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Musica

Luigi Di Pino: «Canterò e dipingerò la vita di Maria Grazia Cutuli»

Con Nonò Salamone, Alfio Patti e Carlo Barbera sta lavorando alla nascita dell’associazione dei cantastorie siciliani: «Vogliamo creare un marchio, ed essere riconosciuti come patrimonio dell’Unesco»

Il cantastorie ripostese, che domenica 15 ottobre chiude a Palazzo Corvaja di Taormina il Beltempo Tour, annuncia il suo contributo al Premio Cutuli di Santa Venerina del prossimo 25 novembre

Luigi Di Pino

Luigi Di Pino

Fresco di compleanno dei 50 anni, per il cantastorie ripostese Luigi Di Pino l'autunno appena avviato è foriero di importanti novità. E per uno che ha fatto della salvaguardia delle tradizioni la propria missione di vita, lo sguardo al futuro è veramente l'elemento distintivo.

Di Pino Caudullo  Tomaselli

Luigi Di Pino sul palco con Elisa Caudullo e Gianfilippo Tomaselli


Andiamo per ordine, però, e cominciamo dal Beltempo Tour e lo spettacolo Buccuzza d’oru che domenica 15 ottobre approda (a ingresso gratuito) a Palazzo Corvaja di Taormina. Uno spettacolo che vede protagonisti con Di Pino e la sua chitarra, due cantattori, il belpassese Gianfilippo Tomaselli e la catanese Elisa Caudullo. Con loro i musicisti Ninni Simonelli (batteria), Alessio Cannata (percussioni e tamburello), Rosario Tomarchio (contrabbasso) e il fisarmonicista Marco Crisafulli detto mano di seta. «In Sicilia l'amore romantico è un tratto di identità – spiega Di Pino –. Il repertorio sarà dunque denso di canti d'amore, mattutine e serenate dedicate in scena alla dolcissima Elisa Caudullo, dalla carezzevole voce, che con una rosa si affaccerà alla finestra di Palazzo Corvaja. Idealmente, però, queste serenate saranno dedicate a tutte le donne di Sicilia e del mondo».

 la tappa di Prato con Crisafulli, Tomarchio e  Alessio Cannata

La tappa di Prato con Crisafulli, Tomarchio e Alessio Cannata


La musica di Di Pino sarà rafforzata dai bei cartelloni dipinti da Vincenzo Astuto, l’illustratore messinese che realizzava i cartelli di Ciccio Busacca e di Orazio Strano. La collezione esposta, di proprietà di Nino Scandurra, era usata dal cantastorie ripostese Orazio Strano.«Astuto era ignorante ma dipingeva alla perfezione ogni cosa – racconta Di Pino -, comprese le forme dei numeri. Era un pittore per cantastorie». Lo spettacolo di Taormina arriva alla fine di un trionfante tour tra Sicilia, Toscana, Lombardia e Svizzera. «E' stato un successo già dalla prima tappa a Giardini Naxos, culminata con la partenza del nostro pulmino con la bandiera siciliana sventolante – racconta Di Pino -. Allo Scighera di Milano ci hanno salutato a fine spettacolo con una standing ovation, a Cinisello Balsamo, dove abbiamo preso parte alla Festa delle regioni , sono venuti molti siciliani. In Svizzera eravamo contesi fra le tante famiglie siciliane residenti lì e fioccavano gli inviti a mangiare con loro. A Friburgo, città francofona vicino Berna, l’associazione degli emigrati siciliani festeggiava vent’anni».

Luigi Di Pino Friburgo

Selfie a  Friburgo


La serata di Taormina si aprirà alle 18.30 con una conferenza sul tema Identità del cantastorie siciliano – Tutela di una tradizione, che vedrà Di Pino affiancato da Carlo Barbera, cantastorie di Nizza di Sicilia, e da Alfio Patti, l'Aedo dell'Etna di San Gregorio di Catania. I tre, insieme con il nisseno Nonò Salamone, si erano incontrati domenica scorsa a Paternò, per il Festival dei cantastorie. Obiettivo: costituire l’associazione dei cantastorie siciliani.

