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«No al biometano fra l'uva pregiata» Rivolta nel Nisseno

Impianto privato in zona di prodotti Dop e Igp I produttori alla Regione: «S'interrompa l'iter»

«No al biometano fra l'uva pregiata» Rivolta nel Nisseno

Lo scenario del conflitto è in contrada Grottarossa, un lembo del territorio comunale di Caltanissetta al confine con Canicattì, a monte della strada 640 Agrigento-Caltanissetta. «È tra le porzioni più pregiate di superficie agricola del territorio, se non la più pregiata», dice Francesco Cucurullo, presidente del comitato di produttori “Difendiamo Grottarossa”. La contrada ha una storica vocazione agricola, e negli ultimi decenni, con l’impegno e gli investimenti di molte aziende agricole di varie dimensioni, ha registrato un significativo incremento delle colture intensive di pregio. Oltre metà dei 2.400 ettari della contrada (con circa 500 tra proprietari fondiari e imprenditori agricoli) sono impiantati a frutteti e vigneti, e il resto è suscettibile di analoghe trasformazioni già in parte avviate; numerose aziende hanno ottenuto anche riconoscimenti Dop o Igp per le loro produzioni. «Qui – dice Cucurullo – c’è una produzione lorda vendibile di 36 milioni di euro: una quota significativa del Pil del territorio comunale di Caltanissetta. Insediare qui la centrale per la produzione di biometano è un controsenso. È più logico allocarlo in aree non coltivate (che non mancano nel territorio comunale di Caltanissetta, esteso oltre quarantamila ettari) se non in aree industriali come sarebbe più ragionevole. Così invece, per creare occasioni di produzione innovative di energia si rischia di “uccidere” altre produzioni che significano anni di investimenti, di impegno, di sacrifici, e posti di lavoro. Noi chiediamo di essere ascoltati, e anche di ascoltare, nella sede istituzionale, le ragioni altrui. Non vogliamo che le decisioni vengano prese senza la nostra partecipazione».

L’impianto a Grottarossa è proposto da una società privata che ha presentato l’istanza alla Regione un anno fa, e lo descrive come una risorsa a servizio e a vantaggio dell’agricoltura, utilizzando anche i suoi scarti e i suoi reflui. Ma i produttori obiettano: qui non ci sono molti scarti da utilizzare, e probabilmente l’impianto di biometano utilizzerà soprattutto la frazione umida dei rifiuti urbani. Ma – scrive alla Regione il legale dei produttori – «l’impianto è suscettibile di arrecare un grave pregiudizio alle aziende agricole limitrofe, potendo produrre la contaminazione del suolo e della catena alimentare, oltre che emissioni maleodoranti e nocive nell’atmosfera, alcune delle quali anche potenzialmente cancerogene». Per questo i produttori chiedono che alla conferenza dei servizi sia fatto intervenire anche l’assessorato alla salute.

I produttori lamentano anche di non essere stati coinvolti dalla Regione o da altre istituzioni come interlocutori nell’istruttoria del progetto. Del quale sono venuti a conoscenza – dicono – per caso, un paio di mesi fa, dopo che già a Palermo s’erano tenute due riunioni della conferenza dei servizi. Si sono allora costituiti in comitato, senza ottenere riconoscimento di interlocuzione, ma soltanto una durissima risposta da parte dell’azienda che ha proposto la centrale e ha definito infondati i timori per inquinamento o altri rischi perché l’impianto è “sicuro”.

«Noi chiediamo soltanto di essere ascoltati per illustrare le nostre ragioni e preoccupazioni e per sentire le risposte», dice Cucurullo. L’avvocato Domenico Cantavenera, in una nota inviata alla Regione, ricorda che è obbligatorio – per legge e per sentenza del Consiglio di Stato – inviare ai controinteressati l’avviso di inizio del procedimento. E aggiunge: «Altra criticità dell’impianto da realizzare consiste nella produzione di percolato durante le fasi di raccolta e di stoccaggio, con il rischio di inquinamento delle falde acquifere. Ci si chiede, inoltre, se sia stata preventivamente effettuata una valutazione di impatto ambientale e un’analisi dei rischi, tenuto conto dell’anomala circostanza che l’impianto è stato localizzato in un’area adibita a coltivazioni agricole e zootecniche di particolare pregio (uva Italia Igp di Canicattì, pesche, albicocche, melograni, uve da mosto) nella quale operano da tempo aziende agricole e cantine con produzione e imbottigliamento di vini pregiati».

Conflitti simili a questo si sono registrati in altre regioni. «Si dice, si ripete e si proclama che l’agricoltura di qualità è caposaldo dell’economia da difendere e da sostenere. Chiediamo di non essere sacrificati, così come non vogliamo sacrificare nessuno. Non è privo di significato – dicono i produttori di Grottarossa – che uno degli impianti più importanti esistenti oggi in Italia sia, in provincia di Bergamo, in un’area dove negli anni scorsi c’era un impianto industriale siderurgico che produceva tondini di ferro».

Che cos’è

Il biometano è un gas che contiene almeno il 95% di metano ed è prodotto da fonti rinnovabili: biomasse, rifiuti urbani, reflui zootecnici (letame e liquami), reflui e fanghi fognari; dal loro trattamento si ricava biogas grezzo, composto da metano al 55-65% e per il resto da biossido di carbonio (CO2) che viene poi eliminato in un gorgogliatore ad acqua. Nel quadro della promozione dell’energia da fonti rinnovabili sono previste, da varie disposizioni di legge, agevolazioni con procedure snellite per la realizzazione degli impianti, nonché incentivi monetari sul metano prodotto liquidati con un complesso meccanismo. Una forte maggiorazione di incentivi è prevista per impianti che trattano fino a 250 tonnellate di rifiuti/ora. I produttori di Grottarossa temono che l’impianto proposto si alimenti soprattutto della FORSU (frazione umida dei rifiuti urbani) dei comuni vicini, e sottolineano che 250 tonnellate di rifiuti/ora significano il passaggio di almeno una trentina di autocompattatori ogni ora.

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