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Il personaggio

Raoul Vecchio: «Vi racconto la mia Africa»

L’architetto-ingegnere catanese è impegnato in Senegal nel progetto umanitario Balou Salou. La sua esperienza raccontata nel libro "La felicità nel sorriso altrui"

Il progetto umanitario "Balou Salou Un ponte per la vita", messo in piedi da Raoul Vecchio, prevede la realizzazione di un ponte-diga che migliorerebbe la vita di 80mila persone. Oggi, dopo quattro anni di lavoro, la regione senegalese Casamance è la sua seconda casa. E lui, grande amico del musicista Jali Diabate da anni cittadino catnaese, è diventato un griot col nome di Cheickna Diebate

Raoul Vecchio

Roaul Vecchio in Senegal, nella regione di Sedhiou

Nte mu Cheickna Diebate, n boota Itali nin Baghere, n mbe kambano sukunonku Griot Diebate Kouyate. N be kora karandingo, n be griot koyima boota itali (sono Cheikcna Diebate, vengo dall'Italia ma anche da Baghere, sono figlio della famiglia griot diebate Kouyate. Sono un piccolo suonatore di kora, perché sono il griot bianco italiano).

Raoul Vecchio casamance Senegal

Raoul Vecchio in Casamance nel Senegal

Questa presentazione in lingua mandinga è del griot bianco, catanese di nascita, africano nell’animo, Raoul Vecchio. Raoul-Cheikna è un architetto-ingegnere trentaduenne, presidente dell’associazione umanitaria Balou Salou - Un ponte per la vita, che ha costituito per realizzare il suo progetto di un grande ponte-diga per desalinizzare una vallata che si affaccia sul fiume Casamance, in Senegal, e migliorare la vita di 80 mila persone in 350 villaggi.
Una storia di impegno e solidarietà quella che lega Raoul-Cheikcna al Senegal e che ora l’architetto ha deciso anche di raccontare nel libro La felicità nel sorriso altrui (i proventi del libro, disponibile su Amazon, andranno proprio alla onlus) dove rivela gli aspetti più intimi di questo legame e mette a nudo le proprie emozioni.

Raoul Vecchio casamance Senegal

In “La felicità nel sorriso altrui” Raoul Vecchio rivela gli aspetti più intimi del suo rapporto con l’Africa. I proventi saranno destinati alla realizzazione del progetto umanitario che porta la sua firma

«Ho deciso – spiega - di condividere quello che, in questi anni, mi ha reso immensamente ricco: il sorriso di Penda, gli occhi del capovillaggio di Sanoufily, il Silinka (alba) nella vallata, il sapore di un mango molto speciale, la forza della speranza, l’energia delle preghiere. In pratica, condivido un pezzo profondo del mio cuore con chiunque vorrà leggerlo e capire che cosa voglio dire, davvero, quando parlo del mio essere africano».
Un africano bianco che in Africa non ci è nato ma che quella terra ha eletto a seconda casa, da quando ha conosciuto il Senegal e ha cominciato a viverlo.
«Qualche anno fa – spiega l’architetto-griot - ho incontrato il musicista senegalese Jali Diabate, ormai di stanza a Catania, che mi ha parlato dei problemi della sua zona natia. Nella regione di Sedhiou, infatti, i cambiamenti climatici hanno causato la nascita di un raro fenomeno ambientale: le maree dell'Oceano Atlantico inondano terreni coltivabili e contaminano l'acqua dei pozzi. Nelle aree prettamente rurali dove l'agricoltura è l'unica fonte di sostentamento, le comunità soffrono malnutrizione, malattia e povertà. In una delle vallate più grandi del fiume Casamance, la vallata di Tanaf, le maree hanno distrutto 10.000 ettari di risaie e causato gravissimi disagi».

Raoul Vecchio casamance Senegal

Nella regione di Sedhiou, i cambiamenti climatici causano un raro fenomeno ambientale: le maree dell'Oceano Atlantico inondano terreni coltivabili e contaminano l'acqua dei pozzi

Nasce così l’interesse per quei territori e l’intuizione, trasferita subito su carta, di poter costruire un ponte-diga per risolvere numerosi problemi. Segue il primo viaggio (seguito poi da tanti altri) in Senegal, per i sopralluoghi gli accordi, i permessi propedeutici alla realizzazione del progetto modello che, sostenuto da autorità nazionali e internazionali, sarà realizzato in cooperazione con autorità locali e insieme al collettivo di rivitalizzazione delle vallata di Tanaf e alla popolazione beneficiaria. Oggi, dopo 4 anni, si procede alle varie fasi e dopo l’approvazione è partita la formazione per il lavoro in cantiere. A settembre, Raoul Vecchio andrà di nuovo in Senegal (nel villaggio di Tanaf gli sarà anche conferita la cittadinanza onoraria) per seguire il progetto e per trascorrere qualche mese con la sua famiglia, la sua gente in quei luoghi dove è conosciuto come Cheickna Diebate.

Raoul Vecchio casamance Senegal

«Il nome – spiega Raoul Cheickna - è stato scelto dalla mia mamma senegalese che è un'importante griotta (griot donna) di Baghere. Mi è stato donato per la sincera sintonia tra me, la famiglia e la società. Cheickna, il cui significato è “il signore che sa e che vuole dare”, cioè colui che ha la conoscenza e che la vuole condividere con gli altri, è il nome di un profeta, nonché il nome dell'ultimo figlio di sangue della famiglia Diebate Kouyate e non nascondo che oltre a riempirmi di gioia mi fa sentire molto responsabile. Come griot sono diventato, inevitabilmente, promotore di una cultura secolare e conservatore di una tradizione. Ho cominciato a suonare la kora e a studiare la lingua mandinga. In questo mondo, tra le famiglie dei villaggi spesso ricambio l'ospitalità con qualche brano e qualche racconto delle leggende mandinga ai più piccoli, e con i più anziani apriamo lunghi dibattiti sull'uomo, sull'Africa e sulle sue risorse».

Raoul Vecchio casamance Senegal

In quel nome e in quell’eredità dell’antica autorevolezza e saggezza dei griot, c’è un grande messaggio di integrazione e superamento di qualunque barriera culturale.
«Io ho sempre cercato di abbattere lo stereotipo del “bianco” – conclude Cheickna Diebate - e oggi non vengo più trattato come un bianco ma come un locale, anzi un griot a cui chiedere consiglio. Nel corso degli anni mi sono reso conto che, a prescindere dalla profonda conoscenza dei luoghi e della psicologia locale che mi ha permesso di comprendere dinamiche sociali, un enorme passo avanti risiede proprio in questa riconoscenza della società, nella totale integrazione e in un inevitabile processo di trasformazione del mio modo di vedere e approcciarmi alla vita. Oggi sono una persona del Casamance. Che sia bianco o che sia nato in italia, non ha poi molta importanza, perché il mio essere, il mio modo di vedere e pensare appartiene alla mia regione in Senegal». 

mariaenzagiannetto@gmail.com

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