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La sfida vinta da Mariagrazia: modella e volontaria per rivivere dopo il cancro

Una storia come tante cominciata a Gela nel 2015 con la scoperta di un nodulo al seno. In un primo tempo lacrime e solitudine, poi Mariagrazia, 43 anni, ha deciso di aiutare altre donne nella sua stessa condizione e di posare per un calendario

La sfida vinta da Mariagrazia: modella e volontaria per rivivere dopo il cancro

Gela (Caltanissetta) - «La mia storia inizia come tante, un’auto palpazione, un dubbio e la diagnosi immediata: carcinoma mammario. Da lì ho smesso di respirare, sono andata in apnea». Lei è Mariagrazia, oggi ha 43 anni e quando ha scoperto di avere un tumore, nel 2015, aveva da poco avuto un figlio. Oggi porta il suo sorriso contagioso tra i pazienti oncologici ed è diventata protagonista di un calendario fotografico. Intervento, chemioterapia, radioterapia, terapia biologica, TAC per controlli, terapia ormonale: questi i nuovi protagonisti che scandiscono le sue giornate nel reparto di oncologia dell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela. «Giorni quasi tutti uguali, dal sapore dell’angoscia e del panico - ricorda -, ingoiati senza avvertirne il sapore. In ospedale incontrai anche i volontari dell’associazione Farc&C (Fondere Assistenza Ricerca Cancro & Cultura), che offrono supporto a pazienti e famiglie. Ne ero incuriosita ma il cancro divorava ogni mio tentativo di relazione. Volevo stare sola. Non mi sentivo forte né una guerriera. Non ho combattuto eroicamente. Ho pianto tantissimo, chiesto "perché a me", sbattuto la testa al muro. Poi ho deciso che dovevo dare un senso al dolore e trasformarlo in un inno alla vita».


Arriva cosi l’ultimo giorno di chemio. «All’uscita dal reparto - racconta - trattenevo ancora il respiro, feci le scale di corsa fino a fuori, mi tolsi la bandana incurante degli sguardi curiosi sulla pelata. Finalmente respiravo». Poco a poco emerge anche la voglia di ringraziare chi aveva capito la sua voglia di solitudine in reparto. «Ritornai così a ritrovare i volontarie di Farc&C, i miei capelli stavano crescendo e non vomitavo più. Rientrare nel reparto di oncologia, stranamente mi faceva sentire a casa. Attraversavo il corridoio e salutavo tutti pensando: caspita sono viva». E qui che le nasce l’idea di aiutare a sua volta chi è in terapia, inizialmente con una chiacchierata e un sorriso, «poi piano piano con vere e proprie scenette da teatro, in cui faccio la buffona, mi travesto, ballo... Il tutto con l’obiettivo di riuscire a far dimenticare il tempo scandito dalla goccia di chemio che cade».


A Mariagrazia, però, non basta. Vuole anche rompere un taboo, quello che ancora accompagna, specie in una piccola cittadina, la parola "tumore". A dicembre con un gruppetto di ex pazienti oncologiche, le "Donne in glicine", decide di mettersi in gioco con un progetto, la realizzazione di un calendario dedicato a foto e riflessioni sul cancro. «È difficile per una donna dopo un tumore ritornare a guardarsi allo specchio. Il cancro ti deforma dentro e fuori. Per questo tornare a truccarmi, a posare per un fotografo, per me era qualcosa di emozionante.

Lo stilista Koscanio ci ha ospitato nel suo atelier di moda e lì, tra giochi e risate, è nato il calendario. Eravamo eccitatissime, complici nel giocare ad atteggiarci da modelle. Non erano solo scatti, erano grida di vita. Era come dire: ci sono, nonostante tutto, e mi piaccio anche! Credo che in quel pomeriggio surreale anche l’aria profumasse di speranza e di sogni!». Qualcuna si fa un selfie, qualcuna continua a cambiare cappello, qualche altra mostra orgogliosa l’ombra dei capelli che stanno crescendo piano piano. «Ho sorriso al fotografo quasi sfacciata con uno scialle di pizzo sulle spalle e le ali alate sui capelli ricci e lunghi, era il mio trofeo di vita». Il calendario è un trionfo: nelle frasi, nelle foto, nelle pose c'è la voglia di sentirsi vive e belle. E gli abitanti di gela lo supportano. Così, con i proventi ricavati dalla vendita, vengono acquistate delle poltrone per trattamenti chemioterapici sistemate in una stanza dell’ospedale di Gela. «Lo so può sembrare strano, ma quelli seguiti alla malattia sono stati i miei anni più belli. Da allora - conclude Mariagrazia - posso dire di aver riempito di vita la mia vita».

Foto da Facebook

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