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Visioni

Da Prizzi a Lampedusa, lo sguardo sulla Sicilia di Luca Vullo

Un progetto appena concluso ("Dallas in Prizzi") ed uno appena iniziato ("Cà semu") per il documentarista nisseno

Il regista e produttore di origini nissene ha appena concluso "Dallas in Prizzi", il progetto socio-culturale dello psichiatra texano Dave Atkinson, ed è subito volato a Lampedusa con Adele Galipò e Michela Franceschelli dell’University College London per indagare le trasformazioni socio-antropologiche degli isolani che si tradurranno nel film "Cà Semu"

Luca Vullo

Luca Vullo a Prizzi

Perché la gente scappa da uno dei posti più belli del mondo? Lo psichiatra texano Dave Atkinson è partito da questa domanda, dopo essersi perdutamente innamorato di Prizzi (il borgo palermitano arroccato sui Monti Sicani), per Dallas in Prizzi, il progetto che nasce artistico-culturale, ideato come regalo alla comunità prizzese, che poi si è sviluppato anche come analisi sociale quando nel suo percorso ha incontrato Luca Vullo, il regista e produttore di origini nissene diventato a pieno titolo ambasciatore della sicilianità nel mondo.

Dave Atkinson

Lo psichiatra americano Dave Atkinson, ideatore e finanziatore del progetto “Dallas in Prizzi

«Dave durante la sua prima visita in Sicilia - racconta Luca Vullo - è rimasto affascinato dal Ballo dei Diavoli di Prizzi (l’evento folkloristico pasquale, nda) e dall’accoglienza degli abitanti, tanto che è tornato più volte: sette volte in due anni».
Da qui l’idea di dare un input positivo a questo territorio regalando a Prizzi tre grandi opere realizzate da altrettanti artisti (molto conosciuti in Texas).

Maria Haag

Maria Haag ha realizzato il murales sul Ballo dei Diavoli di Prizzi

Così per tre settimane, fino allo scorso 2 maggio, la visual artist Olivia Cole, la graphic artist e designer Maria Haag e lo street artist Frank Campagna sono stati impegnati nella realizzazione di tre murales: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sul muro della scuola («Dave, che ha un retaggio e una visione punk della vita, è convinto che i due magistrati siano i soggetti più punk della Sicilia» spiega Vullo), il Ballo dei Diavoli in quanto festa più importante del paese, e la Madonna del Carmelo. Scelta, quest’ultima, dettata dalla necessità di coinvolgere (e accontentare) anche i più anziani.

Frank Campagna

Frank Campagna ha realizzato a Prizzi il murales su Falcone e Borsellino

Un lavoro, quello dei tre artisti, che si è svolto sotto l’occhio attento delle telecamere di Luca Vullo, che ha documentato non solo il progetto artistico, ma anche la presenza di questi quattro “forestieri” in un borgo con meno di 5.000 anime. Questo il punto di partenza di Dave Atkinson per trovare risposta alle sue tante domande, prima tra tutte: perché la Sicilia, bella com’è, non riesce a volare alto?
«Non credo che Dave abbia trovato risposta a tutte le sue domande – continua Vullo -, ma ci sta lavorando. Lui ha ancora una visione disincanta della Sicilia, poetica e romantica. Pur fra mille difficoltà, che ho dovuto mediare in quanto autoctono, l’esperimento posso dire che è riuscito, i ragazzi sono ripartiti per Dallas entusiasti. Certe volte vedo la Sicilia come un orologio smontato, che anche se lo rimonti e ti avanzano alcune molle, funziona lo stesso. Qui, anche se c’è il caos più totale, alla fine tutto va a quadrare».

