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In coda dalle 8,35 (invano) all'Ufficio tributi

Tre soli impiegati allo sportello Ici e quattro per la Tarsu non riescono a ricevere tutti i contribuenti interessati a ottenere chiarimenti nelle tre ore di apertura al pubblico 3 volte la settimana. E molti vanno via lanciando strali...

In coda dalle 8,35 (invano) all'Ufficio tributi

File infinite di contribuenti giustamente "agitati" in questi giorni all'Ufficio tributi del Comune di Caltanissetta. L'ufficio riceve il pubblico il lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 9 alle 12 e in tanti - pur avendo sopportato pazientemente ore di coda - restano con un pugno di mosche in mano quando viene raggiunto tale orario e sono costretti ad andare via senza potere essere ricevuti allo sportello e devono ritornare in altri giorni, quando si ricomincia da zero. La gente molto spesso è così costretta a fare la fila più volte, senza sapere se e quando riuscirà ad ottenere audizione nelle stanze dei pochissimi impiegati in servizio nell'ufficio, dove le maggiori controversie riguardano Ici e Tarsu e spesso c'è chi deve sobbarcarsi interminabili attese per le famigerate "cartelle pazze", pur avendo pagato regolarmente, ma deve dimostrare di averlo fatto. Così è...

Venerdì mattina - ma non era un'eccezione - c'erano tre soli dipendenti per cercare di risolvere i problemi dei contribuenti relativamente all'imposta comunale sugli immobili, e quattro impiegati per la tassa sui rifiuti. Ma gli utenti in fila erano parecchie decine, in locali che dire angusti è un eufemismo: un corridoio stretto con appena nove sedie dislocate nei due lati, ed una miriade di avvisi affissi alle porte ed alle pareti per avvertire il pubblico sugli orari di ricevimento, sul fatto che «gli uffici non fanno fotocopie» e che dopo le 12 non si transige: i "ritardatari" verranno cacciati fuori...

Se la fila per la Tarsu è relativamente "scorrevole", ed in tre ore venerdì mattina sono state ricevute una sessantina di persone (su oltre 100), lo stesso non avviene per l'Ici, dove in ben 180 minuti ne sono state ricevute allo sportello appena 16 delle 55 in "lista d'attesa", senza considerare che già intorno alle 10,45 la dipendente addetta a scrivere l'ordine di arrivo, non prende più... adesioni, perché consapevole che sarebbe un'attesa inutile. Tutto ciò accade da settimane, da quando lo stesso Ufficio tributi ha inoltrato centinaia (o forse più) di avvisi di accertamento «per omesso, parziale o tardivo versamento» dell'imposta o della tassa.

Se l'apertura al pubblico è prevista in quei tre giorni della settimana alle 9, la gente comincia a "registrarsi" già fuori di buon'ora, segnando il cognome su un foglio, avendo cura di fare la distinzione per quale delle due file si... concorre: Ici (con poche speranze di farcela) e Tarsu (con qualche probabilità in più di entrare), ma poi non è detto che l'interessato abbia portato con sé tutti i documenti necessari per dimostrare le sue buone ragioni, perché in tal caso deve tornare un'altra volta e ricominciare l'avventura.

Tra l'altro, se qualcuno pensa di evitare di fare il viaggio a vuoto ed attrezzarsi portando i reali documenti che servono, e prova a chiedere ragguagli telefonando al numero indicato nello stesso avviso ricevuto (0934-565041) - ma «in orari diversi da quelli previsti per la ricezione del pubblico» - già è fortunato se trova l'usciera che risponde. Perché quando quest'ultima passa la telefonata all’ufficio con cui il contribuente ha la necessità di interloquire non troverà il minimo riscontro: gli squilli proseguiranno a lungo invano, senza sentire quell'agognato "Pronto, come posso esserle utile". A chi scrive è capitato cinque volte negli ultimi dieci giorni.

Ad ogni modo, dopo un viaggio andato a vuoto in una precedente occasione (gli utenti in turno erano una quarantina già alle 10,30 di lunedì scorso), venerdì ho riprovato cercando di anticipare i tempi. Alle 8,34 riuscivo a vergare a caratteri ben chiari, a stampatello e con biro rossa, il mio cognome sotto l'elenco "Imu-Ici", nella colonna a sinistra del foglio. Quando mancavano 26 minuti all'apertura al pubblico ero già il sedicesimo della lista dei “dannati”. Il primo - testimonianza de relato - era arrivato alle 7,15. Ho dunque avuto tutto il tempo di sfogliare e leggere tre quotidiani, di indottrinarmi sulla evoluzione della crisi di governo, di approfondire la "cura Draghi" con il “bazooka” per mantenere stabile lo spreed, di leggere l'autodifesa di Franceschini a chi lo accusa di complottare contro Renzi, di apprendere che le raccomandate postali dal 10 gennaio saranno più care, e così via. C'è stato pure tempo (abbondante) per chiacchierare con i "compagni di attesa" - alcuni già conoscenti, altri conosciuti sul posto - e non riporto i commenti più frequenti per evitare querele.

