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Caltanissetta, il giudice Romeo lascia la toga: «Da Csm scelte “correntizie”»

La presidente della sezione di Corte di Appello polemica con l'organo di autogoverno della magistratura dopo essere stata ritenuta non idonea a ricoprire lo stesso incarico a Palermo

Caltanissetta, il giudice Romeo lascia la toga: «Da Csm scelte “correntizie”»

Tribunale di Caltanissetta

Mollare la toga e lasciare la magistratura come gesto di polemica verso il Consiglio superiore della magistratura. Un gesto forte - non inedito - ma che ha un valore, specie se arriva da una presidente di sezione di Corte d’appello.

L’addio alla magistratura lo ha dato Maria Giovanna Romeo, ritenendo di avere subito un’ingiustizia a tutti gli effetti dal Csm, che le ha preferito altri magistrati come presidenti di sezione della Corte d’appello di Palermo, posti per i quali aveva presentato domanda.

Romeo ha infatti parlato di «lottizzazioni correntizie del Csm», ma quello che le ha dato più fastidio è il fatto che, a suo dire, non sono stati realmente presi in considerazione i titoli, i requisiti maturati durante la sua carriera. La giudice, in servizio a Caltanissetta, ha infatti affermato: «Il mio caso è abbastanza noto nei distretti giudiziari di Palermo e di Caltanissetta. Non sono stata ritenuta idonea a ricoprire nessuno dei tre posti di presidente di sezione penale della Corte d’Appello di Palermo pur essendo l'unica candidata a ricoprire il posto analogo di presidente di sezione penale della Corte d’appello di Caltanissetta dal 2012».

La giudice ha aggiunto: «Ho presieduto la Corte di assise di appello portando a termine di recente il nuovo processo per la strage di Capaci (la tranche in abbreviato, ndr), ho azzerato le pendenze, ho statistiche elevate. Svolgo funzioni di appello (come consigliere in Corte o sostituto procuratore generale) dal 1999 e alcuni dei nuovi presidenti non avevano mai messo piede in Corte d’Appello. Inoltre ho svolto la funzione di presidente vicario di della Corte di Caltanissetta con reggenza effettiva da gennaio a giugno di quest’anno».

Un attacco all’organo di autogoverno dei magistrati, dunque? Romeo però non vuole sentir parlare di “attacco”. «Più che un attacco – ha detto quando l’abbiamo raggiunta al telefono – è una semplice constatazione, ma ripeto, ci sono delle regole e dei titoli da valutare».

Purtroppo le beghe “politiche” ci sono anche all’interno del Csm, quali possono essere le soluzioni? «Non ho ricette – ha risposto la giudice – devo però registrare che ci sono altri colleghi amareggiati e a disagio come lo sono io adesso. Sono in molti e stanno maturando la stessa decisione. C’è chi avrà magari un disagio economico, io ho accumulato un certo numero di contributi e potrò andare in pensione, altri non avranno questa possibilità in tempi brevi». Giuridicamente Maria Giovanna Romeo sarà in servizio fino al 31 dicembre, ma già da qualche giorno non è più a palazzo di giustizia, visto che sta smaltendo delle ferie arretrate.

Le polemiche sulle nomine dei dirigenti degli uffici giudiziari e sul “lavoro oscuro” dei vari gruppi all’interno del Csm non nascono certo adesso; come non dimenticare quella recente dopo la nomina di Francesco Lo Voi a capo della Procura palermitana per finire alla mancata nomina di Giovanni Falcone – erano i turbolenti anni ’80 – come capo dell’Ufficio istruzione di Palermo dopo la morte di Rocco Chinnici.

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