Di Pino, Alfio Patti, Nonò Salamone e Carlo Barbera

Luigi Di Pino, Alfio Patti, Nonò Salamone e Carlo Barbera al Festival dei cantastorie di Paternò

«Vogliamo creare un marchio valido per chi segue lo stile siciliano dei cantastorie – spiega Di Pino -. Oggi su Facebook ognuno può dire quello che vuole, ma la tradizione viene violentata. Noi vogliamo dare un’identità a questo termine in Sicilia. I cantastorie siciliani fanno capo alle due grandi scuole che sono quella di Ciccio Busacca da Paternò e quella di Orazio Strano da Riposto. Queste due stili diversi hanno elementi in comune che sono fondamentali per definire un cantastorie siciliano con tutti i crismi. Due elementi principali sono l’uso del cartello dipinto che è tipico siciliano, in Calabria per esempio non esiste, e lo stacco tra il cantato e il declamato che è tipicamente nostro. Ognuno può dare la propria interpretazione, inserire maggiore o minore teatralità, ma il presupposto minimo è che si canti una storia. Altro requisito essenziale è dimostrare che quella del cantastorie sia, se non l’attività prevalente, almeno non occasionale. Vogliamo creare una sorta di albo di quelli che seguono i canoni del cantastorie siciliano. Ad oggi siamo non più di dodici in tutta la Sicilia». La Sicilia centro-orientale ha certamente espresso più nomi nella storia dei cantastorie siciliani ed ancora oggi porta avanti con forza la tradizione. Ma anche sul fronte occidentale ci sono nomi da prendere in considerazione. Di Pino: «Ci sono nomi interessanti. Tra gli altri, noi vorremmo inserire nella nostra associazione Paolo Zarcone, cantastorie di Bagheria, Matilde Politi di Palermo, Ignazio De Blasi di Castelvetrano, Alfonso Gagliardo di Porto Empedocle ma che vive a Palermo».


Obiettivo della nascitura associazione è arrivare al riconoscimento del cantastorie come patrimonio dell'umanità da parte dell'Unesco. «Noi facciamo una proposta che riguarda secondo me l’Assessorato regionale dell’identità siciliana – commenta Di Pino -. Lo stile e il linguaggio del cantastorie siciliano è già tutelato dal Registro delle eredità immateriali siciliane, grazie alla segnalazione dell’associazione “Gli ultimi cantastorie” di Ragusa diretta da Franco Occhipinti, ma noi vogliamo scendere di più sul particolare, segnare una linea di demarcazione, con l’obiettivo di arrivare a far inserire il cantastorie siciliano tra i patrimoni dell’umanità dell’Unesco, un percorso già avviato, e che noi appoggiamo. Il Reis ha stabilito una regola teorica, a livello tecnico manca però un organismo che riceve le segnalazioni».

Maria Grazia Cutuli in Afghanistan

Maria Grazia Cutuli in Afghanistan


Quest’anno si realizzerà un sogno che Luigi Di Pino coltiva da dieci anni, quello di poter scrivere una cantata e realizzare un cartellone che racconti la tragica vicenda umana di Maria Grazia Cutuli, l’inviata catanese del Corriere della Sera uccisa dai talebani in Afghanistan il 19 novembre del 2001. Tutto questo avverrà il 25 novembre a Santa Venerina durante l’evento siciliano del premio che ricorda la testimonianza della giornalista catanese. «La forza della cantata starà negli elementi emotivi, quelli che fanno venire i brividi a chi ascolta. Da buon cantastorie racconterò in versi tutta la vita di Maria Grazia Cutuli, la sua nascita, la sua crescita, quando scoppia in lei la passione per il giornalismo, fino ai tragici giorni finali. Sto raccogliendo le immagini da riprendere sul cartello che dipingo io stesso».

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commenti 1
  • Felice

    14 Ottobre 2017 - 12:12

    Ho avuto la fortuna di assistere quasi per caso allo spettacolo di Giardini Naxos quest'estate. E' stato un trionfo di applausi ed un vero piacere avere scoperto l'artista Luigi Di Pino. Con lui una schiera di coprotagonisti di assoluto valore, cito solo Elisa Caudullo, cantante dalla voce splendida oltre che fine interprete. Bravi e..grazie. Felice Raffa.

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