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«Cosa Nostra nissena è in una fase di riorganizzazione»

La relazione della Dia rivela che comandano ancora i fedelissimi di Madonia. A Gela una nuova “pax” tra le famiglie Rinzivillo ed Emmanuello

«Cosa Nostra nissena è in una fase di riorganizzazione»

La mafia in provincia è in un momento di riorganizzazione, anche se continuano a comandare i vecchi capi - alcuni dei quali detenuti al carcere duro, ma con referenti tornati liberi. È quanto emerge dall’ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia, il centro riferisce ai vertici nazionali di «una Cosa Nostra nissena tuttora interessata da una generalizzata ristrutturazione interna, facendo registrare una rimodulazione degli assetti, degli equilibri, delle alleanze e della leadership, specie a seguito di arresti e scarcerazioni. Un processo di ristrutturazione - secondo risultanze investigative - che rappresenta la risultante di vari fattori, tra cui un “indebolimento” dell’organizzazione, determinato sia da una rilevante azione di prevenzione e contrasto da parte delle Istituzioni, sia dalla crisi economica che ha ridotto il volume d’affari delle imprese e il numero ed il valore delle commesse pubbliche potenzialmente aggredibili dai clan».

Importante, per la Dia, la positiva, crescente resistenza all’assoggettamento al pizzo, con l’importante supporto della società civile. «Tale fase di riorganizzazione degli aggregati mafiosi locali è accompagnata da una strategia di sommersione, contraddistinta da un decremento degli episodi di violenta manifestazione criminale nella provincia; da una sistematica infiltrazione nel tessuto socio-economico, con una ricerca di figure di riferimento nella cosiddetta “area grigia” della politica, della pubblica amministrazione e delle attività professionali ed imprenditoriali, particolarmente utili agli affari dell’organizzazione».

Per la Dia anche nel Nisseno «gli appalti pubblici, il traffico degli stupefacenti e le estorsioni si confermano i settori di riferimento per il reperimento delle fonti di finanziamento, necessarie allo svolgimento delle attività illecite nonché al mantenimento degli affiliati in carcere e delle rispettive famiglie. Scendendo nel dettaglio delle estorsioni, il comparto industriale, agricolo ed artigianale risultano sovente oggetto di forme di coartazione, tra cui l’imposizione di forniture, di manodopera e di servizi, come le guardianie».

Per il resto Cosa Nostra, storicamente strutturata nei quattro mandamenti di Vallelunga Pratameno, Mussomeli, Gela e Riesi, ancora sotto il controllo del boss Giuseppe “Piddu” Madonia il quale, benché detenuto, lo eserciterebbe tramite vari reggenti, che si avvicenderebbero qualora arrestati. Poi c’è la Stidda, che «conserva una certa influenza nelle dinamiche criminali delle aree di Gela e di Niscemi, cercando sempre un accordo con le articolazioni di Cosa Nostra - prodromico alla spartizione dei proventi delle attività illecite - in modo da evitare sovrapposizioni e prevenire possibili situazioni di conflitto».

Infine, per la Dia un «focus particolare merita lo scenario della criminalità associata a Gela, ove è confermata la supremazia della famiglia mafiosa dei Rinzivillo, rispetto al tradizionale schieramento antagonista degli Emmanuello (decimato dalla carcerazione dei capi e dei numerosi affiliati nonché dalle collaborazioni con la giustizia intraprese da vari adepti). In proposito si colgono segnali di una possibile unificazione dei due clan e appare ridimensionata l’incidenza del “gruppo Alferi”, il quale – mal sopportato sia da Cosa Nostra che dalla Stidda – si era evidenziato negli anni scorsi per aver conquistato un proprio spazio e per la dimostrata disponibilità a compiere delitti per conto terzi».

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