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«Vita impossibile con il mio ex che continua a minacciarmi»

Parla una donna che si è rivolta al Centro Antiviolenza di viale Trieste: «Mi hanno bruciato pure l’auto»

«Vita impossibile con il mio ex che continua a minacciarmi»

Caltanissetta - «La lotta contro la violenza verso le donne non può essere combattuta in solitudine senza l'appoggio dei competenti organi giudiziari, preposti non solo a svolgere le indagini del caso ma anche ad adottare, in tempi ragionevoli, le eventuali misure contro colui che commette violenza, a difesa dell'incolumità fisica e psichica della vittima». La denuncia proviene da una donna, vittima da tre anni di violenza fisica, psicologica, economica e sessuale da parte dell'ex partner.

«Sono disperata – racconta la vittima delle violenze – perché, nonostante le ripetute denunce contro il mio ex, non è stato ancora preso alcun provvedimento, anzi, dopo i primi sei mesi di indagini, mi ha comunicato di recente che ne è stata prevista una proroga per ulteriori accertamenti. Ho chiesto, tramite il mio legale, di essere ascoltata in Procura dopo quanto accadutomi 15 giorni fa, quando ignoti hanno incendiato la mia auto, impedendomi così persino di poter andare a lavorare. A me ormai – spiega la donna - risulta problematico qualunque spostamento, perché so di essere controllata a vista da parte di chi si sente sicuro di poter agire come meglio ritiene per raggiungere lo scopo, dichiarato apertamente più volte, di distruggermi».

«Da quasi sei anni ormai – continua la donna vittima di stalking - la mia vita ha subito una svolta in negativo. All'inizio mi sentivo giudicata ed emarginata, e peraltro trascorrendo la maggior parte del tempo con il mio ex marito, ho cominciato a vedere una persona diversa da quella che avevo conosciuto. Ma è stato a partire dal 2014 che le cose sono precipitate, quando per un fatto del tutto fortuito rimasi nuovamente in gravidanza e fui costretta ad abortire».

«Nel 2015 – continua la donna - ho preso la decisione di chiedere la separazione e da quel momento non ho più avuto pace. Ho cercato un lavoro perché mi era stato sottratto tutto e con grandi difficoltà sono riuscita a trovarlo presso una ditta che fornisce servizi in appalto alle mense scolastiche. Ho cambiato casa, cercando così di ricominciare a vivere una vita tranquilla insieme alla mia prole e ad un nuovo compagno, che però non abita con me. Purtroppo le cose, almeno finora, non sono andate così e vivo in una condizione perenne di tensione e paura».

«Quella di questa donna - dicono al Centro antiviolenza di viale Trieste, inaugurato lo scorso 25 novembre – non è l'unico caso in cui, i partner violenti rimangono a piede libero. Così facendo si corre, però, il rischio di legittimare quelli che, convinti della loro sostanziale impunità, perseverano nel compiere atti di violenza mentre le vittime, sono costrette a vivere in una condizione di paura e angoscia e trovare rifugio nelle case d'accoglienza».

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