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Le mani di Cosa Nostra sul Comune di Niscemi

Soldi, posti di lavoro e appalti in cambio di voti nel 2012

Le mani di Cosa Nostra sul Comune di Niscemi

CALTANISSETTA - A Niscemi Cosa nostra è sempre stata interessata a mettere le mani sull'amministrazione comunale. Un dato che emerge dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune, il 18 luglio 1992, dopo la sindacatura di Paolo Rizzo, cognato del boss Giancarlo Giugno. Un nome e uno scenario che ritornano nell’inchiesta della Dda della Procura di Caltanissetta su indagini della squadra mobile e dei commissariati della polizia di Stato di Niscemi e Gela.

Secondo gli inquirenti il boss Giugno, tornato in libertà l’11 marzo 2010, si sarebbe interessato alla campagna elettorale per le amministrative a Niscemi. Dagli accertamenti emerge nel voto per le comunali 6 e 7 maggio del 2012 e del successivo ballottaggio di due settimane dopo, l’interessamento di Cosa nostra per fare eleggere sindaco Francesco La Rosa, già consigliere comunale, consigliere provinciale ed assessore al comune di Niscemi, e anche Calogero Attardi, della lista civica di La Rosa, a consigliere comunale. Alle elezioni, ricostruisce la Dda di Caltanissetta, era interessato anche Alessandro Barberi, all’epoca reggente di Cosa nostra a Gela e rappresentante provinciale, che avrebbe incontrato segretamente Giugno e tenuto i contatti con lui tramite dei suoi cognati, residenti a Niscemi, Salvatore Ficarra e Francesco Spatola.


In cambio dei voti, sostiene la polizia di Stato, ci sarebbe stato il versamento di soldi, la promessa di assunzioni nelle società di Giuseppe Attardi, padre del candidato Calogero, la possibilità della acquisizione di lavori in comune, grazie a turbativa delle relative gare, la acquisizione di commesse e lavori. Le indagini, osservano dalla squadra mobile della Questura, avrebbero evidenziato che la lista 'La Rosa Sindacò non soltanto si sarebbe avvalsa dell’aiuto dei mafiosi per la raccolta del consenso elettorale, ma avrebbe anche «comprato» il voto degli elettori: somme di denaro in contanti per ogni voto (si fa riferimento a 100 euro a voto) e promesse di posti di lavoro.

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