Dallas in Prizzi è anche il titolo (provvisorio) dello short documentary che sarà pronto subito dopo l’estate e che, prima di partecipare ai festival internazionali, sarà presentato alla cittadinanza di Prizzi.
«Prevedevo che sarebbe stata un progetto pirandelliano – continua Luca Vullo - e lo è stato, nel bene e nel male. E’ stato un esperimento interessante, se fosse stato realizzato da un’altra parte non avremmo avuto lo stesso risultato: come diceva il nostro cameramen, di origini bresciane, dalle parti sue non avremmo mai avuto questa accoglienza, con la gente che ti porta da mangiare e ti invita sempre a pranzo e cena. Anche questa è sicilianità».

Dalle montagne di Prizzi al mare di Lampedusa. Luca Vullo è subito volato al centro del Mediterraneo per il progetto di ricerca dell’antropologa Adele Galipò e dalla sociologa Michela Franceschelli, (entrambe italiane, la prima di Capo d’Orlando e l’altra di Perugia) in forze all’University College London, che indagano le trasformazioni sociali in contesti di emergenza. L’obiettivo del progetto è esplorare la vita quotidiana e le esperienze vissute dai lampedusani in relazione alle trasformazioni sociali, economiche e politiche degli ultimi anni, in combinazione con il fenomeno migratorio.
«Adele e Michela mi hanno invitato dopo aver visto i miei documentari – spiega il regista - per la mia attenzione ai risvolti socio-antropologici di lavori come Influx o il precedente Dallo zolfo al carbone».

Lampedusa

Lampedusa vista da Luca Vullo

Ma Luca Vullo è anche un esperto conoscitore di Lampedusa (nel 2011 è stato anche direttore artistico di Lampedusa in Festival) quindi personaggio chiave per analizzare le trasformazioni della società lampedusana in questi ultimi 15-20 anni di sbarchi.
«Spesso l’analisi su Lampedusa, principalmente quella giornalistica – spiega Vullo - è concentrata sui migranti, questa volta invece l’attenzione è sui lampedusani, di come questa comunità sia cambiata e sia stata influenzata dai problemi socio-politici internazionali. L’obiettivo della ricerca è contribuire a una visione diversa dell’isola, analizzando le attuali dinamiche di cambiamento sociale dal punto di vista dei suoi abitanti».

Luca Vullo

Luca Vullo a Lampedusa

Non solo “accoglienza” quindi, ma anche aspetti economici e turistici, risvolti della vita sociale e anche le paure e le angosce degli isolani.
«Lampedusa è un’isoletta in mezzo al Mediterraneo che nonostante i suoi problemi cerca di gestire al meglio gli sbarchi dei migranti, che qui non sono vissuti come “emergenza”: sull’Isola non percepisco la ghettizzazione che invece ho sentito da altre parti. Poi magari dall’analisi della ricerca emergeranno altri aspetti che in pochi giorni non siamo riusciti ad ottenere. Oggi a Lampedusa l’atmosfera è particolare. Se da un lato c’è accettazione, di chi vive come normalità l’essere avamposto di frontiera, c’è anche chi ha delle paure. Stiamo riscontrando diverse reazioni. Sia chiaro, a Lampedusa non c’è terrore, ma sicuramente qualcuno ha qualcosa da ridire, e li ascolteremo».

Adele Gallipò e Michela Franceschielli

L’antropologa Adele Galipò e la sociologa Michela Franceschelli dell’University College London

E certo non mancheranno spunti sull’argomento considerato che Lampedusa è in piena campagna elettorale, in vista delle elezioni amministrative dell’11 giugno, e la gestione dell’accoglienza è uno dei punti del programma di ogni candidato.
«In questa fase preliminare – conclude il regista - stiamo realizzando un video pilota che presenteremo all’Università di Londra per proseguire il progetto di ricerca con la realizzazione di un film documentario, il cui titolo (provvisorio) potrebbe essere Cà semu, un’espressione siciliana che racchiude tanti significati che a Lampedusa si condensano nell’attesa. L’attesa della nave degli approvvigionamenti, l’attesa degli sbarchi, l’attesa dei migranti di essere trasferiti, l’attesa degli aiuti dall’Europa. L’attesa è l’elemento che per me rappresenta l’isola».

laviniadagostino@tin.it

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