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Lutto a Valverde, l'ultimo arancino di Enzo Patanè

Era considerato il numero uno di quella specialità gastronomica siciliana. La sua morte improvvisa e prematura ha lasciato tutti sgomenti

Lutto a Valverde, l'ultimo arancino di Enzo Patanè

Valverde (Catania) – Era considerato il numero uno. Il “re” degli arancini di tutta la provincia etnea. La sua morte improvvisa, prematura e… in punta di piedi (d’altronde è stata sempre una persona schiva e di poche parole), ha lasciato tutti sgomenti.

Enzo Patanè, titolare di un laboratorio di arancini da diversi decenni nel centro storico di Valverde, lascia un vuoto incolmabile, non solo dal punto di vista… gastronomico, ma soprattutto umano. Persona amata e stimata. Gentiluomo lavoratore d’altri tempi. Insomma, si è spento un pezzo di storia valverdese. Tante le attestazioni di stima e di dolore sui social verso il “re indiscusso da generazioni degli arancini tra i più buoni dell'isola”. 

“Lo ringraziamo per le sue bontà – scrivono i commerciali del luogo - e gli auguriamo di friggere anche lassù così da rendere più gustosa la permanenza a tutti”. “Con suo padre – scrive un amico - e adesso con lui si è spenta un pezzo della storia gastronomica valverdese... Diremo ad Andrea Camilleri di celebrare i tuoi arancini in qualche suo romanzo”. Il suo laboratorio era considerato il “santuario” dell’arancino al ragù. Per i visitatori del santuario mariano di Valverde era diventato ormai una tappa obbligatoria. Faceva parte degli itinerari consigliati: l’arancino di Patanè garantiva “l’indulgenza plenaria” agli amanti del gusto, assolvendoli dai “peccati di gola”.

Non tutti i passanti notano la bottega situata in corso Vittorio Emanuele, dove da mezzo secolo si friggono i migliori arancini della zona. Il Laboratorio pasticceria “Fratelli Patanè” è segnalato solo da una piccola insegna posta a terra, sul marciapiede, di quelle in stile gelati Algida negli anni Ottanta. La porta apre su una larga vetrina che non espone nulla. E’ un laboratorio pasticceria ma non ci sono pasticcini. Una tavola calda ma non si vedono impasti cotti e conditi che fumano. Una gelateria ma senza i pozzetti dei gelati. Eppure, dall’imbrunire si notavano lunghe file di clienti provenienti da ogni parte della provincia ad aspettare pazientemente il loro turno.

Così come faceva il padre Enzo – per tradizione o per carattere -, senza scomporsi a causa delle persone impazienti, chiedeva con calma e gesti calcolati quanti arancini desiderava il prossimo della fila. Poi scompariva così com’era apparso per andare a friggerli. Avanti il prossimo, e poi di nuovo. Uno ad uno. Un viaggio e tante fritture per quanti sono i clienti.

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