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Palazzo di giustizia di Caltanissetta, «la nuova videosorveglianza chiesta lo scorso anno»

Emergenza sicurezza dopo il "raid" nell'ufficio del procuratore aggiunto Sava. Lari: «Bisogna "blindare" anche l'ultimo piano della nuova ala»

Palazzo di giustizia di Caltanissetta, «la nuova videosorveglianza chiesta lo scorso anno»

CALTANISSETTA - Esiste un problema sicurezza al Palagiustizia. Inutile girarci attorno perché – se dovesse essere esclusa la pista della “distrazione” – non è possibile che una persona qualunque possa entrare in un palazzo di giustizia, salire al quarto piano, impadronirsi di una chiave ed entrare nella stanza di un magistrato che coordina delicate indagini e fare il comodo suo. Non è possibile, non può e non deve succedere in un qualsiasi ufficio che rappresenta lo Stato e che deve suscitare la fiducia dei cittadini.

Ed è per questo che della questione – tornata a galla dopo il “raid nell’ufficio del procuratore aggiunto Lia Sava - sarà ora investito il Ministero della Giustizia, sperando che da via Arenula arrivi una risposta rapida. Intanto sulle intimidazioni a Lia Sava, che, stando a quanto riferisce “La Repubblica”, il mese scorso aveva subito anche dell’altro (si parla di un pedinamento e di un tentativo di investirla), sta già lavorando la Procura di Catania, ufficio al quale sono stati inviati gli atti visto che la persona offesa è un magistrato nisseno. E c’è da capire pure se qualcuno si sia introdotto nell’ufficio del pm della Dda Stefano Luciani, visto che anche in quell’ufficio la Scientifica ha eseguito dei controlli.

Sulla questione sicurezza del palagiustizia sta lavorando il procuratore generale Sergio Lari che, vista la sua carica, è il responsabile della sicurezza della struttura. 

E sembra difficile, ormai, per gli investigatori, avere qualche chiarimento dalle immagini degli impianti di videosorveglianza installati al quarto piano. Dato di fatto è che non tutte le telecamere funzionano e se ne funziona qualcuna può solo visualizzare, ma non registrare. E dire che risale a poco tempo fa una prima risistemazione del quarto e del sesto piano, quando vennero installate le porte antifuoco da tenere sempre (o quasi) chiuse con i citofoni attaccati in modo che chi arrivava bussava e doveva identificarsi. C’è pure da dire che a volte capita, quando si bussa a quei citofoni, di non ricevere risposta e magari allora si lasciano le porte aperte. E non è successo solo ai giornalisti, ma a volte pure a dipendenti di altri uffici del “palazzaccio”.

E nemmeno la nuova ala in costruzione, che dovrà ospitare gli uffici di Procura in futuro, sembra esente da “magagne”. Al momento, infatti, i lavori sono fermi perché è stato necessario “ripensare” la logistica dell’ultimo piano, dove inizialmente dovevano essere costruiti un bar e un ristorante. In quell’ultimo piano dovranno invece andare le salette intercettazioni, come previsto dalle norme più recenti. Questo perché le sale dove si procede alle intercettazioni devono essere nella stessa sede degli uffici della Procura e quindi sarà necessario realizzare dei locali appositi, con porte blindate, sistema di condizionamento per garantire anche la tenuta degli impianti oltre che a ridurre al minimo i disagi per gli investigatori impegnati in quel tipo di attività.

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