell’accoglienza. «L’Italia - riconosce l’Onu - sta portando un fardello enorme per conto dell’Europa sul problema dell’immigrazione». Ed il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, chiede un rafforzamento dell’operazione Triton. La prossima settimana Alfano vedrà a Roma il commissario Ue all’immigrazione, Dimitris Avramopoulos, al quale chiederà un maggiore impegno a sostegno dell’Italia.  

 

Si susseguono dunque senza sosta gli interventi di soccorso nel Canale di Sicilia e gli arrivi di migranti nei porti siciliani che il Viminale deve poi smistare in strutture sparse su tutto il territorio nazionale, per evitare che il peso ricada come adesso su poche regioni (un terzo degli accolti si trova in Sicilia e Lazio). Tutte le prefetture sono impegnate a trovare soluzioni alloggiative sul territorio. Naturalmente le Regioni a guida leghista alzano le barricate. «Non ci stiamo - dice il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, a subire questa invasione, quindi zero posti in Lombardia finchè continuerà l’atteggiamento irresponsabile da parte del governo». Stesso concetto espresso dal governatore veneto Luca Zaia. Ecco dunque l’incontro tra Alfano e Chiamparino oggi al Viminale. «L’obiettivo - spiega Chiamparino - è di non lasciare le regioni rivierasche del Sud ad affrontare da sole questo fenomeno».  

 

Per la prima accoglienza ai migranti il ministero sta lavorando al progetto di creare ‘hub’ regionali, come il villaggio di San Giuliano di Puglia (Campobasso) che potrebbe ospitare almeno un migliaio di stranieri, in attesa che vengano verificati i requisiti dei richiedenti asilo. Si lavora anche a caserme dismesse dalla Difesa.  

 

L’Italia torna poi a bussare alla porta di Bruxelles. «L’impegno - fa notare Gentiloni - è al 90% sulle spalle della Marina italiana, ma l’emergenza non riguarda solo l’Italia. Bisogna dare più soldi all’operazione europea (Triton) in corso. Abbiamo il dovere di salvare vite e accogliere le persone in modo civile, ma abbiamo anche il dovere di chiedere alla comunità internazionale di impegnarsi».  

 

A Catania inchiesta sugli scafisti armati

Intanto oggi è giunto nel porto di Catania il rimorchiatore “Asso Ventuno”, che ha tratto in salvo 265 migranti nel canale di Sicilia e contro il quale alcuni scafisti libici hanno esploso dei colpi d’arma da fuoco in aria. I profughi, tra i quali una sessantina di donne e quarantacinque minori, una volta sbarcati sono stati rifocillati e condotti nei vari centri di accoglienza.   Intanto, la Procura distrettuale etnea ha aperto un’inchiesta fare luce sull’episodio avvenuto al largo delle coste libiche, in quanto non si è ancora ben capito chi c’era a bordo del natante che ha sparato. Secondo alcune foto di dettaglio che circolano nelle ultime ore, l’imbarcazione è a tutti gli effetti una motovedetta del tipo di quelle usate dalle forze armate o di polizia, di colore grigio, con tanto di lampeggiante. A bordo si vedono quattro uomini, tutti con la stessa cerata gialla. Uno imbraccia un fucile. Secondo quanto riferito dal’armatore di “Asso 21”, le persone a bordo della motovedetta hanno «sparato in aria e non al nostro equipaggio né ai migranti». E lo hanno fatto «per velocizzare l’operazione di sbarco: è come se avessero voluto dire ai migranti “fate in fretta”». Poi hanno preso a rimorchio il barcone dei migranti e se ne sono andati. Probabilmente è il segnale che i trafficanti di uomini sono a corto di barconi.

MIGRANTI CONFERMANO EPISODIO DEGLI SPARI. La Polizia ha fermato un sedicente egiziano di 41 anni, Marghali Saber Marghali Ali, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’uomo è stato individuato dalla Squadra Mobile e dallo Sco quale conducente di un’imbarcazione in legno di circa 15 metri, di colore azzurro, priva di bandiera e sigla di identificazione, su cui viaggiavano 274 migranti, soccorsa il pomeriggio del 13 aprile dal rimorchiatore denominato “Asso 21” che è giunto al porto di Catania ieri. I migranti hanno confermato l’ipotesi degli spari (in aria) da parte di un mezzo militare presumibilmente libico. Tutto è accaduto mentre erano in corso le operazioni di trasbordo dei migranti dal peschereccio al rimorchiatore. Si è accostato un motoscafo di colore grigio militare con due motori fuoribordo, dotato di barra lampeggiante, battente bandiere libica, con a bordo quattro individui indossanti impermeabili di colore giallo. Due dei quattro occupanti del motoscafo, armati di fucili mitragliatori hanno esploso alcuni colpi in aria, verosimilmente per sollecitare il trasbordo dei migranti. A causa del trambusto determinato da tale azione, due migranti sono caduti in mare prontamente recuperati da altri extracomunitari. Completate le operazioni, due occupanti del motoscafo battente bandiera libica sono saliti a bordo del peschereccio ed entrambi i natanti si sarebbero diretti verso le coste libiche. Marghali è stato trovato in possesso di un borsone al cui interno sono stati rinvenuti e sequestrati 5.000 dollari USA e 700,00 euro e due telefoni cellulari.  

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