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Sporchissima Catania: città sommersa dai rifiuti e nessuno vuole raccoglierli

L'appalto settennale per la raccolta è andato deserto per la seconda volta e restano tante incognite sul futuro tra il porta a porta già avviato nei quartieri del centro, i cassonetti ancora presenti nella cintura esterna e le strade invase da sporcizia

Sporchissima Catania: città sommersa dai rifiuti e  nessuno vuole raccoglierli

CATANIA - E’ una fase delicatissima, come è facile intuire, per un servizio basilare e indispensabile non solo per la pulizia, ma anche per la vivibilità di un territorio e di una città, quale quello della raccolta dei rifiuti. Il secondo bando di gara è andato deserto, tra le polemiche che si sono immediatamente scatenate, e bisogna di conseguenza ulteriormente rimandare l’aggiudicazione dell’appalto settennale per la raccolta dei rifiuti, che avrebbe dovuto introdurre la raccolta porta a porta nell’intera area urbana, aspetto su cui l’Amministrazione puntava per unificare, esternalizzare del tutto e rilanciare un servizio che invece resta appeso a diverse incognite e resterà non si sa ancora per quanto suddiviso per sistemi di raccolta, aree urbane e competenze, cosa che negli ultimi mesi ha pesato sempre di più, mentre la percentuale di differenziata è scesa in modo preoccupante.

Il Comune dovrà preparare un terzo bando, con gli eventuali ritocchi necessari, perché una città come Catania può richiamare nonostante tutto le migliori imprese e perché la stagione delle proroghe non può essere infinita, mentre l’assessore D’Agata ha anticipato che in merito alla gara deserta l’Amministrazione si rivolgerà a Procura e Anac.

La città resta intanto divisa tra un’area centrale che si è gradatamente estesa, dove lo stesso Comune tra non poche difficoltà si occupa del porta a porta, e i quartieri perlopiù esterni dove la raccolta viene effettuata ancora con i cassonetti dalle imprese che si sono aggiudicate, e a cui è stato rinnovata per poco meno di quattro mesi, la “gara ponte” affidata dal Comune proprio nelle more di aggiudicare l’appalto settennale da circa 320 milioni. I problemi sono evidenti e penalizzano entrambi i sistemi di raccolta.

Per quanto riguarda il porta a porta, se è vero che troppi utenti restano ancora refrattari alle regole, in molti casi e per diverse ragioni, dai problemi di mezzi a quelli di personale, il servizio ha evidenziato delle carenze, e fino a ieri mattina la plastica correttamente deposta venerdì sera fuori dai portoni era ancora lì, nella zona del viale Africa, mentre una vera e propria microdiscarica, stavolta del tutto irregolare, si è formata in piazza Bovio.

L’area esterna in cui restano i cassonetti, da parte sua, si è progressivamente ristretta, proporzionalmente all’estensione avvenuta con graduali step della raccolta domiciliare, mentre i contenitori rimasti sulle strade sono stati utilizzati non solo dai residenti aventi diritto, ma anche da cittadini di aree vicine che preferiscono non avere a che fare con orari e regole del porta a porta, e soprattutto, anche fuori orario ovvero di mattina, dagli ormai famosi “pendolari dei rifiuti” che provenendo dai centri dell’hinterland viaggiano col loro sacchetto dei rifiuti in macchina, pronti a “regalarlo” al primo cassonetto utile del capoluogo.

Gli effetti sono molteplici e e si aggiungono alle altre carenze: i cassonetti sono spesso pieni e maleodoranti fin dal mattino, la percentuale di differenziata scende ulteriormente con l’aumentare dell’indifferenziata “esportata” dai pendolari, i costi della discarica crescono e prima o dopo ricadranno pure sulla già salata bolletta della Tari, che proprio in questi giorni chiama i catanesi al versamento del saldo 2017. A questo si aggiunga che l'intera città è disseminata di rifiuti abbandonati: dalla scogliera ai quartieri più periferici, ma anche le strade del centro storico non brillano certo per pulizia, anzi. Cartacce, plastica, vetro se non intere buste di immondizia sono sempre sotto gli occhi di tutti e non c'è bisogno di sforzarsi più di tanto per vedere lo stato di abbandono in cui versano le strade cittadine. Insomma tutte cose di cui la città - che oggi più di ieri s’interroga sul futuro della raccolta rifiuti - non ha per nulla bisogno.

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