Con il passare del tempo ogni previsione («ce la farò?») risultava azzardata. L'unica certezza era che la fila per l'Ici - quella alla quale ero interessato - era praticamente ingessata. La sesta persona in lista entrava alle 9,54. La nona alle 10,37. Tempi di attesa inferiori, invece, per le verifiche della Tarsu. «La procedura per la tassa rifiuti è più veloce, e poi ci sono 4 impiegati, invece per l'Ici del 2011...», spiegava, quasi mettendo le mani avanti, l'usciera, tra l'altro "scortata" per l'intera mattinata da un vigile urbano probabilmente distaccato lì proprio per prevenire eventuali... sommosse. Segno che quanto meno ai piani alti di Palazzo del Carmine sanno quello che succede in quel vecchio edificio di Largo Barile.

«Ma si può prenotare un appuntamento per i prossimi giorni?», chiedeva trafelato qualcuno degli ultimi arrivati tra la folla. «Non più», era la lapidaria risposta.

«Ma il pomeriggio l'ufficio riceve il pubblico?», era un'altra domanda che veniva azzardata da un pensionato. Giammai, sarebbe troppa grazia per l'utenza che invece è costretta a fare avanti e indietro per giorni, o forse settimane. A quanto pare perché la quasi totalità dei dipendenti dell'Ufficio tributi è personale precario con contratto part time. E dunque, esaurite le ore da effettuare, niente ricevimento pomeridiano.

«Ma almeno, in questo periodo di grande calca, non si potrebbero sfruttare anche le mattine dei giorni pari per ricevere l'utenza?» Già, osservazione giusta, ma a questa domanda nessuno ha saputo fornire risposta. Forse perché le "teste pensanti" di quella che dovrebbe essere la "casa del cittadino" non ci hanno ancora... pensato che i precari lavorano anche il martedì e giovedì.

«Ma il dirigente dei servizi amministrativi, l'assessore ai tributi o quello al personale sono mai scesi a vedere ciò che accade nei front office? E magari potrebbero decidere di distaccare più impiegati o articolare meglio gli orari per il pubblico». Considerazioni che lasciamo ai lettori. Probabilmente gli interessati hanno altro da fare. I problemi se li risolvano i cittadini.

Per la cronaca, quando già tremavo al solo pensiero di non farcela ad essere ricevuto, alle 11,55 di una giornata di ordinaria attesa per colpa di una burocrazia ottusa e cinica, il mio cognome echeggiava tra quelle mura fredde, e riuscivo a varcare appena in tempo con un balzo felino l'agognata soglia dell'ufficio Ici per esporre il mio problema ad una gentilissima e cortese impiegata prima che "Big Ben" dicesse... stop. Ero il sedicesimo, ed ultimo della serie, ad essere ricevuto per quel giorno allo sportello Ici. Tutti gli altri contribuenti in attesa, arrivati dalle 8,35 in poi di venerdì, dunque prima ancora che l’ufficio aprisse i battenti, hanno perso una mattinata invano e sono dovuti andare via tra mille mugugni e tanto scoramento.

A questo punto basta fare due semplici calcoli - e senza volere fare i gufi - ma i tanti altri contribuenti nisseni che hanno l'esigenza di conferire con il personale di tale ufficio si devono rassegnare. Anche se fanno le levatacce e arrivano ancor prima che il portone venga aperto, hanno forse più probabilità di vincere la Lotteria Italia. E' normale questo?

E così, se in tre ore gli impiegati addetti riescono a smaltire in media solo 16 pratiche Ici, nelle nove ore di ricevimento settimanali ne potranno esaminare una cinquantina al massimo o poco più. E se gli avvisi di accertamento inviati soltanto per l'Ici sono parecchie centinaia, di quante settimane dovrà essere... prolungato il nuovo anno?

mercoledì si presenta il libro di francesca amico

Mercoledì alle 17,30, nella Sala conferenze del Museo Diocesano, sarà presentato il libro di Francesca Amico: Il castello delle bambole. L'iniziativa è a cura del Museo Diocesano del Seminario Vescovile «G. Speciale» e dell’Associazione Dante Alighieri di Caltanissetta. Presenteranno il libro Cettina Ginevra e Patrizia Golino. Sarà presente l’autrice. Nel risvolto di copertina che «Francesca Amico nasce, vive e lavora in una piccola città della Sicilia”. E’ la scelta del titolo da dare a questa raccolta di racconti che svela, a chi può intenderlo, che la piccola città è la nostra, al cui toponimo arabo, Castello delle donne, l’autrice vuole fare riferimento.

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