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«Stendeva panni nella sua casa anziché essere in ufficio»

Il processo per assenteismo a carico di 44 dipendenti del Comune di Caltanissetta: in aula parlano gli investigatori

«Stendeva panni nella sua casa anziché essere in ufficio»

Andare a lavoro in ritardo, uscire prima dell’orario consentito o tornare a casa per le faccende domestiche perché comunque la presenza in ufficio era certificata dal fatto che un collega avesse strisciato il badge nella macchinetta attesta-presenze. Sono queste alcune delle condotte che il maresciallo dei carabinieri Giovanni Eramo, nella terza udienza dedicata alla sua deposizione, ha ricostruito per descrivere quelli che, secondo le indagini, sono gli episodi di assenteismo dei 44 dipendenti comunali ora finiti sotto processo, accusati a vario titolo di truffa e falso, davanti al giudice monocratico Claudio Emanuele Bencivinni.

L’investigatore, deponendo nell’aula bunker del carcere “Malaspina” – scelta come sede per la sua capienza – ha passato al setaccio altri episodi.

E non si tratterebbe, stando al racconto dell’investigatore, dell’unico episodio del genere visto che nei giorni successivi – ea anche in altri giorni nei primi mesi del 2013 - la donna, stando sempre alla ricostruzione dei militari dell’Arma, non avrebbe lavorato per tutte le ore in cui effettivamente risultava presente..

Il sottufficiale dell’Arma ha poi analizzato il caso del dirigente Giorgio Salamanca e di altri dipendenti dell’Ufficio tecnico, e cioè Giovanni Reina, Salvatore Longo, Giuseppe Indorato e Michele Gioè, i quali avrebbero utilizzato lo stratagemma di far attestare a uno solo la presenza degli altri. Alcuni episodi sono stati documentati grazie alle telecamere di sorveglianza, ma in alcuni casi gli investigatori non hanno filmato tutti gli ingressi dell’Ufficio tecnico, perché uno dei tre ingressi della sede fu monitorato solo a partire dal 28 gennaio. Quindi, in quei casi, è pure possibile che un dipendente possa essere arrivato regolarmente a lavoro. Discorso simile per i casi in cui Giorgio Salamanca risultava avere timbrato l’ingresso al mercato ortofrutticolo, struttura di cui è responsabile, e dove non vennero piazzate telecamere. Per puntualizzare meglio questi aspetti verrà ascoltato, nelle prossime udienze, anche l’allora dirigente del settore risorse umane del Comune, Ippolito Cucchiara, la cui audizione è stata chiesta dalla pm Claudia Pasciuti.

Tra gennaio e marzo 2013, secondo il racconto di Eramo, anche Giorgio Salamanca era tra coloro che sarebbe arrivato dopo o uscito prima rispetto a quanto certificato dalla strisciata del badge nella macchinetta marcatempo e a timbrare per lui sarebbero stati Longo e Indorato. E altri episodi di reciproci favori ci sarebbero stati pure tra gli stessi Longo, Indorato, Reina e Gioè, con l’investigatore che ha sciorinato al giudice l’elenco di tutte le date con i relativi orari di timbratura e di ingresso effettivo del singolo dipendente, certificate dalle immagini registrate.

Il processo riprenderà il 22 febbraio, quando il maresciallo Eramo dovrà riferire sugli episodi riguardanti Michela Angela Baiomazzola, Francesco Patermo, Patrizia Torrisi, Nunzio Bennati, Salvatore Iorio, Calogero Lupo, Giuseppe Schifano, Giovanni Antonio Marchese, Arcangelo Panzica, Lucio Giannavola e Marco Petrotto.

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